Resilienza: Significato, Fattori di Rischio e Protezione, Come praticarla

Resilienza, un termine che sentiamo pronunciare sempre più spesso in psicologia. Si tratta di un concetto estremamente recente, che ha fatto il suo debutto solo negli anni ’80. Perché tutto questo interesse nei confronti della resilienza? Cosa significa essere resilienti?

Si tratta di una capacità fondamentale che permette il nostro adattamento all’ambiente, un’abilità da cui, più o meno consapevolmente, attingiamo nel momento del bisogno. L’essere resilienti aiuta a superare positivamente le situazioni difficili o che ci procurano sofferenza. E’ la resilienza, infatti, il fattore principale che determina se le conseguenze di un evento saranno positive, o meno, per il singolo individuo.

Recentemente abbiamo tutti vissuto un periodo di forte disagio, quello relativo al coronavirus. Molte persone hanno sviluppato problematiche psicologiche, prime fra tutte depressione e problematiche d’ansia, come fobie, il PTSD o Disturbo Post Traumatico da Stress, attacchi di panico e ipocondria. Altre invece no. Questo è possibile alla luce del fatto che, nelle medesime condizioni ambientali, i fattori individuali di resilienza incidono fortemente sulle conseguenze della situazione stessa.

Si nasce già con una predisposizione innata a tutto ciò, ma non disperate: il lato positivo è che è possibile anche essere educati alla resilienza. Come fare, dunque, per migliorare questa capacità? Di seguito troverete alcuni spunti utili per cambiare, in meglio, la vostra vita.

Vedi anche: Come cambiare vita

Resiliency

Resilienza, Significato in Psicologia

La resilienza, in psicologia, rimanda alle risorse interne di un individuo e alla capacità di attivarle in risposta ad una situazione traumatica o difficile. Più in generale, riguarda la capacità di affrontare efficacemente lo stress, ovvero quella sensazione di essere “schiacciati” da un ambiente eccessivamente richiedente.

Curiosità

In ambito lavorativo lo stress può portare al fenomeno del burnout. Per approfondire l’argomento: Burnout: Significato, Sintomi, Cause, Test e Cura

Essere resilienti significa, dunque, saper reagire positivamente agli eventi difficili e negativi della vita, ripristinando l’equilibrio psico-fisico precedente la situazione di stress. La resilienza si configura, inoltre, come un processo di recupero successivo all’esperienza traumatica. Non sempre, infatti, si esce incolumi dalle situazioni avverse: essere resilienti vuol dire anche riuscire a riprendersi dall’impatto negativo di un evento.

Soprattutto se l’esperienza vissuta è stata particolarmente traumatica, come un lutto o un episodio di violenza, è importante poter contare sulla vicinanza di persone care. Il supporto affettivo e ambientale si somma a caratteristiche individuali, quali risorse interiori e tratti di personalità, per dare vita al concetto di resilienza.

Curiosità

I sex crime possono essere motivati da un’ideologia sessista. Per saperne di più sulle forme di violenza a sfondo sessuale, puoi consultare gli articoli:

Resilienza o Coping?

La resilienza è spesso scambiata ingenuamente come una strategia di coping, ma i due termini non sono interscambiali. Anzi, è un errore confonderli. Entrambi svolgono una funzione di protezione, ma la loro natura è differente.

Il coping è una modalità che si utilizza volontariamente per fronteggiare problemi e circostanze spiacevoli della vita. La resilienza, invece, è messa in atto spesso in modo inconsapevole, cioè senza pensarci. Inoltre, il coping ha valore nel “qui ed ora”, ovvero in una specifica situazione e in un arco di tempo limitato, mentre la resilienza è una competenza trasversale sempre presente nella vita della persona.

Sono, dunque, due fattori distinti ma che vanno di pari passo. E’ importante sia essere resilienti che possedere delle buone abilità di coping per avere maggiori probabilità di preservare la propria integrità, nonché per poter raggiungere i propri obiettivi.

La forza interiore è la protezione più potente che hai. Non aver paura di assumerti la responsabilità della tua felicità.

