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Dismorfofobia: Significato, Sintomi, Test, Cause e Cura

La dismorfofobia è una problematica più diffusa di quanto si pensi, ma su cui si conosce poco!
Capita a tutti di essere particolarmente preoccupati per un difetto fisico (presunto o reale). Talvolta, invece, succede di non apprezzare particolarmente una parte del nostro corpo. O ancora può capitare di non essere soddisfatti per la propria forma fisica, in generale. Nella dismorfofobia, però, questa preoccupazione diventa elevata e fonte di forte disagio. Chi ne soffre finisce col modificare nettamente le proprie abitudini di vita.

Dismorfofobia, Significato

Il termine dismorfofobia, con cui è storicamente più conosciuto il Disturbo di Dismorfismo Corporeo, deriva dal greco “dýsmorphos“, ossia “deforme” e  fobia, ossia “paura”. La parola utilizzata indica appunto il timore ossessivo che una parte del corpo sia deforme o che il proprio corpo abbia un difetto. 

Nell’attuale versione del DSM-5, la dismorfofobia è stata inserita all’interno della sezione “Disturbo Ossessivo-Compulsivo e Disturbi correlati”. Nella versione precedente del DSM (IV-TR), invece, si trovava tra i Disturbi Somatoformi. Questo cambiamento è in linea con le osservazioni cliniche secondo le quali nella dismorfofobia è possibile osservare, da un lato, pensieri ossessivi e intrusivi (riguardanti il difetto), dall’altro, comportamenti ripetitivi simili a quelli caratterizzanti i sintomi ossessivi e compulsivi (per gestire l’ansia che ne deriva).

Dismorfofobia e Narcisismo a confronto

Nel mito di Narciso, egli si innamora di sé stesso vedendo il suo riflesso nello specchio d’acqua: il giovane finisce ossessionato dalla sua perfezione e annega nella propria immagine. Chi soffre di dismorfofobia, invece, vede la propria immagine riflessa nello specchio come mostruosa, la vergogna che lo assale, lo spinge ad isolarsi per non mostrarsi all’altro. Due scopi diversi: il narcisista si chiude in se stesso per un piacere egocentrico, il dismorfofobico si chiude in se stesso per proteggersi e ricercare quella perfezione negata, ma fortemente desiderata. Entrambi, però, pagano lo stesso prezzo: la solitudine.
Roberto Lorenzini e Antonio Scarinci effettuano questo interessante paragone all’interno del libro: Disturbo di Dismorfismo Corporeo. Assessment, diagnosi e trattamento. Una lettura consigliata. 

Sintomi del Disturbo di Dismorfismo Corporeo

La caratteristica essenziale della dismorfofobia è la preoccupazione per un difetto nel proprio aspetto fisico. Il difetto può essere presunto o reale; in quest’ultimo caso, l’importanza conferita e la preoccupazione derivante sono sproporzionate.

Nonostante il temine utilizzato,  la dismorfofobia non è una fobia vera e propria (ovvero paura di qualcosa). Chi ne soffre non ha paura del difetto fisico in quanto tale, né tanto meno lo teme se presente negli altri: è preoccupato esclusivamente dei propri difetti, presunti o tali.

Le preoccupazioni sono vissute come molto dolorose. Il disagio provato può essere profondo ed intenso, associato a grandi difficoltà nel controllare le preoccupazioni per il difetto. I pensieri che ne derivano possono occupare gran parte della giornata: chi soffre di dismorfofobia passa molto tempo a pensare al difetto in questione, a controllarlo o a ideare/mettere in pratica strategie per porvi rimedio.

Tipici comportamenti ripetitivi messi in atto sono:

  • osservarsi più volte allo specchio o su altre superfici riflettenti controllando il difetto oggetto di preoccupazione;
  • all’opposto evitare di specchiarsi;
  • confrontarsi ripetutamente con l’aspetto fisico altrui;
  • indossare indumenti o accessori appositi per camuffare la parte interessata;
  • chiedere continue rassicurazioni agli altri;
  • cercare di convincere l’altro del proprio difetto.

Chi soffre di dismorfofobia ha spesso paura di essere osservato e ha difficoltà nell’interagire con gli altri per paura di risultare sgradevole o di svelare il proprio difetto. Ciò può tradursi in un evitamento delle altre persone o nell’adozione di comportamenti atti a camuffare il difetto. La consapevolezza che il difetto oggetto di preoccupazione sia in realtà minimo o inesistente può essere nulla (scarso insight), parziale o elevata.

