Ansia: Cos’è, Sintomi, Ansia Generalizzata e da Prestazione, Come Combatterla

Ansia, ne sentiamo parlare sempre più spesso perché lo stile di vita della maggior parte di noi ci porta a provare ansia verso tante cose diverse. Ansia di non fare in tempo, ansia di non riuscire a raggiungere un obiettivo, ansia di fare una brutta figura o una cattiva impressione. Partiamo dal presupposto che l’ansia è una reazione fisiologica del nostro corpo e della nostra mente può aiutarci a gestirla al meglio. In questo articolo analizzeremo il significato del termine, i suoi sintomi e come combattere l’ansia al meglio delle nostre capacità.

Ansia, Cos’è

L’ansia è, prima di tutto, uno stato psichico caratterizzato da intensa preoccupazione e profonda tensione verso una situazione, un luogo o un’esperienza. Abbiamo tendenzialmente timore che il danno derivato dalla situazione che stiamo vivendo sia eccessivo, prevediamo in modo catastrofico il futuro. Perderemo il lavoro perché non abbiamo raggiunto l’obiettivo, faticheremo a respirare perché quel luogo è troppo affollato piuttosto che succederà qualcosa che non saremo capaci di gestire.

L’ansia non è sempre e comunque un disturbo psicologico. Un senso leggero di irrequietezza e di apprensione, oltre al voler raggiungere un obiettivo, serve come incentivo per spingerci a migliorare le proprie prestazioni. L’ansia prima di un esame in università o di un colloquio di lavoro mantiene alta la nostra performance. L’ansia ci permette anche di reagire allo stress e ci spinge a trovare la giusta soluzione, avendo però un retro della medaglia. Capita spesso, infatti, che ci impedisca di adattarci. Iniziamo a sudare, ad agitarci e finiamo per fare scena muta.

Anxiety

A quel punto diventa un circolo vizioso dal quale è difficile uscire: continuiamo a ragionare in modo sempre più catastrofico. Chi soffre di ansia inizia ad interpretare in modo negativo anche delle situazioni che, agli occhi di tutti, sembrerebbero neutre. Il timore di subire un danno ci impedisce di vivere serenamente ogni giorno, diventa il nostro unico pensiero. Questo è il primo campanello di allarme per capire che, probabilmente, siamo davanti a un disturbo: l’ansia inizia a condizionare tutta la nostra giornata. L’ansia “cattiva” è sempre molto intensa e dura a lungo, portandoci a pensare a conseguenze che si allontanano dalla realtà. La catastrofe che prevediamo è sempre troppo grande rispetto alla situazione, diventa incontrollabile. Questo ci provoca una forte sofferenza, per questo è importante agire e trovare una soluzione. Come cambiare vita?

Ansia, Sintomi

L’ansia porta con sé sintomi di diverso tipo. È molto importante riconoscerli per valutare e risolvere il problema al meglio. Ricordiamo che l’ansia è, prima di tutto, uno stato fisiologico di cui tutti facciamo esperienza quindi valutiamo sempre quanto i sintomi sono intensi e costanti nel tempo. Non a caso, il primo criterio per la diagnosi del DSM-5 (Il Manuale diagnostico statistico dei Disturbi Mentali) dice che l’ansia deve manifestarsi per almeno 6 mesi in diverse occasioni. Le reazioni che andremo a vedere tra poco sono sia di tipo fisico che cognitivo, la sfera dell’ansia però coinvolge anche la sfera comportamentale. I primi che percepiamo sono sintomi di tipo fisico come aumento della sudorazione e tachicardia, per poi modificare i nostri pensieri e i nostri comportamenti. Qui parliamo di un Disturbo d’Ansia Generalizzato, con un disagio in diverse circostanze.

Curiosità

L’ansia compromette il nostro funzionamento cognitivo: può portarci ad errori nella memoria del lavoro, come anche a dei “vuoti di memoria”. Ciò accade perché il nostro cervello è troppo affaticato dal costante stato di vigilanza, che fa consumare molte delle noestre risorse.

Sintomi cognitivi

Partiamo dalla sfera cognitiva: in che modo l’ansia ci porta a distorcere i nostri pensieri? Parlavamo prima di come soggetti ansiosi tendono più spesso a interpretare eventi e comportamenti in modo catastrofico. Approfondiamo ora l’argomento, vediamone alcuni.

