Dissociazione, condizione psicologica la cui natura clinica è inquadrata in termini diagnostici all’interno della categoria dei Disturbi Dissociativi.

Ma in cosa consiste di fatto?

Immaginiamo un sistema di elettricità, ad esempio un piccolo circuito. Questo potrebbe metaforicamente rappresentare la nostra mente. In presenza di Dissociazione è come se si verificasse una perdita di contatto, una disconnessione tra gli estremi del circuito tale da creare un “vuoto”, un’ ”assenza” di corrente elettrica.

Nella nostra mente questo “interruttore” salterebbe a livello di memoria e nel senso di identità, coerente e continuità di una persona.

Durante la nostra esistenza può capitare a chiunque di vivere dei momenti di dissociazione.

Potrebbe capitare di dimenticarsi di essere alla guida, poiché assorti in altri pensieri e decisioni.

esperienza di dissociazione transitoria alla guida

Oppure leggere la pagina di un romanzo, senza però prestare effettivamente attenzione a quanto scritto.

Tutto ciò dimostra la capacità dell’essere umano di farsi avvolgere e trasportare dalla sua elaborazione mentale e fantasia riuscendo tuttavia a recuperare il pieno controllo e autorità sul proprio funzionamento cognitivo. Questo accade quando non siamo di fronte ad una forma di psicopatologia in atto.

Ma quando e perché, al contrario, vivere un’esperienza di dissociazione può cronicizzarsi ed evolversi in un disturbo dissociativo?

Scopriamolo insieme attraverso la lettura di questo articolo, dedicato al tema del fenomeno della dissociazione in Psicologia.

Dissociazione, Cos’è

La dissociazione è una difesa, un modo di organizzare l’esperienza dolorosa e di elaborare le informazioni connesse. Consiste nel “compartimentalizzare” l’esperienza, ovvero nell’immagazzinare alcuni aspetti dell’esperienza di sofferenza ma in maniera separata, appunto dissociata. Come? Rimuovendo il ricordo consapevole o depositandolo in stati della personalità distinti.

dissociazione cos'è

La dissociazione rappresenta una modalità di gestione immediata dell’evento traumatico (come ad esempio in caso di aborto), ma spesso i soggetti che l’hanno utilizzata come risposta acuta allo stress traumatico tendono a ricorrervi anche per rispondere a stress successivi.  In tal caso, la dissociazione reiterata impedisce la sperimentazione di strategie di coping alternative e attive, dunque rischia di rinforzare un comportamento passivo e impotente.

Curiosità

A volte, i soggetti che hanno subito un trauma possono celare i frammenti dissociati di quell’esperienza, senza che questi interferiscano apertamente con il funzionamento sociale. Altre volte, invece, i soggetti strutturano la propria personalità intorno al tentativo di fronteggiare il trauma psicologico, come nel caso del Disturbo Borderline di Personalità.

Secondo Van Der Hart e colleghi (1996; 2000) sono i teorici della dissociazione strutturale. Essi sottolineano che il termine “dissociazione” possa essere impiegato in riferimento alla classificazione di tre fenomeni differenti, seppur tra loro associati. Si marca, quindi, la presenza di differenze qualitative tra i diversi tipi di esperienze dissociative e di caratteristiche tra loro non sovrapponibili.

Nei paragrafi seguenti, approfondiremo la proposta teorica degli autori soffermandoci sui tre tipi di dissociazione: Dissociazione Primaria, Dissociazione Secondaria E Dissociazione Terziaria.

Dissociazione Primaria

La Dissociazione Primaria consiste nella presenza di una personalità che prevale ed è capace di garantire la conduzione della vita quotidiana dell’individuo. Permette di mantenere assemblati i ruoli principali per la persona, come ad esempio quello di madre, moglie, professionista, figlia, amica, ecc…. . Vi è invece una sola componente emotiva che conserva, come in uno scrigno, la potenza emotiva legata al trauma subito.

Si tratta di una modalità di gestione immediata dell’esperienza traumatica, che ne condiziona anche l’archiviazione in memoria. Avviene, infatti, che alcuni aspetti somato-sensoriali dell’esperienza traumatica in corso vengano scissi. In questo caso, il soggetto li esclude automaticamente dalla coscienza di ciò che gli sta accadendo e non li integra in un racconto personale coerente.

I contenuti vengono immagazzinati in una memoria separata, per poi ripresentarsi in seguito come immagini, sensazioni olfattive, uditive o cinestetiche, che solo gradualmente vengono reintegrate formando un ricordo effettivo.

Come si giunge, quindi, ad articolare un racconto coerente? Attraverso un processo di “tessitura” e collegamento tra elementi e frammenti dell’evento target di portata traumatica, che di base risultavano scissi e non integrati.

