Mutismo Selettivo in Bambini e Adulti: si Guarisce?

Mutismo Selettivo, un fenomeno che colpisce soprattutto i più piccoli ma può essere presente anche in età adulta. Il bambino o l’adulto affetto da mutismo selettivo risulta incapace nel parlare e nel comunicare in modo efficace in contesti sociali da lui selettivamente percepiti come minacciosi, come la scuola o il contesto lavorativo. La frustrazione principale legata a chi vive, direttamente o meno, il mutismo selettivo deriva dalla difficoltà nel trovare una causa. Non si tratta infatti di una disfunzione organica piuttosto che di un disturbo correlato al neurosviluppo o ad un ritardo mentale, quando più a una risposta comportamentale a un forte stato emotivo. L’ansia o lo stress sono le principali cause del mutismo, ma non le uniche.

mutismo selettivo

Una informazione importante da tenere a mente è che, sia bambini che adulti muto selettivi, in realtà vorrebbero parlare e comunicare con gli altri. Il problema insorge soprattutto fuori casa, in presenza di estranei o in luoghi poco conosciuti: in situazioni di questo tipo, si bloccano e non c’è modo di farli parlare. I dati più aggiornati che abbiamo a disposizione risalgono al 2018, a partire dai quali possiamo affermare che il mutismo selettivo è un disturbo relativamente raro. Infatti, il tasso di prevalenza nei bambini oscilla tra lo 0,2% e lo 0,8%, anche se negli ultimi anni la tendenza sembra in aumento.

Data la prevalenza nei bambini, l’ultima edizione del 2014 del DSM considera il mutismo selettivo (MS) come un quadro clinico complesso, che rientra nella categoria dei disturbi d’ansia in età evolutiva. Non più compreso fra i disturbi tipici dell’età dello sviluppo, il mutismo può presentarsi soprattutto nel contesto familiare, scolastico ed extra-scolastico. Naturalmente, essendo derivato dal vissuto di ansia, anche la pandemia da coronavirus ha avuto un impatto negativo sui pazienti con MS.

Vediamo il significato del termine, quali sono le possibili cause e quali strategie utilizzare per ridurre il fenomeno.

Curiosità

Spiegare ai più piccoli alcune diversità non è affatto semplice. Siamo speciali è una raccolta di storie per affrontare insieme ai bambini i temi della diversità, della disabilità e anche della malattia. Un insieme di storie che aiutano gli adulti a spiegare ai più piccoli perché il loro fratellino o il loro amico ha un aspetto particolare, si comporta in un modo strano, o a volte si sente male. Di Paola Viezzer, editore Erikson.

Mutismo Selettivo, Significato

Il mutismo selettivo è un quadro clinico in cui si alternano momenti di ansia, con incapacità a parlare con efficacia, e stati di benessere, in cui il bambino risulta perfettamente in grado di comunicare ed esprimersi liberamente. Nulla ha a che vedere con i comportamenti tipici di un disturbo oppositivo provocatorio, il bambino non cerca costantemente di attirare l’attenzione di chi lo circonda ma si sente sopraffatto da uno stato ansioso difficile da gestire. Le parole faticano ad uscire, come spesso raccontano.

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Vediamo più nel dettaglio quali sono i criteri che, secondo il DSM 5, permettono di formulare una diagnosi di Mutismo Selettivo:

  • Costante incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche in cui ci si aspetta che si parli, per esempio a scuola. Questo avviene nonostante si sia in grado di parlare in altre situazioni.
  • La condizione interferisce con i risultati scolastici e con la comunicazione sociale, oltre al funzionamento generale dell’individuo.
  • La durata della condizione è di almeno 1 mese. Il periodo non deve essere limitato al primo mese di scuola, in cui le difficoltà potrebbero essere fisiologiche.
  • La condizione non è meglio spiegata da un disturbo della comunicazione e non si manifesta esclusivamente durante il decorso di disturbi dello spettro dell’autismo, schizofrenia o altri disturbi psicotici
  • L’incapacità di parlare non è dovuta al fatto che non si conosce, o non si è a proprio agio con il tipo di linguaggio richiesto dalla situazione sociale.

Quali sono le Caratteristiche del Paziente Muto Selettivo?

Oltre ai criteri del DSM, proviamo a capire quali sono le caratteristiche principali di bambini e adulti muto selettivi. Naturalmente, ogni soggetto è differente ma è possibile delineare alcune linee comuni.

