Demenza, insorge durante la terza età e consiste in una sindrome caratterizzata dalla progressiva perdita delle funzioni cognitive. Oltre alla memoria, vengono compromesse tutte quelle abilità essenziali che consentono alle persone di far fronte alle attività quotidiane.

In fin dei conti, tutti noi (giovani e adulti) a volte tendiamo ad essere lievemente “smemorati”. Può capitare anche di “incepparsi” e non funzionare adeguatamente rispetto agli impegni della routine giornaliera. Eppure, quando si parla di demenza, si associa spesso l’aggettivo “senile”. Perché?

Si tratta di una patologia che nella sua forma neurodegenerativa colpisce preferibilmente i soggetti anziani, chi sta invecchiando.

L’invecchiamento, infatti, è un fenomeno complesso e caratterizzato da una serie di cambiamenti bio-psico-sociali. In particolare, è un processo che comporta un graduale declino fisiologico che può accompagnarsi all’insorgenza di patologie che ne complicano il decorso. Con l’espressione “invecchiamento patologico”, in questo caso, possiamo proprio fare riferimento alla demenza senile !

Dimenticare è un evento normale. Quando, invece, rischia di convertirsi in un sintomo di demenza? Quali sono i campanelli d’allarme che ci fanno sospettare l’insorgenza della malattia?

Affrontiamo insieme l’argomento e cerchiamo di fare ordine tra le possibili manifestazioni della demenza.

Curiosità

Il neglect è un disturbo caratterizzato dalla difficoltà ad esplorare, prestare attenzione, avere percezione e agire nello spazio extracorporeo (cioè del mondo esterno) opposto all’emisfero cerebrale leso. Per approfondire l’argomento vedi anche: Neglect: Cos’è, Cause, Aspetti Clinici, Diagnosi e Riabilitazione

Persone anziane affette da demenza

Demenza, Significato

La demenza è definibile come un processo di deterioramento cognitivo, ossia un declino, una perdita, rispetto alle prestazioni cognitive della persona precedenti l’inizio noto o presunto di malattia globale. Si tratta di un fenomeno che coinvolge tutte le funzioni cognitive, ed è cronico, cioè si prolunga ininterrottamente nel tempo.

Curiosità

Alcuni casi di Ritardo Mentale esordiscono dopo un periodo di funzionamento normale e possono autorizzare una diagnosi aggiuntiva di Demenza.

Il termine “demenza” deriva dal latino e in modo letterale indica una persona “privata del proprio intelletto”. Tale definizione ci aiuta a comprendere meglio il quadro clinico di questa sindrome. Le prestazioni cognitive richieste dall’ambiente esterno, normali fino ad un certo punto della vita, iniziano a riportare dei fallimenti. Ma in che cosa? In diverse sfere cognitive, tra cui principalmente la memoria in misura elevata. Ma sono coinvolte anche la capacità di risolvere problemi (problem solving), di fare calcoli, di attuare procedure, di comprendere e produrre messaggi verbali.

Vedi anche: Memoria di Lavoro

Caratteristiche generali della Demenza

I pazienti affetti da demenza senile tendono a dimenticare nomi di oggetti, appuntamenti rilevanti e soprattutto i fatti recenti e salienti della propria vita. Dunque, presentano un quadro di amnesia anterograda.

Nella maggior parte delle persone con demenza, la frequenza dei fallimenti è progressiva: aumenta sempre di più nel tempo. In questi casi, ai disturbi di memoria si aggiungono anche difficoltà a risolvere compiti, a eseguire semplici calcoli e successivamente anche a compiere procedure prima consuete. Ad esempio, i pazienti possono avere difficoltà nell’eseguire le “procedure tecniche” di solito utilizzate nell’ambito del proprio lavoro. Una bravissima signora esperta di uncinetto, potrebbe non riuscire più nella realizzazione dei suoi capolavori.

Curiosità

Anche le persone anziane sane possono iniziare a notare alcuni fallimenti nella vita quotidiana, specialmente a carico della memoria o della capacità di denominare persone e/o oggetti. Tuttavia, queste difficoltà sono estremamente fluttuanti e non mostrano la tendenza ad aumentare in maniera sensibile con il tempo.