Dissociazione Secondaria

Nella Dissociazione Secondaria è presente una sola personalità principale, ma diverse parti emotive. Ciascuna di esse conserva una diversa modalità difensiva, per esempio l’evitamento o l’attacco, legata al trauma.  Quali sono le conseguenze sul piano comportamentale? Sicuramente reazioni emotive e comportamentali diverse (anche contrastanti) di fronte ad eventi situazionali similmente percepiti come pericolosi.

Spesso, molti soggetti vittime di abusi nell’infanzia riferiscono di aver “abbandonato” il loro corpo durante le esperienze di abuso e osservato l’aggressione dall’esterno, con senso di distacco e compassione. Quasi come se non stessero subendo quell’esperienza, ma ne fossero spettatori. Molte vittime riportano un senso di confusione, disorientamento, percezione rallentata o accelerata del tempo, del corpo e del dolore. Questi fenomeni furono definiti da Fromm (1965) anche “dissociazione tra l’Io che osserva e l’Io che esperisce”. Più recentemente denominati anche “dissociazione per-traumatica” o appunto Dissociazione Secondaria, poiché costituiscono una maniera di risposta acuta al trauma.

Dissociazione Terziaria

Si parla, infine, di Dissociazione Terziaria se, dopo il trauma, i soggetti ripartiscono i vari aspetti dell’esperienza traumatica in vari stati dell’Io. Ciascuno di questi, caratterizzato da propri schemi cognitivi, affettivi e comportamentali, tanto da costituire vere e proprie identità che risiedono nello stesso Sé e che sono spesso inconsapevoli l’una dell’esistenza dell’altra. Il soggetto, infatti, si ritrova “suddiviso” in vari alter, alcuni dei quali sono sede di emozioni come rabbia, dolore, paura legate all’evento traumatico. Altri, diversamente, sono deputati a svolgere le funzioni ordinarie della vita quotidiana. Un esempio di questa particolare condizione, come vedremo a breve, è il Disturbo Dissociativo dell’identità.

Curiosità

Il disturbo dissociativo dell’identità è stato chiamato per molto tempo di “personalità multiple“, proprio a causa delle differenti identità che guidano il funzionamento del soggetto. Il nome è stato poi cambiato perchè traeva in inganno: questa problematica, infatti, non rientra nei disturbi di personalità.

Disturbi Dissociativi

I Disturbi Dissociativi rappresentano una categoria diagnostica, secondo i criteri di classificazione presenti nell’ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (sigla americana DSM-5).

Si tratta di disturbi che coinvolgono il processo di dissociazione mentale di un individuo. Ad ampio raggio, essi  sono caratterizzati dalla sconnessione o dalla discontinuità della normale integrazione di coscienza, memoria, identità, emotività, percezione, rappresentazione corporea, controllo motorio e comportamento.

Vedi anche: Memoria di Lavoro

disturbi dissociativi

 

Nel presente articolo ci focalizzeremo sui principali disturbi dissociativi, quelli che godono di maggiore notorietà e suscitano l’interesse di una grande fetta di lettori non esperti di Psicologia Clinica, differenti dal PTSD o Disturbo Post Traumatico da Stress.

Tra questi approfondiremo: disturbo dissociativo dell’identità , amnesia dissociativa, disturbo di depersonalizzazione e derealizzazione

Ma prima di addentrarci nel cuore della clinica, quali sono i sintomi generali?

Dissociazione, Sintomi

I sintomi possono potenzialmente colpire qualsiasi area del funzionamento psicologico. Dalla difficoltà nelle relazioni interpersonali, alla deficitaria capacità di regolare l’emozione, lo sviluppo problematico e la scarsa capacità di mentalizzazione.

Curiosità

Tra i sintomi più comuni, vi sono principalmente quelli di da distacco (es. alterazioni di coscienza fenomenica, sindrome di alienazione)e da compartimentazione (es. coscienza in terza persona, segregazioni di funzioni superiori, amnesie dissociative, flashback, personalità multiple).

I sintomi della dissociazione sono vissuti come:

a) Intrusioni non volute nella coscienza e nel comportamento, unite a perdite della continuità dell’esperienza soggettiva (depersonalizzazione, derealizzazione).

b) Incapacità di accedere ad informazioni o controllare funzioni mentali in genere facilmente accessibili e controllabili,  quali ad es. la memoria nel caso dell’amnesia dissociativa.

Disturbo Dissociativo dell’Identità

il Disturbo Dissociativo dell’Identità consiste in una forma di disgregazione dell’identità. Essa risulta caratterizzata da due o più stati di personalità distinti, che in alcune culture può essere descritta come esperienza di possessione.

La disgregazione dell’identità comprende una marcata discontinuità del senso di sé e della consapevolezza delle proprie azioni, accompagnata da alterazioni dell’affettività, del comportamento, della coscienza, della memoria, della percezione, della cognitività e/o del funzionamento sensomotorio.