Dalai Lama

Resilienza, Etimologia

L’etimologia del termine “resilienza” ha origine latina. Secondo alcuni deriva da “resilire”, cioè rimbalzare. Questo concetto richiama la capacità di un corpo di tornare alla sua forma originaria anche dopo un trauma o un forte urto. Altri, invece, si rifanno al termine “resalio”, che significa risalire. Metaforicamente richiama alla mente l’immagine di una barca rovesciata dalle onde del mare, su cui la persona trova la forza per riuscire a risalire.

resalio

A partire dal primo sifìgnificato, il termine “resilienza” è stato inizialmente introdotto nell’ambito dell’ingegneria per indicare la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. Quando un elemento subisce una botta, infatti, non è detto che debba rompersi per forza. Si è poi diffuso anche alla biologia e all’informatica, in riferimento alla capacità del sistema di riorganizzarsi dopo un danno o di affrontare un cambiamento senza alterare il livello della performance.

Seguendo questa logica, si è resilienti quando riorganizziamo la nostra quotidianità dopo un evento di vita spiacevole, imparando a strutturare le opportunità positive che porta con sé. Se impariamo a vedere i momenti di difficoltà come una sfida, e non come un problema, riusciremo a coglierli come occasioni di crescita.

Resilienza in altri settori

Come abbiamo appena visto, il concetto di resilienza non appartiene solo in psicologia, ma anche in altri settori. Eccone qui alcuni tra i più importanti:

  • Finanza. In questo settore si riferisce al portafoglio di investimento, lo strumento con cui un investitore raggiunge i suoi obiettivi finanziari. Il portafoglio viene definito resiliente verso uno shock sui mercati finanziari se perde meno del mercato, quando avviene il crollo e se riesce a recuperare la perdita velocemente.
  • Ingegneria. Qui si usa per indicare una vera e propria proprietà meccanica, definita come l’energia che un corpo assorbe durante una deformazione elastica. E’ la capacità di un materiale di resistere a un urto.
  • Management. Il concetto di resilienza significa, in questo caso, la capacità di un sistema di modificare il proprio funzionamento prima, durante e dopo una perturbazione.

Caratteristiche del resiliente

Andiamo ora a vedere nel dettaglio quali sono le caratteristiche di un individuo resiliente, ovvero di chi ha già sviluppato una qual certa dose di resilienza. Rispetto ad altri, avrà maggiori capacità di accogliere il momento di crisi, accettando la frustrazione iniziale per poi reagire positivamente all’evento.

resiliente

  • La crisi deve essere interpretata come momento di trasformazione. Dipende dal tipo di difficoltà di fronte alla quale ci troviamo ma rifiutarsi di accettarla e rimanere saldi alla propria ancora, non è mai la risposta più adatta. Ricordiamoci che le cose dure della vita accadono sempre quando meno ce l’aspettiamo. La rassegnazione serve a poco.
  • Impariamo a non rimanere aggrappati a qualcosa che è arrivato il momento di lasciare andare. La trasformazione sta anche in questo, capire che ciò che appartiene al passato non può più essere recuperato.
  • Trovare le giuste figure di sostegno. Nessuno si salva da solo, la resilienza ci insegna anche questo. Non tutti sono pronti a supportarci nei momenti di difficoltà dunque è importante capire su chi possiamo davvero contare. Ricevere empatia ha un ruolo nel cambiamento.
  • Mettersi in gioco, la crisi richiede la capacità di lasciarsi coinvolgere da un punto di vista cognitivo, emotivo e anche fisico nel cambiamento. La crisi costituisce un momento di forte crescita.
  • Dobbiamo acquisire la dote dell’elasticità: le nostre aspettative non possono sempre essere raggiunte e un fallimento può farci rivalutare errori commessi. Impariamo a vivere il momento di difficoltà come trampolino di lancio per migliorarli.
  • Quando parliamo di come affrontare una grossa perdita, è importante anche darci il giusto tempo. Reagire immediatamente non è possibile e non è sano: impariamo che anche il tempo diventa un buon strumento di difesa. Elaborare ciò che è capitato permette di andare avanti con uno spirito differente.
  • Vivere nel presente, un’altra caratteristica dell’individuo resiliente. Qui ci rifacciamo al’approccio della Mindfulness, una tecnica utilizzata a scopo terapeutico che si basa sulla meditazione per il raggiungimento di un profondo senso di consapevolezza. Iniziare a pensare al futuro in modo catastrofico non vi aiuterà a raggiungere un buon livello di resilienza.

Resilienza, Fattori di rischio e di Protezione

La resilienza è una capacità che fa riferimento anche al nostro locus of control, un concetto centrale in psicologia. Cosa significa locus of control? Il “luogo di controllo” in senso letterale, dove collochiamo la causa principale di ciò che ci accade. Una persona con locus of control interno tende ad attribuirsi i risultati positivi delle sue azioni, mentre una con locus of control esterno solitamente ritiene che gli esiti positivi conseguiti siano da attribuire ad altri o a condizione ambientali favorevoli.