La cronicizzazione della condizione porta chi ne soffre a preoccuparsi di un numero crescente di difetti (fino 4 contemporaneamente) e la regione corporea oggetto di preoccupazione può cambiare nel corso della problematica.

Dismorfofobia Peniena

La Dismorfofobia Peniena è una condizione che interessa la popolazione maschile. Consiste nel timore di avere un pene troppo piccolo o troppo grande, eccessivamente curvo o di avere delle anomalie al prepuzio e/o al glande. Nel caso in cui le anomalie fisiche non siano presunte, ma reali, queste sono vissute in modo esagerato.

È molto comune che gli uomini siano preoccupati per la dimensione e la forma del loro pene. A livello culturale, infatti, il genitale maschile rappresenta la massima essenza della virilità. Pertanto, vi è particolare attenzione a ricalcare tale stereotipo per uniformarsi alle aspettative culturali. Il confine tra un innocuo pensiero ed un’eccessiva preoccupazione segna l’esordio di un disagio psicologico. 

Si parla di dismorfofobia peniena quando le dimensioni del pene sono oggettivamente nei limiti della norma, ma sono vissute come soggettivamente insoddisfacenti. Si escludono quindi i casi in cui il soggetto presenti un micropene, ovvero un pene con una lunghezza inferiore a 7 centimetri in stato di erezione. Questa condizione è poco comune e può essere correlata a situazioni di intersessualità.

Curiosità

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Nei casi di dismorfofobia peniena, la lunghezza del pene può essere vissuta come un problema:

  • Estetico: se riferito esclusivamente all’aspetto del pene quando è flaccido (non eretto), la cosiddetta “Sindrome da Spogliatoio”;
  • Funzionale: se la lunghezza è considerata normale, ma il calibro in erezione non è gratificante.

Il malessere generato può sfociare nello sviluppo di ossessioni e/o compulsioni, ansia, depressione, problematiche nelle relazioni amorose o disfunzioni sessuali.

Dismorfofobia Corporale

Nella dismorfofobia, le zone del corpo più frequentemente oggetto di preoccupazione sono la pelle (73%), i capelli (56%) e il naso (73%). In realtà però qualsiasi parte del corpo può essere oggetto di focalizzazione ossessiva. 

Chi ne soffre, durante la propria vita, può spostare  la preoccupazione da una parte del corpo all’altra. Talvolta, invece, si preoccupa dell’aspetto complessivo, come avviene ad esempio in caso della vigoressia. 

Se la preoccupazione si focalizza sul peso, sulla quantità di grasso corporeo o la percentuale di massa grassa rispetto alla massa muscolare, è più probabile che sia presente un Disturbo del Comportamento Alimentare come Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa o Disturbo da Binge-Eating.

Dismorfofobia Viso

Quando la dismorfofobia riguarda il viso o il capo, chi ne soffre può preoccuparsi soprattutto per:

  • la forma del volto,
  • la forma del naso,
  • la dimensione della bocca, 
  • la distribuzione dei capelli,
  • la presenza di peluria,
  • la presenza di rughe
  • l’acne
  • altre imperfezioni cutanee (rossore o pallore del viso, profilo degli occhi o dei denti,…)

Quando il presunto difetto riguarda una zona tanto esposta come il viso, è comprensibile che la persona tenda a vivere con particolare disagio questa condizione, poiché si tratta di una parte del corpo più difficile da nascondere agli altri. Spesso chi ne soffre ricorre più facilmente a tentativi di risoluzione recandosi dal dermatologo o più frequentemente dal chirurgo estetico.

Test per il Disturbo di Dismorfismo Corporeo

La dismorfofobia può essere diagnosticata da un professionista esperto, quale psicologo, psicoterapeuta o psichiatra. Ciò è fondamentale ai fini del trattamento, poiché la diagnosi, da sola, è fine a sé stessa. I professionisti in ambito psicologico possono integrare le informazioni ricavate dal colloquio clinico con test specifici, come YBOCS e OBQ. Si tratta di questionari autosomministrati che valutano la presenza e la severità di sintomi ossessivo-compulsivi.

