Depressione, un termine che sentiamo pronunciare con una certa frequenza, spesso senza la consapevolezza di ciò che questa problematica indica realmente. E’ un etichetta diagnostica, infatti, che fa riferimento ad un quadro clinico importante. Non è semplicemente una “grande tristezza”, come la intende il senso comune.

Oltre alla sintomatologia, complessa e pervasiva, la depressione è spesso accompagnata da pregiudizi discriminanti. Nella nostra società, infatti, è insita l’idea che non ci sia spazio per la sofferenza, che sia necessario affrontare sempre di petto tutte le avversità della vita. Questa rappresentazione sociale non lascia dunque spazio alla sofferenza e sminuisce, minimizzando, ciò che i sintomi depressivi comportano.

Vediamo in questo articolo cosa vuol dire davvero essere depressi e quali sintomi caratterizzano il quadro clinico, nonché le possibili cause e le tecniche utili nel trattamento della depressione. Chiuderemo, infine, con un approfondimento sulla depressione post-partum, argomento di grande interesse che merita di essere conosciuto.

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Disturbi dell’Umore

Fino a qualche anno fa la depressione rientrava nei cosiddetti “Disturbi dell’Umore“, patologie accumunate da un’alterazione patologica del tono d’umore. Rientravano in questa categoria diagnostica sia i disturbi depressivi che quelli bipolari. I primi sono caratterizzati da un abbassamento del tono d’umore che, in gergo, si dice essere “deflesso”; nei secondi, invece, il tono d’umore varia ciclicamente alternando momenti di up e down.

Attualmente la più recente versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il DSM 5, ha diviso queste due classi dedicando a ciascuna un diverso gruppo. In questa sede parleremo della depressione e dei disturbi depressivi, ma se vuoi approfondire il bipolarismo e i disturbi correlati può consultare l’articolo dedicato: Disturbo Bipolare: Significato, Sintomi, Tipologie, Cause e Cura

Un cambiamento interessante che contraddistingue quest’ultima versione del DSM 5 è, inoltre, la suddivisione tra differenti stati depressivi che non sono tutti considerabili patologici. Entriamo più nello specifico e vediamo di cosa si tratta.

Disturbi Depressivi

I Disturbi Depressivi includono:

Sono tutte problematiche accumunate da umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da sintomi somatici (fisiologici) e cognitivi (alterazione dei pensieri) che incidono negativamente sulla qualità di vita della persona.

Entriamo ora nel merito del nostro argomento: la depressione, condizione caratterizzata da da tristezza, calo della spinta vitale e ideazioni negative. A volte può essere associata anche a disturbi di personalità, come il Disturbo Antisociale di Personalità.

In ambito clinico, livelli variabili di depressione sono caratteristici dei Disturbi Dissociativi.

Depressione, Cos’è?

Il termine depressione può fare riferimento sia al disturbo vero e proprio che ad un semplice episodio, transitorio e sicuramente meno invalidante della patologia conclamata. Per capirci, è la stessa differenza che intercorre tra un singolo attacco di panico e il disturbo da attacchi di panico.

La condizione necessaria per poter parlare di disturbo depressivo è, difatti, la durata: lo svolgimento delle normali attività sociali e lavorative della persona deve essere compromesso per un certo lasso di tempo per essere considerata la presenza di una psicopatologia.

Gli episodi depressivi hanno durata massima di 2 settimane, mentre i quadri di depressione patologica devono perdurare per almeno 6 mesi.

Inoltre, negli episodi depressivi non vengono colpite proprio tutte le aree di funzionamento della persona. L’autostima, ad esempio, viene preservata.

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Caratteristiche della Depressione

Quali sono le caratteristiche principali dell’umore deflesso?

La persona depressa fatica ad interagire con il mondo esterno perché si sente come “bloccata”. Sia le strategie di coping che le capacità di resilienza vengono meno: ne deriva un peggiore adattamento all’ambiente, che a sua volta rinforza la sintomatologia tipica della depressione.

Disturbo Depressivo Maggiore

Il quadro depressivo principale è il Disturbo Depressivo Maggiore, o più semplicemente depressione maggiore. Questa problematica può assumere due forme:

  1. Endogena, quando non è non direttamente connessa a particolari eventi negativi.
  2. Reattiva, se è scatenata da situazioni esterne particolarmente avverse come quella attuale di emergenza sanitaria per il Coronavirus.