Vedi anche: Psicologia e dominio Cognitivo

Demenza, immagine decorativa con pezzi di puzzle

Demenza, Come Comportarsi

Molto spesso, coloro che si prendono cura del paziente (caregivers) possono anche non accorgersi subito della variazioni comportamentali della persona con demenza senile. In alternativa, rischiano di attribuire le difficoltà rilevate ad un generico invecchiamento della persona. Ma attenzione: prima o poi si verificheranno episodi eclatanti che allarmeranno il paziente e le persone che lo circondano!

Al contrario, vi sono situazioni in cui i caregivers si accorgono subito dei fallimenti nei compiti quotidiani della persona di cui si occupano. Anzi, spesso tendono a far notare al diretto interessato le difficoltà che hanno osservato. Questo modo di agire da parte dei caregivers attiva, nella maggior parte dei casi, una conflittualità relazionale difficile da controllare e che non giova alla gestione della malattia. Insomma, occorrerebbe un po’di sana comunicazione assertiva e una buona dose di empatia.

Curiosità

Se vuoi sapere qualcosa in più sul ruolo della comunicazione assertiva in situazioni di degenerazione cognitiva, puoi leggere anche: Aggressività: Definizione, Adulti, Bambini e Anziani, Come Gestirla. Scopri come comunicare in modo più efficace!

Cosa fare, quindi?

Bisogna innanzitutto considerare il complesso carico di disagio e difficoltà che vivono sia i pazienti sia chi si occupa di loro, perché si ritrovano impreparati e in ansia a dover fronteggiare una condizione nuova di malattia. Non sottovalutiamo, inoltre, la percezione di lutto anticipato che si sviluppa quando la sintomatologia si aggrava, trasformando la persona che si conosceva in qualcun altro.

È quindi importante il supporto di figure professionali cui rivolgersi. In particolare, un percorso di sostegno psicologico per il caregiver, così da inquadrare l’atteggiamento che quest’ultimo ha nei confronti del suo congiunto e lavorare per renderlo il più funzionale possibile alla condizione patologica del paziente da assistere.

Curiosità

L’impatto stressante della demenza sul caregiver è stato spesso definito come Caregiver Burden. Questa definizione esprime l’impatto complessivo delle esigenze fisiche, psicologiche e sociali nel fornire assistenza. È essenziale determinare il livello, il tipo e la causa del “burden” (“peso”) per ottimizzare tutti gli interventi (psicologici, sociali e farmacologici) volti a ridurlo.

Una ragazza giovane dona un fiore ad una persona anziana affetta da demenza

Demenza, Tipologie

Nel panorama ampio di questa sindrome, ad oggi possiamo affermare che esistano numerosi tipi di demenza. Nel corso dei paragrafi seguenti, affronteremo insieme le demenze classificate come le più comuni e conosciute. Tra queste vi sono:

È importane sottolineare che in merito alle cause della demenza vi siano ancora in corso numerosi studi scientifici che cercano di approfondirne l’ origine. Al momento, però, qualcosa ci è concesso dire. Senza dubbio l’insorgenza della demenza, come sindrome, è provocata dalla morte delle cellule nervose cerebrali e/o dal loro cattivo funzionamento a livello di comunicazione intercellulare.

Curiosità

Le persone affette da demenza possono manifestare una vasta gamma di sintomi e segni. Il quadro finale può variare in base alla zona del cervello che viene coinvolta.

Immagine decorativa che simboleggia demenza

Demenza Vascolare, Sintomi

La Demenza Vascolare consiste in un deterioramento delle capacità mentali causato da un singolo ictus o da ictus multipli (infarti) al cervello. L’ictus è causato da mancanza di afflusso di sangue in un’area del cervello. Può essere grande o piccolo e ictus multipli possono avere un effetto cumulativo. La sintomatologia dipende dall’area del cervello interessata dalla compromissione vascolare e può includere un quadro di manifestazioni cognitive/comportamentali e disturbi motori di varia natura e gravità. Si possono presentare alterazioni della capacità di movimento, debolezza in un braccio o una gamba, difficoltà di parola o esplosioni emotive.