  • Un forte stato di preoccupazione ed irrequietezza. A seconda della situazione che più ci fa provare ansia, tendiamo ad essere in un continuo stato di tensione. Cosa potrebbe accadere? Quali saranno le conseguenze? Questo tuttavia ci porta a non focalizzarci sulla situazione di fronte a noi e aumenta le probabilità di fallimento, rinforzando le nostre paure.
  • Pian piano che la situazione fonte di ansia si avvicina proviamo un senso di allarme sempre più forte, agli occhi degli altri sproporzionato rispetto alla realtà. Lo stato di felicità viene meno.
  • La conseguenza di tutta questa tensione è il vuoto mentale, come quando ad un esame dimentichiamo improvvisamente tutto ciò che abbiamo studiato con diligenza (vedi anche: metodo di studio). Questo è il primo meccanismo dell’ansia, danneggiare la nostra performance facendoci sentire sempre più indifesi.
  • Soprattutto parlando di ansia sociale, provata in situazioni in cui siamo al centro dell’attenzione, abbiamo paura di essere osservati. Il giudizio altrui spaventa, in questi casi più del solito.
  • Difficoltà di concentrazione, come dicevamo prima. Siamo talmente tanto preoccupati di pensare alle conseguenze catastrofiche, che perdiamo l’attimo.

ansia e mal di testa

  • Tendenza a comportamenti aggressivi, non per tutti almeno. Spesso però la tendenza è quella di allontanare chi ci sta accanto, per proteggerci dalla conseguenza catastrofica che già immaginiamo.
  • Proviamo anche disorientamento, sia in termini di tempo che di spazio. Facciamo sempre più fatica ad analizzare la realtà, ci sentiamo dentro una bolla dalla quale uscire è molto difficile. Come se tra noi e il mondo ci fosse una pellicola trasparente, la sensazione è di smarrimento.

Sintomi fisici

Andiamo ora a vedere quali sono i sintomi fisici dell’ansia, tutte quelle sensazioni che iniziamo a percepire quando la “situazione pericolosa” si avvicina. In un Disturbo d’Ansia Generalizzato, i luoghi e i contesti che ci spaventano sono tanti.

  • Irrequietezza, l’abbiamo inserita nei sintomi cognitivi ma la ritroviamo anche qui. La sensazione è quella di essere costantemente in tensione, viviamo con la paura che qualcosa di brutto stia per succedere.
  • Tensione muscolare, spesso conseguenza di contratture e dolori muscolari. La tensione non è solo uno stato mentale, il nostro corpo si attiva come pronto a scappare in caso di pericolo.
  • Alterazione del sonno, non dormiamo più serenamente e questo peggiore sempre di più la nostra capacità di concentrazione. Il nervosismo e i cattivi pensieri ci portano a perdere fiducia in noi stessi.
  • Sudorazione, soprattutto alle estremità del nostro corpo come le mani. Comunemente ci capita di dire “sudare freddo”, perché accade? Il nostro corpo pensa di trovarsi davvero in una situazione di pericolo, dunque preferisce dirottare la circolazione di sangue verso gli organi più importanti come cuore e cervello. Di conseguenza, le estremità impallidiscono e inizia a sudare per mantenersi al caldo.
  • Vertigini e nausea, come fossimo sul punto di svenire. Questo peggiora la sensazione di disagio ancora di più.
  • Palpitazioni, il cuore inizia a battere sempre più velocemente. Sentiamo spesso parlare anche tachicardia, in questo caso definita sinusale perché è causata da stress e ansia.

Disturbo d’Ansia Generalizzato (DAG)

Come ci siamo già detti, l’ansia di per sé è uno stato psichico fisiologico che ci permette di rimanere molto concentrati su ciò che stiamo facendo e raggiungere il nostro obiettivo. Non vale più questa definizione quando provoca disagio, quando rimane costante e intensa verso tanti tipi di situazioni diverse. A questo punto si inizia a parlare di Disturbo d’Ansia Generalizzato (DAG), presente nel DSM-5. Bisogna fare una premessa importante, non è possibile fare una diagnosi partendo da un articolo. Se vi ritrovate nella descrizione che faremo di qui a poco, è importante rivolgersi a uno psicologo o a uno psichiatra!

Il paziente con DAG prova apprensione e preoccupazione rispetto a performance lavorative o scolastiche, situazione finanziaria, quotidianità e stato di salute, proprio e altrui. In poche parole, l’ansia diventa una migliore amica con cui condividere gran parte della propria giornata. Lo stato di allarme è costante nel tempo, davvero sfiancante. La resilienza azzerata, naturalmente. In periodi di pericolo, come il coronavirus, è normale vivere sintomi di ansia.