La depressione maggiore può essere caratterizzata dal puro abbassamento del tono d’umore (sottotipo melanconico), oppure presentarsi una forma mista ansiosa.

La depressione maggiore è un disturbo pervasivo perché intacca un po’ tutte le aree di funzionamento della persona, da quella sociale, a quella lavorativa e familiare: l tono d’umore deflesso condiziona la persona nella percezione di tutti gli eventi quotidiani.

La sua durata va da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno.

Le cause, come vedremo nei prossimi paragrafi, possono essere differenti. Tuttavia è importante sottolineare che non necessariamente è depressione l’abbassamento del tono d’umore che si verifica in seguito ad un lutto.

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Depressione: Sintomi

Riconoscere con chiarezza i sintomi della depressione è essenziale per comprendere al meglio questa condizione. Si rivela fondamenta, soprattutto, individuare precocemente questa problematica: ciò migliora la prognosi. Ecco quali sono, secondo il DSM 5, i sintomi della depressione maggiore:

Nelle situazioni più gravi, la depressione può configurarsi come uno pseudo-ritardo mentale a causa dell’importante inibizione del funzionamento cognitivo.

Curiosità

La depressione accompagna numerose altre patologie. Ad esempio, persone con un inizio di parkinson o demenza, tra cui l’ Alzheimer, o con neglect possono sviluppare sintomi depressivi perché si accorgono del declino cognitivo. Un capitolo a parte è rappresentato da patologie croniche, come la Sindrome di Tourette, o indotte da eventi di vita traumatici, come il PTSD.

Per approfondire il discorso sulla terza età, vedi anche: Terza età: Definizione, Invecchiamento Positivo, Anziani Oggi.

Distimia (Disturbo Depressivo Persistente)

Per poter parlare di distimia è importante fare una precisazione: il disordine distimico è stato sostituito nell’ultima versione del DSM dalla dicitura “Disturbo Depressivo Persistente“. In ogni caso, ci si ferisce ad una problematica afferente al disturbo depressivo maggiore, ma con la peculiarità di una sintomatologia di minore intensità.

Ne deriva che la distimia sia una forma di depressione cronica che persiste per almeno due anni (1 anno nel caso di bambini e adolescenti). Con il trascorrere del tempo, lo stato depressivo può mantenersi in livelli di deflessione costante, senza per forza sfociare in una depressione maggiore. Dunque, la sintomatologia rimane meno accentuata così come il grado di disagio avvertito dall’individuo.

Individuare una condizione di distimia non è così facile: i sintomi possono, infatti, non essere sempre facilmente riconoscibili. La persona può, inoltre, ritornare per qualche tempo ad un livello normale di attivazione. Questo fenomeno prende il nome di “fluttuazione” del tono d’umore. Criterio fondamentale per la diagnosi di disturbo depressivo persistente è dunque la tendenza ad avere un tono d’umore deflesso, che non necessariamente deve mantenersi costante per tutta la durata del disturbo.

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In comune con la depressione maggiore, nel quadro della distimia ritroviamo questi sintomi:

Depressione: Cause

Le cause della depressione possono essere differenti perché molto dipende anche dalla nostra predisposizione a sviluppare un disturbo dell’umore. Come avviene per la maggior parte dei disturbi mentali, il modello che va considerato è “gene-ambiente” in quanto le esperienze di vita interagiscono sempre con le caratteristiche individuali. Identificare un’unica causa è impossibile per la maggior parte dei disturbi mentali e questo vale anche per la depressione.

Una buona stabilità familiare e lavorativa, eventi di vita frequenti ma poco stressanti agiscono, invece, da agenti protettivi.

Possiamo dire che le cause della depressione si raggruppano in 3 categorie principali:

disturbo depressivo

Depressione: Conseguenze

Le conseguenze di un disturbo depressivo influiscono negativamente sulla qualità di vita della persona. Da un punto di vista neurobiologico, nei soggetti con disturbo depressivo maggiore si registra un’ipoattivazione dell’ippocampo, un peggiore controllo dell’attività dell’amigdala e un’ipercortisolemia, un ormone prodotto soprattutto in risposta allo stress. Questo significa che la persona ha una perdita nella capacità di gestire le proprie emozioni: ciò la porta ad elaborare ogni avvenimento della sua vita in chiave negativa.