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  • Ansia sociale, tipicamente associata al MS. Il soggetto prova una forte sensazione di disagio nell’entrare in contatto con persone sconosciute, soprattutto per paura di giudizi negativi o critiche. Più in generale, non ama essere al centro dell’attenzione, soprattutto se deve eseguire una prestazione pubblica. Anche nell’edizione precedente del DSM, era associato alla fobia sociale.
  • Timidezza e inibizione, due aspetti che caratterizzano il paziente muto selettivo, spesso associati all’ansia di separazione dai genitori o dalle figure di attaccamento. Non a caso, i bambini che hanno vissuto esperienze di affido o adozione possono essere più a rischio.
  • Problemi di socializzazione, a seconda del contesto. Importante è tenere presente che la fonte del problema comunicativo è del tutto situazionale. Uno stesso bambino può apparire tanto timido e isolato in situazioni vissute come ansiogene, quanto estroverso e socievole in un ambiente per lui prevedibile, ad esempio in famiglia). Questa instabilità non facilita la creazione di relazioni. Il desiderio di interagire c’è, a differenza dei disturbi dello spettro autistico.
  • Somatizzazione del fenomeno, dovuta alla forte ansia vissuta dal paziente. Aumenta quindi la prevalenza di mal di pancia, mal di testa, nausea, dispnea e affaticamento respiratoria.
  • Per ciò che riguarda le emozioni, il soggetto con mutismo selettivo sperimenta vissuti tipici del quadro d’ansia. Tra questi tristezza, preoccupazione, sfiducia nei confronti di se stesso e bassa autostima.
  • Forte paura del cambiamento, con soggetti che appaiono estremamente volubili. Sono forti gli sbalzi di umore che vanno da un atteggiamento prepotente, aggressivo, con crisi di pianto e di rabbia.

Cause del Mutismo Selettivo

Come per la maggior parte dei disturbi compresi all’interno di DSM e che hanno una base psicologica, non è possibile identificare un unico fattore che possa spiegare il mutismo selettivo dal punto di vista eziologico. Esistono però alcuni fattori di rischio che possono influire sulla possibilità di sviluppare MS. Prima tra tutte, la storia genitoriale. Le ricerche in letteratura sottolineano come la presenza di inibizione comportamentale, affettività negativa, ansia sociale e isolamento in famiglia, possa aumentare il rischio che il bambino possa sviluppare tale disturbo.

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Prospettiva cognitiva dell’eziopatogenesi del mutismo selettivo. 2020, NUMERO 25 – Numero Monografico Età Evolutiva (Laura Bianchi)

Lo stile genitoriale che più rappresenta un fattore di rischio è di tipo iperprotettivo-controllante, non ci sono invece nessi causali tra il trauma psicologico e il mutismo selettivo, come si ipotizzava nel passato.

Tratti temperamentali simili nei genitori di soggetti muto selettivi portano ad ipotizzare un ruolo dei fattori neurobiologici e genetico-familiari nell’origine del disturbo. Il silenzio, in nuclei familiari ansiosi, è utilizzato come strumento per gestire lo stress dunque può essere appreso come tale dal bambino.

Un secondo potenziale fattore di rischio è rappresentato dalla migrazione del nucleo familiare. Tra i criteri del DSM, non a caso, si riportano anche le difficoltà dovute a difficoltà linguistiche. Il rischio di sviluppare la patologia in questi bambini è tre volte superiore rispetto alla popolazione nativa. Detto questo, la diagnosi in situazioni di questo tipo è più complessa perché è fisiologico un periodo caratterizzato dall’assenza di comunicazione verbale.

Componente genetica

La componente genetica del disturbo è confermata dalla presenza familiare di problematiche psicopatologiche afferenti all’area del ritiro sociale. Per esempio, ansia sociale, disturbo evitante di personalità, o tratti comportamentali indicativi di una ridotta socialità. Per ciò che riguarda la vulnerabilità temperamentale, il fattore maggiormente studiato è proprio l’inibizione comportamentale, cioè la tendenza a reagire con eccessiva tensione, emotività e irritabilità a persone, situazioni, oggetti nuovi o non familiari.

Tra i fattori di rischio, esiste anche la comorbilità con altri disturbi del linguaggio verbale e dello sviluppo. Secondo alcune ricerche, possono anche verificarsi difficoltà nella coordinazione motoria generale, nelle funzioni esecutive nonché deficit di processazione uditiva nei soggetti muto selettivi.

La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto.

Peter Drucker

Mutismo Selettivo nei Bambini

Il mutismo selettivo è considerato un disturbo dello sviluppo perchè l’età principale della diagnosi è 6 anni e mezzo. In alcuni studi, si evidenzia un intervallo di tempo di 14 mesi circa dalla comparsa dei sintomi alla diagnosi. Questo perchè il mutismo è spesso osservato solo in contesti specifici, magari giustificato come timidezza e del tutto sottovalutato. Interagire con un bambino muto selettivo non è affatto semplice, proprio perchè i suoi atteggiamenti tendono a compromettere l’impegno sociale e lo conducono a uno stato di isolamento. Il comportamento non verbale risulta molto rigido e impacciato, proprio a causa di una forte preoccupazione derivata dal giudizio altrui.

