Attacchi di panico, reazioni d’allarme molto intense. Il panico è un momento di paura estrema che può coglierci all’improvviso, completamente di sorpresa, oppure essere prevedibile. È uno stato psicologico di allarme in cui l’eccessiva attivazione psicofisica blocca le nostre capacità di coping, impedendoci di reagire con lucidità e compromettendo il pensiero logico. Da cosa è scatenato il panico? Si può evitare o, in caso, c’è un modo per contenerlo?

attacco di panico

A tutti, chi più e chi meno, capita di sentirsi ansiosi in certe situazioni o in alcuni momenti della vita. L’ansia, di per sé, non è qualcosa di negativo come comunemente si pensa. È semplicemente una reazione istintiva che l’organismo sperimenta di fronte ai pericoli: la sopravvivenza può dipendere dalla rapida attivazione psicofisica del corpo, che lo prepara alla fuga o all’azione. L’ansia diventa patologica quando è particolarmente intensa, persistente nel tempo e si scatena senza la presenza di una reale minaccia. Quando raggiunge livelli particolarmente elevati, si trasforma in quello che viene comunemente definito “panico”. Quando e perché si verifica questo processo, lo vedremo nel dettaglio più avanti. Partiamo dal chiare ora cosa si intende con “attacco di panico”.

Attacchi di Panico, cosa sono?

Gli attacchi di panico sono episodi di pausa intensa, accompagnata dalla presenza di alcuni sintomi, fisici e cognitivi, che raggiungono l’apice in poco tempo e persistono in media per una ventina di minuti. Gli attacchi di panico sono molto soggettivi: ogni persona può sperimentare sintomi diversi, per tipologia e intensità, e anche la loro durata è estremamente variabile. Possono insorgere, ad esempio, quando la persona è già agitata oppure partire da uno stato di quiete, di completo rilassamento.

Anche il contesto lavorativo potrebbe avere un ruolo nel panico, come insegna la psicologia del lavoro. Vediamo ora nel dettaglio quali sono, secondo il DSM 5, i sintomi con cui potrebbe presentarsi l’attacco di panico.

Curiosità

“Panico” è una parola ripresa dalla mitologia greca. Il Dio Pan, metà uomo e metà bestia, provocava un terrore così intenso in chi lo incontrava che la gente non riusciva a gestire la reazione emotiva. Proprio come nell’attacco di panico, appunto.

Sintomi fisici

Gli attacchi di panico si manifestano con una sintomatologia che frequentemente all’inizio viene scambiata per una problematica cardiaca o, comunque, per un malessere fisiologico. Spesso accade, infatti, che al primo attacco di panico la persona si rechi al pronto soccorso convinta di avere un infarto in atto. Una volta accertato che non è così, i medici attribuiscono la causa ad un problema di natura psicologica e l’individuo scopre di aver avuto un episodio di panico. Ecco i principali sintomi fisici degli attacchi di panico:

panico attacchi

Curiosità

Gli attacchi di panico sono diversi da persona a persona. C’è chi sperimenta con più probabilità problematiche di tipo cardiovascolare, chi maggiormente difficoltà respiratorie. Ancora, ci sono soggetti che hanno soprattutto sintomi gastrointestinali.

Sintomi cognitivi

Quando si presentano i sintomi fisici, la persona tendenzialmente si spaventa per due motivi principali: se non le è mai successo, non sa cosa le sta accadendo; se ha già avuto almeno un attacco di panico, anticipa psicologicamente ciò che accadrà di lì a poco. I sintomi cognitivi sono, per lo più, paure legate all’episodio di panico e sensazioni di alterato senso di realtà. Vediamo quali sono più nel dettaglio:

Disturbo di Panico

Un attacco di panico può essere scatenato da un qualsiasi evento che suscita in noi una reazione molto forte. Una persona aracnofobica, ad esempio, che si trova all’improvviso faccia a faccia con un grosso ragno, può spaventarsi a tal punto da arrivare ad avere un attacco di panico. Sicuramente ha una problematica di tipo fobico, ma non per questo soffre necessariamente di un disturbo da attacchi di panico. L’attacco di panico, infatti, è a sua volta un sintomo presente in diverse situazioni di disagio psicologico. Accompagna, spesso e volentieri, altre situazioni d’ansia, disturbi post-traumatici (vedi anche: sex crime), dell’umore (sia depressione che disturbi bipolari) e le dipendenze (soprattutto in fase di astinenza). Anche nel burnout possono verificarsi episodi di panico.

Quando, dunque, l’attacco di panico costituisce un disturbo a sé stante? Si parla di disturbo di panico quando un individuo ha sperimentato più volte degli episodi di panico intenso, tali da essere definiti “attacchi di panico”. Come vedremo meglio in seguito, l’aver provato in più situazioni l’attacco di panico porta all’evitamento sistematico di tutte le occasioni che, si teme, potrebbero scatenarlo nuovamente. Inoltre, si sviluppa quella potremmo definire la “paura della paura”.