Il malfunzionamento neurovegetativo cambia i ritmi circadiano, portando l’individuo a dormire troppo o troppo poco, oltre ad alterarene l’appetito e, di conseguenza, il peso. Ciò può comportare anche reazioni di maggiore aggressività.

Inoltre, il soggetto può sentirsi maggiormente affaticato nello svolgimento delle sue routine quotidiane. Essere sempre stanco intacca anche la capacità di attenzione e di prendere delle decisioni.

Anche la sessualità può subire una battuta d’arresto, con problemi relativi alle fasi di desiderio e orgasmo, oppure essere usata come una strategia di coping per aumentare il proprio benessere. Vedi anche: Ipersessualità: Criteri Diagnostici, Modelli Teorici, Cause e Terapia

A livello cognitivo, generalmente è presente una ricorrente ruminazione e/o rimuginio che impedisce al soggetto di raggiungere un equilibrio. Un’altra conseguenza legata alla depressione è il rischio suicidario, che sottolinea l’importanza di un trattamento. Le stime più recenti sostengono che il 15% dei pazienti depressi ricorre al suicidio.

Depressione: Cura e trattamento

Per ciò che, invece, concerne il trattamento delle depressione, i disturbi depressivi possono essere efficacemente trattati attraverso un approccio psicoterapico e/o farmacologico. Secondo le ultime ricerche, dagli studi scientifici emerge che attualmente le cure per la depressione più efficaci sono il trattamento farmacologico abbinato alla psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Curiosità

La terapia metacognitiva (MCT) è sostenuta da numerosi studi che dimostrano l’efficacia in una varietà di disturbi clinici ed in particolare il Disturbo Depressivo Maggiore (DDM).

Partendo dalla teoria della depressione secondo Beck, l’obiettivo del trattamento è quello di lavorare sugli schemi cognitivi che portano il paziente ad avere una visione negativa di sé, del mondo e del futuro. Un trigger (evento spiacevole) riattiva schemi cognitivi distorti creati, generalmente, durante l’infanzia, portando la persona a vivere in un loop in cui ogni cosa viene elaborata a seconda dell’umore.

L’obiettivo è identificare questi schemi cognitivi, oltre ai pensieri stereotipati, che impediscono al paziente di processare in modo differenti gli eventi intorno a lui.

disturbo depressivo

Oltre a ciò, la terapia cognitivo-comportamentale, permette anche di lavorare sul processo di ruminazione che caratterizza questi pazienti e che li spinge a sviluppare una serie di convinzioni di colpevolezza che influiscono negativamente sul loro umore. Così facendo si riporta la persona ad una visione più critica della realtà.

Il trattamento farmacologico della depressione si rivela essenziale soprattutto quando il disturbo si presenta in forma medio-grave. I farmaci antidepressivi di ultima generazione agiscono sull’umore inibendo la serotonina, un neurotrasmettitore che si occupa, tra le varie cose, di regolare il tono d’umore. Il contro è che il loro effetto comincia in genere 2-3 settimane dopo l’inizio della cura. Non immediato, insomma.

Interrompere la spirale della depressione

Per uscire dalla depressione non basta semplicemente sforzarsi di essere felici. La depressione, come abbiamo appena visto, è un vero e proprio disturbo. Oltre al trattamento combinato di psicoterapia e farmaci, è possibile migliorare la propria condizione svolgendo anche alcune attività che stimolano aree del cervello in grado di produrre sostanze che contrastano la patologia.

Secondo il neuroscienziato americano Alex Kolb, è possibile invertire la spirale della depressione svolgendo degli esercizi mentali che permettono di rilasciare a livello cerebrale delle sostanze simili a quelle degli antidepressivi. Alex Kolb è un giovane ricercatore post-dottorale in neuroscienze della UCLA. Si è laureato in neuroscienze nel 2002 e ha conseguito l’equivalente americano del dottorato nel 2010. Conduce le sue ricerche in due direzioni: tratta i disturbi mentali e indaga l’attività del cervello in pazienti depressi, per prevederne la reazione ai medicinali e migliorare le cure.

uscire dalla depressione

Tiene anche un blog, intitolato “Pre Frontal Nudity – The Brain Exposed”, in cui dispensa riflessioni e consigli per avere un atteggiamento più incline alla felicità con una terminologia semplice alla portata di tutti.