Curiosità

L’ansia accompagna diverse condizioni di disagio psichico, come depressione, disturbo bipolare, DOC, disturbi di personalità, problematiche alimentari e demenza.

Vedi anche: Disturbo Borderline di personalità

Criteri Diagnostici del DAG

Vediamo ora alcuni dei criteri del DSM-5 alla base della diagnosi.

  • Ansia e preoccupazione eccessive, che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno 6 mesi, a riguardo di una quantità di eventi o di attività (come prestazioni lavorative o scolastiche).
  • La persona ha difficoltà nel controllare la preoccupazione.
  • L’ansia e la preoccupazione sono associate con tre (o più) dei sei sintomi seguenti (con almeno alcuni sintomi presenti per la maggior parte dei giorni negli ultimi 6 mesi:
    • Irrequietezza, o sentirsi tesi o con i nervi a fior di pelle
    • Facile affaticabilità
    • Difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria
    • Irritabilità
    • Tensione muscolare
    • Alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o sonno inquieto e insoddisfacente).
  • L’ansia, la preoccupazione, o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
  • L’alterazione non è dovuta agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale (per es., ipertiroidismo).

ansia e disturbo d'ansia

Una diagnosi senza conoscere il soggetto e la sua storia non è degna di essere chiamata tale, ricordate questa frase. Questi sono solo alcuni stralci dei criteri contenuti nel DSM-5, chiedete sempre aiuto ad un esperto se sentite che c’è un problema.

Ansia da prestazione

Ecco un esempio di forma d’ansia che non costituisce un disturbo a tutti gli effetti. L’ansia da prestazione è una forma di attivazione, cognitiva e fisica, in risposta a situazioni che richiedono molto impegno e concentrazione. Stiamo parlando di esami scolastici, di obiettivi lavorativi da raggiungere, di sfide da affrontare. Un moderato livello di ansia da prestazione ci permette di raggiungere il nostro scopo al meglio, quando però diventa eccessivo provoca un “effetto kamikaze”. Ci auto sabotiamo, sommersi dalle preoccupazioni, dalle previsioni catastrofiche e dalla paura di non essere all’altezza.

Nulla a che vedere con una problematica di tipo maschile però, intesa come ansia da prestazione maschile. Anche in questo caso, la sensazione di disagio è intensa perché provoca una disfunzione erettile. Insicurezza, ansia e preoccupazione provocano una eccessiva tensione che impedisce di portare al termine l’atto sessuale. Teniamo a mente che le cause possono essere molto diverse, dall’insicurezza nei confronti del/della partner a convinzioni che stanno al di sotto del livello di coscienza. Parlarne con un esperto può aiutarci a risolvere il problema in profondità.

Curiosità

La disfunzione erettile può compromettere il raggiungimento dell’orgasmo. Altre volte si associa all’eiaculazione precoce. Tutte le problematiche della sessualità incidono non solo sull’intimità del singolo, ma anche della coppia.

Vedi anche: Comunicazione

Ansia, Come combatterla?

Il disturbo d’ansia, non solo è uno dei più frequenti e coinvolge una grossa fetta della popolazione, ma spesso non risponde bene ai trattamenti farmacologici. Dunque, è assolutamente necessario intervenire in modo mirato ed efficace.

Combattere l’ansia può diventare più difficile del previsto, soprattutto se parliamo di un disturbo d’ansia a tutti gli effetti. Nel caso di un semplice disagio possiamo sfruttare meccanismi di coping e simili, nel caso di una diagnosi dobbiamo rivolgerci a mani più esperte. Ora vediamo insieme alcuni consigli da seguire, ricordate di non interpretarli come fossero una terapia. Si adattano però solo a sintomi poco intensi.

  • Pianificazione, una strategia utile nella vita di tutti i giorni. Proviamo a creare un piano di azione, come se dovessimo far fronte a una missione. Come agire, a chi chiedere aiuto, come organizzarsi al meglio.
  • Ricerca di supporto sociale, chi ci sta intorno piuttosto che un professionista, come nel caso dello psicologo, può darci una mano. Contare sulle proprie risorse è molto importante ma può non essere abbastanza.
  • Autocontrollo, le nostre emozioni non sono un fiume in piena. Fermiamo la corrente e cerchiamo di controllarle.