È altrettanto importante che tali professionisti collaborino con i chirurghi estetici, ai quali, chi soffre di questa condizione, si rivolge spesso e volentieri prima di provare ad affrontare il problema dal punto di vista psicologico. Infatti “correggere” chirurgicamente il difetto non mette fine al disagio psicologico sperimentato dalla persona, che tenderà spesso a non essere soddisfatta del risultato ottenuto. È molto comune, infatti, che l’attenzione si sposti su un nuovo presunto difetto o su un residuo di quello precedente, riattivando le dinamiche ossessive-compulsive alla base del disagio psicologico.

Dismorfofobia, Cause

Le ipotesi sulle cause implicate nel Disturbo da Dismorfismo Corporeo sono numerose e ancora in via di definizione.

L’esordio della patologia avviene tipicamente durante l’adolescenza, un periodo critico caratterizzato da molteplici cambiamenti fisici, psicologici e cognitivi. È infatti in questa delicata fase che si formano identità e autostima.

Anticipi o ritardi nello sviluppo della pubertà potrebbero portare, tra le altre cose, a sintomi dismorfofobici, oltre che a sintomi depressivi, isolamento e approccio precoce al sesso (vedi anche: Sexting in adolescenza).

Il fattore di rischio più rilevante è rappresentato dallinsoddisfazione verso la propria immagine corporea. In generale, tale insoddisfazione, che getta le sue radici proprio in adolescenza, si trova alla base di diverse patologie, quali: disturbi alimentari, vigoressia, ansia, depressione, abuso di alcol o altre sostanze e, appunto, dismorfofobia. 

L’attaccamento gioca un ruolo importante. Un atteggiamento familiare fortemente critico, basato su una comunicazione negativa, oppure, un’eccessiva importanza attribuita agli aspetti estetici, durante l’adolescenza, può contribuire a minare la propria autostima (vedi anche autoefficacia) e la costruzione di un’immagine di sé positiva. La presenza di perfezionismo, inoltre, complica ulteriormente la situazione.

Curiosità

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Anche essere stati vittime di bullismo, con prese in giro riguardanti l’immagine corporea o difetti estetici (presunti o reali), può costituire un fattore di rischio nello sviluppo del problema.

Da non sottovalutare, infine, è l’influenza esercitata dai mass media, i quali veicolano modelli ideali scarsamente raggiungibili, incrementando l’insoddisfazione per il proprio corpo. La bellezza proposta da questi canali comunicativi è definita da canoni estetici molto rigidi e assoluti, che spingono gli individui ad aderirvi perfettamente per non incorrere nel rischio di sentirsi svalutati o esclusi. In particolare, questo fenomeno colpisce le donne (vedi anche: sessismo).

Incidenza e Decorso del Disturbo da Dismorfismo Corporeo

La dismorfofobia colpisce l1-2% della popolazione generale. Tende ad essere più comune nelle donne, che negli uomini. In base al genere si distinguono preoccupazioni più legate ai genitali, nei maschi, e preoccupazioni più legate alla forma del corpo e al peso, nelle femmine.

Il decorso della dismorfofobia è solitamente graduale ma, se non trattato, può diventare cronico. La prognosi può essere sfavorevole, poiché la dismorfofobia si associa spesso ad altri disturbi psichiatrici. La più comune associazione è con la depressione, seguita poi dai disturbi da uso di sostanze, dal disturbo ossessivo-compulsivo; dalla fobia sociale, dai disturbi del comportamento alimentare e dai disturbi di personalità.

Curiosità

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Dismorfofobia, Cura

Spesso il funzionamento sociale della persona risulta compromesso in tutte o quasi le sfere della sua vita. 

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si è rivelata uno strumento efficace e, all’interno del percorso di cura, sono spesso utilizzate molte tecniche tra quelle impiegate per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo, con cui vi sono varie affinità. 

Attraverso la psicoterapia, la persona può:

  • comprendere meglio la problematica di cui soffre,
  • apprendere tecniche efficaci per gestire l’ansia e le emozioni negative che sperimenta, 
  • imparare a riconoscere e modificare i pensieri irrazionali,
  • ridurre i comportamenti compulsivi che mantengono il disturbo.

I farmaci, da soli, raramente sono efficaci. Ad ogni modo la terapia farmacologica integrata alla psicoterapia prevede l’utilizzo di farmaci antidepressivi utili nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). La farmacoterapia andrebbe inclusa nei casi più resistenti e in quelli in cui vi è un elevato rischio di suicidio (vedi anche: Autolesionismo).

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