Trucchi per essere più felici

Nel suo blog, Alex Kolb ha condiviso cinque piccoli trucchi per sentirsi un po’ più felici. Vediamo insieme.

  1. Stare un po’ al sole. Il cervello umano ha bisogno di luce per funzionare ed esporsi un po’ al sole aumenta il rilascio di melatonina, che favorisce un buon sonno, con tutte le sue positive conseguenze.
  2. Muoversi. Al cervello è sufficiente poco movimento per attivare i neuroni della serotonina: una rampa di scale o un giretto sotto casa. Più attività fisica, però, come gli sportivi sanno, stimola i circuiti di dopamina e norepinefrina. Tradotto: più buon umore.
  3. Fare stretching. Il cervello interpreta la sensazione di muscoli irrigiditi come la conseguenza dello stress. In pratica: si stressa perché si crede stressato. Allungare e rilassare i muscoli con un po’ di stretching diminuisce, di conseguenza, il livello di stress.
  4. Farsi fare un massaggio. Il massaggio favorisce la produzione di ossitocina, che contrasta l’ansia, e aumenta i livelli di serotonina. Korb raccomanda di non rinunciare ai benefici del contatto fisico e, in mancanza della possibilità di sottoporsi a un massaggio, farsi almeno abbracciare da un amico.
  5. Fare un bel respiro. Il consiglio più comune e inflazionato ha un fondamento scientifico. Analogamente al caso dello stretching, il respiro rilassa il corpo e invia al cervello un messaggio di quiete, calmandolo di fatto. Se si abbina una seduta di meditazione, ancora meglio!

Vedi anche: Mindfulness ed esercizi di meditazione

Lettura consigliata

Se ti sono piaciuti i suggerimenti di Kolb, potrebbe interessarti il suo libro: The Upward Spiral: Using Neuroscience to Reverse the Course of Depression, One Small Change at a Time

Depressione post partum

Infine, approfondiamo un argomento particolarmente delicato. Una forma specifica di depressione è quella che la donna può sperimentare poco prima o subito dopo il parto. E’ la depressione post-partum, meglio definibile come problematica del “peripartum” proprio perché abbraccia un periodo più ampio di quello che comunemente si pensa.

E’ una problematica tanto spiacevole quando stigmatizzata. Nel pensiero comune, infatti, l’arrivo di un bambino è sempre associato a gioia e felicità. Che madre è una che non vuol stare con suo figlio e che non vuole occuparsi di lui? Beh, una tendenzialmente madre normale. La donna in questo periodo affronta un cambiamento di vita non indifferente, oltre che essere in pieno scompenso ormonale.

I maternity blues sono semplici oscillazioni dell’umore, tipiche per una donna che ha partorito da poco. La differenza rispetto alla depressione post-partum è che sono fenomeni transitori senza particolari conseguenze negative. Tenete conto del fatto che il 10-20% delle donne soffre di depressione post-partum, dunque di tratta di un fenomeno più frequente del solito. Le donne, in questo momento della loro vita, vivono un periodo di grande fragilità dunque hanno bisogno di supporto.

depressione post partum

Curiosità

Sessualità nel post-partum. Per saperne di più: Sesso in Gravidanza, si può fare? Sintomi, Posizioni e Controindicazioni

Conoscere per prevenire

Di solito si sviluppa nelle prime settimane dopo il parto, ma non è sempre così. Alcuni dei sintomi più tipici sono crisi di pianto, repentini cambi di umore, irritabilità generale, perdita dell’appetito, insonnia o, all’opposto, difficoltà a rimanere svegli. Non solo, tipica è anche l’assenza di interesse nelle attività quotidiane e/o verso il neonato, che caratterizza questa patologia specifica. I tabù relativi a questo disturbo devono essere eliminati per poter fornire il giusto supporto di comprendere la condizione di queste donne.

Questo è fondamentale anche per evitare tristi episodi di cronaca, dovuti proprio a una patologia di questo tipo. Una donna con depressione post-partum non riesce a prendersi cura del suo bambino, non perché non lo ama ma perché non sta bene. L’assenza di un giusto sostegno può spingere queste donne, lasciate sole, a gesti estremi verso di loro e i loro bambini.

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