L’inizio della Demenza Vascolare  può essere improvviso, poiché possono verificarsi molti infarti prima che appaiano dei sintomi. Il decorso può essere discontinuo. Le capacità della persona possono deteriorarsi, poi stabilizzarsi per un certo periodo e deteriorarsi nuovamente. Questi infarti possono danneggiare aree del cervello responsabili di una funzione specifica, ad esempio il linguaggio o la memoria, oppure produrre dei sintomi generalizzati di demenza.

Curiosità

Spesso esiste insieme alla Malattia di Alzheimer e viene chiamata “demenza mista“. Colpisce sia uomini che donne.

Demenza con Corpi di Lewy, Sintomi

La Demenza con Corpi di Lewy è una forma di demenza progressiva caratterizzata dalla presenza di strutture anormali nelle cellule del cervello chiamate “corpi di Lewy”. Queste strutture sono distribuite in varie aree cerebrali e sono costituite in gran parte da una proteina chiamata alfa-sinucleina. Il meccanismo di formazione di questi agglomerati proteici è ancora sconosciuto. Diversamente dalla malattia di Alzheimer in cui i neuroni muoiono, nella Demenza corpi con Corpi Lewy solo il 10-15% dei neuroni scompare e i rimanenti non funzionano.

Il quadro clinico è simile a quello della malattia di Alzheimer: progressiva perdita di memoria, linguaggio, ragionamento e altre funzioni mentali come il calcolo. Il malato può sperimentare difficoltà con la memoria a breve termine, a trovare la parola giusta e a seguire il filo del pensiero. Talvolta può essere depresso e ansioso. Spesso i pazienti sperimentano uno stato di confusione che può variare considerevolmente, persino nel corso della stessa giornata. Inoltre, sono comuni le allucinazioni visive.

Tuttavia, la Demenza con Corpi di Lewy mostra un decorso è solitamente più rapido rispetto all’Alzheimer.

Curiosità

La malattia fu scoperta nel 1912 da F.H.Levi, il cui nome divenne “Lewy” nella traduzione dal tedesco. E’ la seconda più comune causa di demenza negli anziani (15-20% di tutte le demenze). Può svilupparsi sola o insieme alla malattia di Alzheimer o di Parkinson.

Demenza Frontotemporale, Sintomi

La Demenza Frontotemporale è una demenza progressiva che colpisce aree specifiche: i lobi frontali e temporali. In alcuni casi, le cellule del cervello si restringono o muoiono. Al contrario, in altri si ingrossano e contengono i “corpi di Pick“. Per entrambe le situazioni questi cambiamenti influiscono sul funzionamento della persona. Considerato che la lesione avviene a livello delle aree frontali e temporali del cervello, i primi sintomi della malattia coinvolgono sia il comportamento sia il linguaggio.

È importante individuare quindi se siamo di fronte ad una variante comportamentale. In tal caso i sintomi manifestati sarebbero: disinibizione, apatia o inerzia, perdita di simpatia o empatia, comportamento perseverante-stereotipato-compulsivo o ritualistico. L’individuo ad esempio può cambiare credenze politiche o religiose. Cui potrebbero aggiungersi anche  iperoralità e cambiamenti nella dieta (alimentazione eccessiva), declino nella cognitività sociale e nelle abilità esecutive.

Al contrario, se fossimo in presenza della variante relativa al linguaggio, il paziente presenterebbe un declino delle capacità linguistiche di produzione e comprensione (afasia).

Nelle diagnosi, occorre valutare se vengono soddisfatti i criteri per la variante relativa al linguaggio o al comportamento, ma in alcuni individui sono presenti entrambe. La diagnosi si effettua mediamente verso i 60 anni, con una sopravvivenza media dopo la diagnosi di 6-11 anni.