Curiosità

Periodi prolungati di disgregazione dell’identità possono verificarsi quando le pressioni psicosociali sono gravi o protratte nel tempo.

In molti casi di disturbo dissociativo dell’identità, le manifestazioni di identità alternative sono molto visibili. Tuttavia, la maggior parte degli individui con tale disturbo, nella forma senza esperienza di possessione, non mostra apertamente la discontinuità dell’identità.  Solo una piccola parte si presenta all’osservazione clinica con un’alternanza di identità osservabili.

Altri Sintomi

Nel Disturbo Dissociativo dell’Identità vi possono essere anche ricorrenti vuoti nella rievocazione di eventi quotidiani, di importanti informazioni personali o di eventi traumatici, non riconducibili a normale dimenticanza (amnesia dissociativa).

Chiaramente il quadro generale di sintomi causa un disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti. Tali sintomi non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o di un’altra condizione medica.

Individui con questo disturbo posso riferire la sensazione di essere diventati improvvisamente osservatori dei propri discorsi e azioni, che possono sentirsi incapaci di interrompere (senso di sé). Possono anche riferire la percezione di voci, siano esse molteplici e indipendenti, sulle quali non hanno controllo (vedi anche: schizofrenia). Il tutto si accompagna ad emozioni forti, impulsi o altre azioni che possono manifestarsi repentinamente, senza un senso di appartenenza personale o di controllo (consapevolezza delle proprie azioni). Queste emozioni e impulsi sono frequentemente definiti come egodistonici e sconcertanti. Atteggiamenti e preferenze personali possono cambiare repentinamente e tornare poi nuovamente quelli di prima. Gli individui possono percepire il proprio corpo come diverso (es. come quello di un bambino, o di una persona di sesso opposto). Individui con disturbo legato alla dissociazione dell’identità possono presentarsi con importanti sintomi neurologici inspiegabili come convulsioni non epilettiche, paralisi o deficit sensoriali.

Curiosità

Sono comuni le fughe dissociative in cui si verificano spostamenti che non sono sotto il controllo del soggetto. Immaginiamo la situazione di ritrovarsi in spiaggia, senza sapere come ci si è arrivati.

Esordio

Il disturbo può manifestarsi per la prima volta ad ogni età.

Nei bambini può generare problemi con la memoria, la concentrazione, l’attaccamento e il gioco. Tuttavia, solitamente non manifestano cambiamenti di identità, ma principalmente sovrapposizione ed interferenza tra stati mentali con sintomi correlati.

In adolescenza insorgono cambiamenti improvvisi nell’identità possono sembrare semplici alterazioni dovute alla fase di sviluppo.

Gli individui più anziani possono richiedere un trattamento per condizioni che somigliano all’esordio tardivo di disturbi dell’umore (es. disturbo bipolare),  disturbo ossessivo-compulsivo, paranoia, disturbi psicotici dell’umore o disturbi cognitivi dovuti ad amnesia dissociativa. Scompenso psicologico ed evidenti cambiamenti di identità possono essere scatenati anche da:

1. Allontanamento dalla situazione traumatica.

2. I figli dell’individuo raggiungono la stessa età in cui l’individuo aveva vissuto l’abuso o il trauma.

3. Esperienze traumatiche successive.

4. La morte o l’esordio di una malattia fatale in coloro che hanno abusato dell’individuo.

Curiosità

L’abuso fisico e sessuale è associato ad un maggior tasso di rischio per il disturbo dissociativo dell’identità (vedi anche: Sex Offender). Sono state riportate inoltre altre forme di esperienze traumatizzanti, tra cui procedure mediche e chirurgiche nell’infanzia, guerra, prostituzione minorile e terrorismo. Abusi continuativi, nuovi traumi nel corso della vita, presenza di disturbi mentali, malattie mediche gravi e ritardo nel trattamento sono fattori associati a prognosi peggiore.

Amnesia Dissociativa

L’Amnesia Dissociativa consiste in un’incapacità di ricordare importanti informazioni autobiografiche, di solito di natura traumatica o connotata da forte stress, non riconducibile a normale dimenticanza.

amnesia dissociativa

Questo tipo di amnesia differisce dalle amnesie permanenti, che impediscono la conservazione o il richiamo delle informazioni in memoria. Perché? L’Amnesia Dissociativa è sempre potenzialmente reversibile!

Tipi di Amnesia Dissociativa

Curiosità

Individui con amnesia dissociativa sono spesso inconsapevoli dei loro problemi di memoria. Molti di essi minimizzano l’importanza della perdita di memoria e possono sentirsi a disagio quando vengono stimolati ad affrontare il problema.