Curiosità

L’autostima e il senso di autoefficacia, ovvero di padronanza della situazione, sono fortemente influenzate dal nostro sistema di attribuzione. Percepirsi capaci e competenti, infatti, ci porterà ad attribuire a noi stessi la responsabilità dei nostri successi. Viceversa, ad una scarsa autostima corrisponde la tendenza ad assegnare ad altri il merito per i nostri risultati positivi.

Fattori di Rischio

Esistono alcuni fattori che predispongono al rischio di non sviluppare resilienza, dunque a non reagire in modo costruttivo a traumi e momenti di crisi. Vediamo insieme quali potrebbero essere questi fattori di rischio.

  • Abuso, un’esperienza che crea un forte trauma e che non predispone a sviluppare una buona competenza di resilienza.
  • Scarso controllo emotivo, imparare a conoscersi e controllare le proprie emozioni aiuta a trovare un giusto equilibrio.
  • Bassa autostima, credere nelle proprie potenzialità di ricollega anche al concetto di locus of control.
  • Fattori di sviluppo, disabilità e deficit non permettono di sviluppare resilienza tanto facilmente. Vedi anche: Autismo
  • Isolamento, come già dicevamo il supporto dei familiari è fondamentale.
  • Chiusura, aprire il proprio dolore a chi può darci una mano a superarlo è la chiave per sviluppare la resilienza.
  • Rifiuto dei pari, che fa percepire di non essere compresi e accettati.
  • Bassa classe sociale, anche la condizione economica influisce sulla modalità che usiamo per affrontare i momenti di crisi. Vivere da sempre con tante difficoltà ci porta a pensare in modo pessimista.
  • Conflitti, una situazione di tensione non predispone alla resilienza.
  • Scarso legame con i genitori, rientra anche questo nella rete dei legami sociali (vedi anche: Attaccamento)
  • Disturbi nella comunicazione.

Resilienza equilibrio tra fattori di rischio e di protezione

Fattori di Protezione

All’interno dei fattori protettivi troviamo invece le caratteristiche che predispongono allo sviluppo della resilienza. Si può imparare a diventare resilienti, come vedremo tra poco, ma anche esserlo da sempre grazie ad alcuni fattori.

  • Autostima, credere nelle proprie capacità è essenziale per pensare di poter cambiare le cose. Ricordiamo che il momento di crisi è un momento di crescita, utile anche a rivalutare e modificare alcuni aspetti della nostra vita.
  • Sensibilità
  • Intelligenza
  • Competenza sociale, creare una rete complessa di legami e relazioni aiuta a superare i momenti di difficoltà. Vedi anche: Comunicazione assertiva
  • Locus of control interno, ne abbiamo già parlato e si riferisce a quanto ci consideriamo fautori del nostro destino.
  • Autocontrollo, la capacità di regolare le nostre emozioni, i nostri pensieri e il nostro comportamento anche in situazioni di difficoltà.
  • Qualità della relazione con i genitori. Gli insegnamenti appresi in infanzia dalle figure di riferimento determinano il nostro modo di reagire di fronte alle difficoltà.
  • Supporto familiare, al di là dei propri genitori è importante ricercare il giusto supporto. Conta la nostra capacità di riorganizzare la propria esistenza ma anche chi abbiamo al nostro fianco.

Teorie sulla Resilienza

I primi studi sulla resilienza furono svolti da Emma Werner negli anni ’50. La ricercatrice osservò lo sviluppo delle abilità di resilienza in 700 bambini di un’isola delle Hawaii. Seguì la loro crescita per 30 anni, indagando l’impatto dei fattori di rischio e di protezione.

Sulla scia di questo imponente studio longitudinale, l’interesse per l’argomento fu sviluppato e approfondito da diversi autori. Ecco alcune tra le teorie sulla resilienza più famose ad oggi.

Richardson e il modello di omeostasi bio-psico-spirituale

Richardson ha affrontato, negli anni ’90, la diatriba tra natura e cultura: la resilienza è una caratteristica innata o può essere acquisita con la pratica? Per l’autore, la resilienza è entrambe le cose: c’è una predisposizione individuale che può essere potenziata grazie alla conoscenza delle proprie emozioni e all’interiorizzazione di legami significativi.

Secondo Richardson, la persona tende a vivere in uno stato di “omeostasi bio-psico-spirituale“. Attinge alle risorse individuali, relazionali e sociali di cui dispone per rimanere in questo equilibrio, da cui si allontana solamente quando si presentano eventi particolarmente significativi. In tali circostanze, la persona prima sperimenta emozioni intense correlate all’evento e successivamente compie un processo introspettivo per riflettere sulle possibili strategie di adattamento.