Curiosità

Per la diagnosi differenziale: attenzione a non confondere i sintomi con quelli riconducibili agli effetti fisiologici di sostanze, ad un’altra condizione medica o ad altri disturbi mentali.

Demenza, Diagnosi

Ad oggi non disponiamo di un test costruito in maniera specifica con l’obiettivo di diagnosticare la demenza. Teniamo presente il ventaglio di manifestazioni in parte diversificate e multi-causali che possono contrassegnare ciascuna tipologia di demenza classificata. Dunque, gli specialisti ricorrono ad una serie di esami e valutazioni diagnostiche che possono aiutare nella diagnosi differenziale (escludere l’ipotesi che i sintomi siano dovuti ad altre malattie in corso). Vediamo i passaggi essenziali.

Paziente anziana con medico giovane che si mostra empatico

Anamnesi

Vengono poste domande al paziente e ai familiari, per raccogliere dati relativi alla storia clinica della persona con sospetto di demenza. Ad esempio viene chiesta l’età della persona, si indaga se altri membri della famiglia soffrono o hanno sofferto di demenza o di altri tipi di disturbi mentali (anamnesi familiare). Si procede chiedendo come e quando sono iniziati i sintomi accusati dal paziente, come si sono evoluti nel tempo, se c’è stato un cambiamento nello stile di vita della persona (es. ha abbandonato hobby e attività) e così via.

Esame neurologico

Di competenza settoriale del medico neurologo. Consiste nell’analizzare ad esempio i riflessi, le abilità motorie come il camminare o restare in equilibrio, le funzioni sensoriali ecc… .

È importante per determinare la presenza di altri disturbi. Escludere, quindi, quelle patologie che possono essere interpretate erroneamente  come demenza e quindi una volta individuate trattate di conseguenza.

Esame neuropsicologico

Qui interviene la figura dello psicologo esperto in Neuropsicologia clinica. La valutazione neuropsicologica può essere condotta attraverso due approcci: strumenti orientativi e test per le singole abilità cognitive.

Gli strumenti orientativi aiutano ad investigare in maniera sommaria le funzioni cognitive e forniscono in pochi minuti un’indicazione di massima circa le principali attività cognitive. Il più conosciuto è il Mini-Mental State Examination (MMSE), composto da brevi prove verbali e non verbali e di agile somministrazione (circa 10 minuti).

Questi strumenti sono impiegati per un primo approccio in caso di sospetta demenza, ma non possono sostituire la valutazione sistematica delle abilità cognitive. Per quest’ ultima, si utilizzano test specifici, come quelli contenuti nella batteria di Spinnler e Tognoni (1987) e nella Mental Deterioration Battery (MDB) di Carlesimo e colleghi (1996).

Curiosità

Devono essere utilizzate prove neuropsicologiche per le quali sono disponibili una standardizzazione e una taratura italiane.

Altri esami

Si possono effettuare esami del sangue per misurare i livelli di ormoni tiroidei e di vitamina B12.

Di grande utilità sono anche esami strumentali per identificare anomalie a livello cerebrale. Stiamo parlando di:

Curiosità

È fondamentale indirizzare il paziente con sospetto di demenza presso un servizio specialistico, come il Centro per i Disturbi Cognitivi e Demenze di riferimento sul territorio cittadino.

Demenza e Depressione

Bisogna tener presente che in molti soggetti anziani la demenza può mostrare un quadro in parte confondibile e/o sovrapponibile con la depressione.

I pazienti in età senile affetti da depressione, specialmente se sottoposti ad eventi di intensa carica emotiva, sono vittime di disturbi di memoria eclatanti!

Tali disturbi mnestici riguardano, però, soprattutto la memoria di eventi poco significativi della vita quotidiana. Ad esempio, si dimentica dove si è posto un oggetto, o parcheggiata l’automobile. I pazienti con diagnosi di depressione potrebbero lamentarsi in maniera accentuata della loro perdita di memoria, ma difficilmente dimenticano accadimenti importanti o questioni e fatti personali. Al contrario, chi soffre di demenza non è consapevole delle proprie problematiche cognitive e spesso nega il deficit di memoria.