Esordio

L’amnesia dissociativa è stata osservata in bambini piccoli, adolescenti e adulti. Per diagnosticarla nei bambini, possono essere necessari resoconti clinici ottenuti da molteplici fonti. Esperienze traumatiche singole o ripetute sono precedenti comuni.

È più probabile che l’amnesia si verifichi in presenza di una delle tre situazioni evento-scatenante:

1. Un più alto numero di esperienze avverse nell’infanzia, in particolare abuso fisico e/o sessuale. (vedi anche: Amore, Sesso e Relazioni).

2. Violenza interpersonale.

3. Aumentata gravità, frequenza e violenza del trauma.

Disturbo di Depersonalizzazione e Derealizzazione

La Depersonalizzazione consiste in esperienze di irrealtà, distacco, di essere un osservatore esterno rispetto ai propri pensieri, sentimenti, sensazioni, corpo o azioni. Per esempio, alterazioni percettive, distorto senso del tempo, senso di sé irreale o assente, ottundimento emotivo e/o fisico. L’individuo può sentirsi distaccato dal suo intero essere o da aspetti del proprio sé, tra cui sentimenti, pensieri, corpo o parti di esso, sensazioni. Può presentarsi un diminuito senso di consapevolezza delle proprie azioni.

La Depersonalizzazione rientra, inoltre, tra il quadro di sintomi emotivi caratteristico del BurnOut.

depersonalizzazione e derealizzazione

Curiosità

L’esperienza di depersonalizzazione può talvolta essere quella di un sé diviso, con una parte che osserva e una che partecipa, nota come esperienza extracorporea.

La Derealizzazione, invece, comporta esperienze di irrealtà o distacco rispetto all’ambiente circostante. Immaginiamo il caso in cui persone o oggetti vengono percepiti come irreali, onirici, nebbiosi, inanimati o deformati visivamente. L’individuo può sentirsi come se si trovasse nella nebbia, in un sogno o in una bolla, o come se ci fosse un velo o una parete di vetro tra sé e il mondo. L’ambiente può essere percepito come artificiale, senza colori o vita.

Curiosità

La Derealizzazione è comunemente accompagnata da distorsioni visive come offuscamento, acuità visiva amplificata, restringimento o ampliamento del campo visivo, appiattimento del campo dimensionale, tridimensionalità esagerata, distanza o dimensione degli oggetti alterata. Possono verificarsi anche distorsioni uditive.

Sintomi

I sintomi del Disturbo di Depersonalizzazione e/o Derealizzazione sono molto angoscianti. Il modo di comportarsi di questi individui, appiattito e robotico, può sembrare incoerente con la profonda sofferenza emotiva da essi riferita. La compromissione viene vissuta sia nella sfera interpersonale che in quella lavorativa, ed è largamente dovuta alla ridotta emotività verso gli altri, alla difficoltà nel mettere a fuoco e trattenere informazioni e a un generale senso di disconnessione dalla vita.

Dunque, i sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, professionale o in altre aree importanti per la vita della persona.

Gli individui con questo disturbo possono avere difficoltà a descrivere i loro sintomi e possono pensare di stare “impazzendo”.

Curiosità

Sintomi di Depersonalizzazione e/o Derealizzazione transitori, che durano ore o giorni, sono comuni nella popolazione generale. Tuttavia, una sintomatologia che abbraccia e soddisfa tutti i criteri è meno comune e potrebbe far scattare il primo campanello d’allarme.

Un’altra esperienza comune di questa categoria di disturbo legato alla dissociazione è la paura di un danno cerebrale irreversibile. Un sintomo comunemente associato è un senso del tempo soggettivamente alterato, come pure una difficoltà soggettiva nel rievocare vividamente ricordi passati e sentirli propri sul piano personale ed emotivo.

Si verificano a volte sintomi somatici, quali sensazione di pienezza nella testa, formicolio o sensazione di stordimento. Gli individui possono ruminare eccessivamente o avere preoccupazioni ossessive. Ad esempio controllano le proprie percezioni continuamente per determinare se sono reali.

Curiosità

Caratteristiche comuni sono anche livelli variabili di ansia e depressione. Vedi anche:

Dissociazione e Conclusioni

Negli ultimi anni si è a lungo discusso sul ruolo adattivo della dissociazione nel trauma. Alcuni autori clinici ritengono che i sintomi dissociativi abbiano una funzione protettiva rispetto all’esperienza traumatica.

Al contrario, altri teorici e ricercatori sostengono che la dissociazione sia una forma di disgregazione della coscienza e dell’intersoggettività. Dunque, in questa prospettiva la funzione di protezione rispetto al dolore del vissuto traumatico sarebbe poco funzionale per l’individuo. Un’esperienza quasi di “annientamento” per il soggetto, dalla quale la propria mente deve ben guardarsi e non imbattersi.

La Dissociazione, quindi, gode di una doppia e controversa considerazione in campo psicologico.

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