Curiosità

Gli attacchi di panico scatenati dall’assunzione di sostanze, come droghe o farmaci, non rientrano nei criteri diagnostici del disturbo di panico.

Attacchi di panico notturno

Gli attacchi di panico, come abbiamo appena visto, possono presentarsi anche mentre una persona è completamente a riposo. Nel 10% dei casi, infatti, si verificano di notte, mentre si sta dormendo. In questo caso si parla di attacchi di panico notturni. Non sono veri e propri disturbi del sonno quelli degli adulti (per i bambini dovremmo aprire un capitolo a parte). Durante questi episodi, la persona si sveglia in preda all’agitazione, con sintomi fisici e cognitivi molto simili a quelli elencati qui sopra.

Anche se sono molto più rari rispetto alle crisi diurne, gli attacchi di panico notturni spaventano maggiormente e sono percepiti come peggiori. Questo accade per due principali motivi:

panico notturno

Ad ogni modo quello notturno, esattamente come ogni altro attacco di panico, non è pericoloso. Le cause sono ad oggi ancora poco certe. Si ipotizza che possa essere collegato a problemi di respirazione notturna, come nel caso delle apnee ostruttive: la persona si sente soffocare e si sveglia malamente. Un’altra idea è relativa ad una disfunzione del sistema nervoso autonomo, che gestisce le reazioni d’ansia di attacco o fuga.

L’attacco di panico notturno può essere influenzo anche da quello che si è fatto durante la giornata, ad esempi dall’uso di sostanze o farmaci. Sicuramente non è prodotto da incubi, in quando si verifica entro le prime tre ore da quando ci si è addormentati, quindi non durante la fase REM, (quella onirica).

Attacchi di Panico, Cause

Gli attacchi di panico si verificano solitamente quando la persona sta attraversando un periodo stressante della sua vita. Lo stress, infatti, consuma molte delle risorse individuali, rendendo l’organismo vulnerabile all’insorgenza di problematiche sia di tipo fisico che psicologico. Quando si è debilitati a livello psicofisico, è molto più probabile che un evento carico emotivamente (sia in positivo che in negativo) ci turbi al punto da alzare il nostro livello di arousal. Classici eventi stressanti sono le separazioni, la morte o la malattia di persone care (vedi anche: lutto), un aborto, un trauma, un fallimento lavorativo…

Ma andiamo con ordine. Cos’è l’arousal?

L’arousal è lo stato di attivazione e reattività psicofisica che ci prepara all’azione, un meccanismo fondamentale di adattamento. Sia un’attivazione eccessiva sia una troppo bassa non ci permettono di ottenere una buona performance. Prendiamo il classico esempio del “panico da interrogazione”: quando si è troppo agitati non si trovano le parole giuste, si comincia a sudare, tremano le gambe… Se non si è abbastanza attivati, invece, manca la giusta motivazione per raggiungere l’obiettivo: scarseggiano così sia l’attenzione che la voglia di impegnarsi.

Curiosità

La prestazione ottimale si raggiunge quando si raggiunge il giusto grado di attivazione, né troppo alto né troppo basso.

Ogni evento che innesca una reazione emotiva produce un innalzamento del livello di arousal. È la persona, poi, che interpreta la situazione e decide se quella circostanza per lei è positiva o negativa: la reazione d’allarme iniziale si verifica ugualmente. Questa raggiunge velocemente il suo massimo per poi decrescere più lentamente e tornare al baseline, cioè alla condizione di partenza. Il processo di recupero dell’omeostasi richiede del tempo, variabile da persona a persona e correlato a gravità e tipologia dell’evento. Nella normalità avviene proprio questo. Cosa capita nei periodi di forte stress, invece?

Zona del panico

In un periodo di stress, le situazioni attivanti si propongono a distanza ravvicinata e il loro effetto si somma. La persona non ha, infatti, il tempo di rilassarsi completamente tra un evento e l’altro, per cui il livello di arousal non si azzera come farebbe di solito. Si genera così un “effetto accumulo” delle reazioni d’allarme.

Nelle prime fasi di questo processo si avvertono i primi sintomi dello stress che segnalano al nostro organismo uno stato di attivazione eccessivo e prolungato. Quando si supera una certa soglia, si arriva in quella che potremmo definire la “zona del panico”, una condizione di reattività tale da produrre attivazioni sproporzionate rispetto ai singoli eventi che si verificano. La goccia che fa traboccare il vaso, per rappresentare il concetto con una metafora. Come si fa a tornare indietro al livello di baseline? Lo vediamo insieme nell’ultima parte di questo articolo.

Attacchi di Panico, Conseguenze

Gli attacchi di panico possono incidere fortemente sul benessere e sulla qualità di vita di chi ne soffre. Essi danno origine, infatti, ad importanti conseguenze a livello emotivo, cognitivo e comportamentale che peggiorano con il tempo se il problema non viene affrontato. In particolare, le conseguenze degli attacchi di panico sono due:

  1. Si generano pensieri e preoccupazioni riguardanti la paura per l’insorgenza di nuovi episodi di panico o per i loro effetti. Oltre che l’insofferenza per i sintomi del panico, si può ad esempio temere di sviluppare una malattia fisica. Oppure, le persone possono avere timore di impazzire e di perdere il controllo.
Curiosità

Il disturbo di panico può portare a sviluppare disagio psicologico secondario, che si concretizza in disturbi d’ansia, fobia sociale e depressione.