Valutazione e Interazione

Lo sguardo è assente e il volto inespressivo, soprattutto quando sanno di essere oggetto dell’attenzione altrui. L’impressione è che ignorino l’altro, in realtà temono semplicemente il confronto con l’ambiente che percepiscono poco sicuro per loro. Inoltre, vivono le aspettative nei loro confronti come troppo elevati rispetto alle risorse che pensano di avere, a causa di uno scarso senso di autoefficacia. Uno strumento utile per valutare la capacità di comunicazione del bambino è la Selective Mutism Stages Communication Comfort Scale. La scala si suddivide in 3 livelli le diverse fasi che conducono alla comunicazione verbale. Per poi attuare un intervento e valutarne i progressi, è necessario collocare il bambino all’interno di uno di questi livelli.

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“Parlerà quando si sentirà tranquillo, quando vorrà o si sentirà pronto per farlo!” Questa è una delle migliori frasi da pronunciare in presenza di un bambino muto selettivo. Nella interazione, dobbiamo evitare di porre domande troppo incalzanti, far sentire il bambino al centro della nostra attenzione e forzarlo a rispondere alle domande. Anche se altri bambini dovessero intervenire, l’importante è sottolineare che il bambino non va costretto a parlare.

Adulti e Mutismo

L’evoluzione del disturbo in età adulta cambia rispetto all’infanzia, anche perchè il mutismo selettivo tende a diminuire con il passare del tempo. Le ricerche scientifiche sono pochissime, questo vuoto in letteratura dovrebbe essere colmato con materiale anche su questa fascia d’età. Un adulto muto selettivo convive con questo fenomeno da sempre, ha rinforzato i comportamenti disfunzionali e affronta ogni situazione ansiogena con il silenzio. L’evoluzione del mutismo selettivo, non adeguatamente trattato, si traduce nell’insorgenza di altri tipi di disturbi associati. Tra i più frequenti figurano il disturbo d’ansia sociale o generalizzata, inoltre è importante considerare le ripercussioni sull’autostima e sulla alterazione dell’immagine del Sé.

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Un’altra problematica che si riscontra, soprattutto nelle situazioni più difficili, è quello degli attacchi di panico. Si tratta di momenti di paura estrema, che possono coglierci all’improvviso e del tutto di sorpresa. In questo stato psicologico di allarme, l’eccessiva attivazione psicofisica blocca le nostre capacità di coping, impedendoci di reagire con lucidità e compromettendo la razionalità di pensiero. Il trattamento rimane di centrale importanza anche per l’adulto, nonostante le difficoltà possano essere maggiori rispetto all’infanzia.

Mutismo Selettivo e Terapia, Quali Strategie? 

Parlando di trattamento, la letteratura attuale riporta ancora pochi studi sull’efficacia dei diversi trattamenti dedicati al mutismo selettivo. In ogni caso, le ricerche e i dati clinici suggeriscono l’utilità delle tecniche cognitivo comportamentali, considerate le più efficaci anche nel trattamento dei disturbi d’ansia in età evolutiva. Infatti, il DSM 5 inserisce il mutismo selettivo all’interno dell’ampio spettro dei disturbi d’ansia, mentre il modello di funzionamento che sembra spiegare maggiormente la sintomatologia inibitoria è quello della fobia sociale. La risposta alla domanda iniziale quindi è sì, è possibile migliorare e lavorare sul mutismo.

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Vediamo quali sono gli step principali delle strategie di intervento:

  • Creare una alleanza terapeutica, con il bambino e la sua famiglia. Molto importante è sottolineare la necessità che i genitori siano attivamente coinvolti nella terapia, oltre a condividere con loro gli obiettivi graduali dell’intervento. Gli interventi di parent training sono consigliati nel caso di un lavoro dedicato a stress genitoriale e disabilità, dunque rientra anche nel trattamento di pazienti muto selettivi. Per i più piccoli, la relazione terapeutica si costruisce attraverso il dialogo, la validazione delle emozioni, ma anche la condivisione di interessi e di giochi.
  • Nel secondo step, la terapia cognitivo-comportamentale serve a costruire un modello di funzionamento del disturbo usando strumenti auto osservativi, che aumentano la consapevolezza del paziente sui propri stati mentali. Per esempio, usando ABC descrittivi o termometri delle emozioni.
  • Fondamentale è anche accrescere il senso di autoefficacia, insieme alla consapevolezza corporea e a tutti i fattori di mantenimento.

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