Psicoterapia nel trattamento dei Disturbi d’Ansia

Nel caso di un disturbo d’ansia invece, gli approcci terapeutici più utili quando ci rivolgiamo ad un esperto posso principalmente essere di tre tipologie.

  • Approccio psicodinamico, di rimando alla psicoanalisi. Parliamo di una terapia di stampo freudiano, secondo cui l’ansia deriva da un conflitto interiore. Diventa così necessario andare ad indagare la storia dell’individuo in profondità, per imparare a comprendere l’origine dell’ansia.
  • Approccio cognitivo (CBT), qui si agisce direttamente sui comportamenti e sui pensieri. L’obiettivo, tramite esercizi di problem solving e di ristrutturazione del pensiero distorto, si agisce in vivo sul problema. Si utilizzano, ad esempio, esercizi di desensibilizzazione sistematica che permettono alla persona di aumentare la fiducia nelle proprie capacità.
  • Approccio metacognitivo (MCT), in cui il focus è sull’origine del disturbo d’ansia. Le eccessive preoccupazioni, il rimuginio e la catastrofizzazione portano al disturbo. L’obiettivo è migliorare abilità e capacità che permettano di gestire la situazione.
Curiosità

Affinché l’approccio psicoterapeutico risulti efficace, la persona deve impegnarsi nella terapia come parte attiva nel suo processo di guarigione. La motivazione al trattamento è fondamentale e si ottiene attraverso la sperimentazione del proprio senso di autoefficacia.

Vedi anche: Autismo

Ormone CRH, Cos’è

Ansia? Tutto dipende da un ormone presente nell’ipotalamo, l’ormone CRH, che produce una particolare sostanza, la corticotropina, essenziale per coordinare le risposte del nostro organismo a specifici stati di stress. E’ nell’ipotalamo che avviene una particolare reazione che porta a quella tanto odiata sensazione di preoccupazione o paura, la quale si traduce in una condizione di stress per l’individuo.

Un ormone che finora non era stato mai preso in considerazione e che, tranquillamente, svolgeva la sua naturale azione di produzione di corticotropina. Quest’ultima, è il fulcro attorno al quale ruota l’intero meccanismo che porta allo svilupparsi di ansie, dato che è proprio la sostanza che coordina la risposta fisica e comportamentale allo stress. Un’azione di fondamentale importanza per il corretto funzionamento dell’organismo, la quale, però, se portata avanti in momenti sbagliati, può portare a ansia, ovvero alla depressione.

Questo particolare legame tra corticotropina e ansia aveva già portato, in passato, tanti ricercatori a provare delle tecniche di blocco dell’ormone CRH, al fine di mantenere un certo grado di controllo sui livelli di stress. I risultati, al contrario delle aspettative, non sono stati soddisfacenti.

Ora le carte in tavola sono cambiate e un nuovo studio, che è stato condotto proprio a partire dai negativi risultati del passato, ha dimostrato che l’ormone CRH può essere bloccato, ma non in tutto il cervello.

CRH, Come funziona

Il recente studio, condotto da un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School e pubblicato sulla nota rivista scientifica Molecular Psychiatry, ha dimostrato che gli esiti negativi delle sperimentazioni precedenti dipendevano dal fatto che l’ormone CRH veniva bloccato in tutto il cervello. Ora il gruppo di ricercatori guidati da Joseph A. Majzoub, ha dimostrato che gli effetti del CRH possono variare a seconda delle aree cerebrali coinvolte.

I ricercatori, quindi, si sono concentrati su una specifica area del cervello, l’ipotalamo, che controlla il rilascio di ormoni dello stress, come il cortisolo. Risultato? Limitare l’azione dell’ormone CRH ipotalamico ha fatto registrare una notevole diminuzione dei comportamenti da ansia.

Quanto scoperto non eliminerà del tutto il manifestarsi di stress e ansie, dato che bloccare l’ormone CRH in un solo sottoinsieme di neuroni è tecnicamente impossibile nell’essere umano (gli esperimenti, infatti, sono stati condotti su topi), ma rappresenta un solido e ben calibrato trampolino di lancio dal quale effettuare un grande tuffo nelle limpide acque dei nuovi trattamenti per i disturbi d’ansia.

Non una vera e propria soluzione, ma un punto di partenza molto valido, che spalanca le porte per la cura di ansia e del disturbo post-traumatico da stress.