  1. Si è portati ad evitare in modo sistematico tutte quelle situazioni che si teme possano scatenare un altro attacco. Possono essere circostanze nuove e, quindi sconosciute, oppure contesti in cui si è verificato precedentemente un episodio di panico.

attacco di panico

Curiosità

Un altra problematica che si caratterizza per comportamenti di evitamento è l’ipocondria. Per saperne di più leggi anche: Ipocondria: Significato, Disturbi Somatici, Sintomi, Cause e Cura

Più frequentemente gli attacchi di panico si verificano in luoghi caldi e umidi, come mezzi pubblici, luoghi affollati o mentre si è alla guida. I primi attacchi sono “a sorpresa” perché si verificano in modo inaspettato. In seguito, la persona comincia a temere le situazioni in cui le è già capitato di sentirsi male e diventano, quindi, attesi. L’attacco di panico notturno è un esempio di episodio inaspettato.

Agorafobia

Quando una persona ha già sperimentato i sintomi del panico e le collega a specifiche situazioni, può sviluppare una problematica psicologica che spesso si accompagna al disturbo di panico: l’agorafobia. L’agorafobia altro non è che la paura di avere un attacco di panico in situazioni pubbliche in cui sarebbe difficile essere soccorsi o da cui non sarebbe fuggire. In questo caso c’è anche la paura aggiuntiva di essere visti dagli altri e di provare forte imbarazzo. Le situazioni in cui è più probabile provare ansia quando si è agorafobici, sono fondamentalmente:

Per ovviare all’ansia prodotta da queste situazioni, la tendenza è quella in primo luogo di evitare di trovarsi in contesti di questo tipo. Se proprio non è possibile eludere queste situazioni, si ricerca la vicinanza di una persona che offra supporto per poterli affrontare. Una sorta di accompagnatore, un caregiver.

Curiosità

L’agorafobia è un disturbo a sé stante che spesso si presenza in associazione al disturbo da panico, ma può essere semplicemente prodotta da pensieri catastrofici del tipo “non posso fuggire da qui”, “e se succedesse qualcosa di brutto?”.

Attacchi di Panico, Cura

Gli attacchi di panico sono un chiaro segnale del nostro organismo: dobbiamo rallentare, mollare la presa su qualcosa. Se ci accorgiamo che quello che stiamo passando è “troppo”, cogliamo l’occasione per un cambiamento!

Approfondimento

Se ti interessa trovare qualche spunto per ribaltare la tua situazione, dai un’occhiata anche a quest’articolo: Come cambiare vita: 6 regole per dare una svolta.

Gli attacchi di panico sporadici sono solitamente provocati da situazioni specifiche e, come abbiamo già visto, non costituiscono un vero e proprio disturbo. Tendono, pertanto, ad estinguersi nel tempo. Il disturbo di panico, al contrario, richiede una terapia specifica per imparare a gestire i sintomi. Il trattamento preferenziale per curare il disturbo di panico è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, ma anche un supporto farmacologico per un approccio di primo intervento può essere utile a contrastare una sintomatologia particolarmente intensa.

dont' panic

Trattamento farmacologico

Il trattamento farmacologico comprende l’eventuale assunzione di antidepressivi SSRI e benzodiazepine.

I primi agiscono sulla serotonina, un neurotrasmettitore deputato a diverse funzioni che a livello cerebrale, tra cui quella della regolazione del tono d’umore. Le seconde, invece, sono ansiolitici: contrastano, cioè, l’ansia e inducono uno stato di maggiore rilassamento. Mentre gli antidepressivi possono essere assunti anche per lungo periodo, le benzodiazepine hanno il grande problema di creare in breve tempo dipendenza e assuefazione. Pertanto l’assunzione è consigliata in media per un massimo di tre settimane.

Psicoterapia

Tra gli approcci psicoterapeutici, quello cognitivo-comportamentale (CBT) si è dimostrato essere il più efficace per il trattamento del disturbo di panico. Beck, personaggio di spicco della CBT, spiega come non sia direttamente l’evento a scatenare l’attacco di panico, ma l’interpretazione che noi ci costruiamo di esso. Di conseguenza, l’obiettivo di questo approccio è quello di modificare pensieri e credenze disfunzionali, che a loro volta andranno a trasformare anche emozioni e comportamenti inefficienti. Riassumiamo ora alcuni degli aspetti centrali della terapia cognitivo-comportamentale.

Curiosità

Tecniche esperienziali come la Mindfulness e l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) insegnano ad accettare le emozioni negative, che sono transitorie e non permanenti. Si impara a guardarle passare, nella consapevolezza che alcuni momenti di dolore fanno parte della vita.

Vedi anche: Meditazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.