La prima fase è detta del “povero me” e corrisponde all’iniziale sconforto che tutti possiamo avere di fronte ad un ostacolo. La seconda è la fase della reintegrazione, ovvero il momento “di svolta”. La reintegrazione può avere diversi esiti:

  • Resiliente:la persona riesce ad accedere alle proprie qualità resilienti e ad affrontare positivamente la situazione sviluppando anche strategie di coping.
  • Ritorno all’omeostasi: la situazione viene affrontata senza subire danni, ma anche senza sviluppare strategie di coping.
  • Reintegrazione con perdita: la persona che non ha abbastanza risorse da attivare per superare la situazione ne esce danneggiata.
  • Reintegrazione disfunzionale: la persona sviluppa strategie disadattive per affrontare una situazione.

Cantoni e le 5 componenti della resilienza

Cantoni (2014) ha individuato cinque componenti che contribuiscono a sviluppare la resilienza. Le sue conclusioni sono il risultato di molti studi che hanno approfondito l’argomento.

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  1. L’Ottimismo, cioè la tendenza a cogliere il lato positivo delle cose. L’ottimista sottostima e le difficoltà della vita, affrontandole con maggiore tranquillità e riuscendo a trovare più facilmente delle soluzioni.
  2. L’Autostima. Ad un’alta autostima corrisponde, solitamente, una buona tolleranza alle critiche e una maggiore fiducia nelle proprie capacità.
  3. La Robustezza psicologica, che è a sua volta suddivisa in tre sotto-componenti: il controllo (convinzione di saper controllare l’ambiente circostante, mobilitando le risorse utili per affrontare al meglio le situazioni); l’impegno (chiara definizione di obiettivi significativi che facilita una visione positiva di ciò che si affronta); la sfida (visione dei cambiamenti come opportunità di crescita piuttosto che come minaccia alle proprie sicurezze).
  4. Le emozioni positive, ovvero il focalizzarsi su quello che si ha invece che su quello che vorremmo avere.
  5. Il supporto sociale, sentirsi oggetto di amore e di cure, essere stimati e apprezzati.

Resilienza, Come Praticarla?

Intraprendere un percorso di psicoterapia può aiutarci a mettere in pratica la resilienza. La psicoterapia aumenta, infatti, la conoscenza di noi stessi e ci insegna come sfruttare al meglio le nostre migliori abilità. E’ un processo di crescita individuale.

Il lavoro terapeutico basato sulla resilienza si concentra sulla trasformazione cognitiva di alcune idee e, relativi, comportamenti ed emozioni. L’obiettivo è quello di generare dei turning points, punti di svolta, per imparare a superare eventi di vita stressanti.

Affrontare i momenti di crisi e le difficoltà in maniera costruttiva non è una cosa semplice, ma vale la pena affrontarlo per apprendere come essere resilienti. Vediamo alcuni punti fondamentali del come imparare ad essere resilienti.

  • Cambiare visione del fallimento. La visione del fallimento, nella società in cui viviamo, è soprattutto negativa. Essere resilienti significa anche cambiare prospettiva sulle proprie sconfitte e sulle difficoltà che dobbiamo affrontare. Il fallimento è una occasione di crescita, una occasione per capire che qualcosa non funziona. Così come un evento traumatico di entità differenti, dopo averlo elaborato possiamo riorganizzare la nostra esistenza.
  • Reinventare se stessi. Le nostre aspettative non possono sempre essere soddisfatte, arriva anche il momento di cambiare direzione. I fallimenti e le difficoltà possono diventare bussola per apporre dei cambiamenti alla nostra vita.

resilienza ed equilibrio

  • Abbi cura di te. Prendersi cura della propria mente e del proprio corpo è il punto di partenza per imparare ad essere resilienti. Abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di supporto e di essere ascoltati. La chiusura in noi non permette di superare le difficoltà in modo costruttivo.
  • Ristabilire i propri obiettivi. Questo è importante quando dobbiamo affrontare una sconfitta. La vita è sempre degna di essere vissuta, aver investito su scopi e traguardi troppo grandi implica la necessità di un cambiamento.
  • Imparare dagli errori. Tornando al concetto di locus of control, siamo responsabili delle nostre scelte e anche dei nostri errori. Ricordiamo che il momento di crisi è un momento di crescita e di cambiamento per la nostra esistenza.

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