Diagnosi Differenziale

I soggetti affetti da depressione, dunque, sono in grado di descrivere con molto dettaglio gli episodi relativi alle loro dimenticanze. Questo elemento, aiuta ad escludere che si tratti di un inizio di demenza. Tuttavia, per eliminare definitivamente l’ipotesi diagnostica di demenza, è necessaria un attenta valutazione delle funzioni cognitive. Non devono emergere deficit di natura neuropsicologica!

Inoltre, le persone che soffrono di depressione migliorano le loro abilità di memoria a seguito di trattamenti psicoterapici e farmacologici specifici per la depressione.

Curiosità

Vi sono pazienti affetti da un quadro multiplo che include sia depressione sia demenza. In questo caso, il trattamento della depressione può aiutare ad incrementare, ma non completamente ripristinare, la memoria e le altre funzioni cognitive. Si procede, quindi, attraverso terapie adeguate anche per la demenza.

Demenza, Cura

Al netto di quanto visto fino a questo momento, risulta chiaro come la demenza sia una condizione clinica che non dispone di una cura specifica e risolutiva, capace di frenare il processo neurodegenerativo e la compromissione delle funzioni cognitive.
La gestione dei sintomi della demenza può concretizzarsi attraverso interventi farmacologici e non solo.

Modello di Kitwood

Secondo il modello di assistenza centrato sulla persona di Kitwood (1993, tradotto in italiano nel 2015), è possibile descrivere la demenza sotto forma della seguente equazione.

D = P + B + H + NI + SP

La demenza (D) viene considerata come il risultato di una complessa interazione tra cinque componenti principali: la personalità (P), la biografia (B), la salute fisica (H), il danno neurologico (NI) e la psicologia sociale (SP).

La patologia, dunque, è caratterizzata dalla somma delle caratteristiche della malattia, dal paziente, ma anche dalle azioni di chi assiste, che può ulteriormente peggiorare il quadro con comportamenti definiti “maligni” (es. accusa, imposizione, derisione, stigmatizzazione, oggettivizzazione, negazione…).

Curiosità

Kitwood promuove il benessere e la cura della persona affetta da demenza attraverso il positive person work (o lavoro personale positivo), ossia un’assistenza come interazione, a seconda dei bisogni fisici e psicologici, della personalità e delle capacità presente in ciascun individuo, indipendentemente dalla patologia.

Terapia Farmacologica

La categoria difarmaci da somministrare ai pazienti è chiaramente connessa al tipo di demenza in atto.
Ad esempio, si potrebbe fare ricorso ad antipertensivi e anticoagulanti per le problematiche cerebrovascolari, oppure farmaci antipsicotici per gli aspetti legati ad esempio alle allucinazioni, e le vitamine antiossidanti.

Terapia Non Farmacologica

Nella categoria della Terapia Non Farmacologica rientra l’ insieme di approcci riabilitativi tesi a limitare le conseguenze, rallentare l’evoluzione della malattia e migliorare la qualità di vita del paziente e dell’ intero nucleo familiare.

Questi interventi non sono in contrasto con le terapie farmacologiche, anzi! È possibile ottenere un maggior beneficio proprio dalla loro applicazione combinata, unitamente all’adattamento dell’ambiente di vita.

Potremmo dire che lo scopo generale di questo filone terapeutico è sempre stato quello di soddisfare la necessità di esercitare le abilità cognitive della persona per non perderle con il famoso detto “use it or loseit”. Insomma, si cerca di “stimolare” in maniera opportuna la persona con demenza.

Attività

Le attività da proporre alle persone affetta da demenza devono avere una serie di caratteristiche (Jones, 2005):

L’effetto finale sarà procurare un netto miglioramento rispetto allo stato di benessere generale del paziente e il controllo dei disturbi comportamentali. Inoltre, sarà possibile favorire la comunicazione e la socializzazione.

È fondamentale che le attività siano strutturate in maniera adeguata e da personale socio-sanitario competente.

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