Terza Età: Definizione, Invecchiamento Positivo, Anziani Oggi

Terza età, particolare fase della vita che scandisce l’ultimo capitolo dell’esistenza di ogni essere umano. In passato troppe volte “stigmatizzata”. Perché? Come dire: sei anziano quindi “the end”. Questa concezione stereotipata, per quanto contestabile, nasce in realtà su considerazioni ragionevoli e fatti oggettivabili.

La Terza età, infatti, prevede una serie di “eventi critici” che colpiscono l’identità stessa della persona anziana. Un quadro multidimensionale e dinamico di mutamenti biologici, psicologici e sociali con annesse conseguenze.

Attenzione: il nucleo familiare non è esente da ripercussioni problematiche!

Come fare, quindi, per gestire al meglio la terza età? Si tratta davvero di una fase “causa persa” della vita di una persona? Oppure l’anziano può dimostrarsi ancora una risorsa indispensabile per famiglia e società?

Il presupposto fondamentale per iniziare a rispondere a questi interrogativi è agire in maniera tale da rendere l’ anziano “attivo”. Come fare? Qual è il segreto?

Valutiamo insieme, partendo da una cornice teorica, qualche suggerimento e strategia efficace!

terza età e come affrontarla

Terza Età, Definizione

Il termine “terza età” viene generalmente utilizzato come sinonimo di vecchiaia, anzianità o età senile. Ci si riferisce a quel periodo della vita di un individuo prossimo (si spera il più in là possibile) al termine. A partire da questa concettualizzazione generale, è lecito domandarsi se risulti possibile definire la terza età in maniera netta e precisa. È fattibile? Secondo moltissimi studiosi non lo è.

Non esiste una definizione della terza età omogenea e valida per tutti i popoli. Perché?

Si tratta di una fase della vita che, per quanto portatrice di  trasformazioni e cambiamenti salienti ad ampio spettro, varia in base alla società di appartenenza.

Curiosità

Attualmente la persona più longeva vivente è Kane Tanaka, nata a Wajiro il 2 gennaio 1903. Stiamo parlando della donna giapponese super centenaria dalla stimabile età di 117 anni e 162 giorni.

Kane Tanaka giapponese ultracentenaria

Terza Età, Quando Inizia

Quando inizia la terza età?

Stando ai criteri di classificazione ad oggi ufficialmente adottati, si considera dentro la terza età una persona che abbia compiuto 65 anni. Tuttavia, come vedremo a breve, bisogna tener conto dell’allungamento medio della speranza di vita alla nascita (in Italia 85 anni per le donne e 82 anni per gli uomini).

Ecco quindi che arriva la proposta dalla SIGG (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria) durante il 63° Congresso Nazionale, a Roma. Di cosa si tratta? Aggiornare il concetto di anzianità, spostando a 75 anni la soglie di età ideale per fare ingresso nella fascia di terza età. Insomma, si alza l’asticella anagrafica!

Anziani in Italia

Prendiamo in considerazione alcuni dati importanti. L’Eurostat (organo europeo di analisi statistiche) si occupa proprio di esaminare gli effetti dell’invecchiamento demografico nell’Unione europea (UE). Perché è così rilevante? Certamente per i decenni futuri. Un maggior numero di persone anziane potrebbe davvero apportare dei profondi cambiamenti alla struttura, costituzione della popolazione europea, tra cui anche quella italiana.

Com’è la situazione in Italia?

Qui da noi il 22,8% del totale della popolazione ha più di 65 anni, rispetto al 20,3% della media dell’ UE. In Italia registriamo circa 14 milioni di persone over 65, di cui la metà superano i 75 anni di età. L’Italia presenta la popolazione più anziana d’Europa! Avanza la terza età. Ma cosa comporta nello specifico?

La terza età è caratterizzata da perdite e criticità di natura biologica, psicologica e sociale. Vediamo, nelle righe seguenti, nello specifico questi fattori coinvolti nel processo di invecchiamento.

Curiosità

La popolazione nella fascia della terza età e con patologie pregresse è considerata a più alto rischio di Coronavirus.

Italia: anziani v.s. giovani

Terza Età, Fattori Biologici

In termini puramente medici, la terza età è caratterizzata da un graduale e irreversibile declino fisiologico. In alcuni casi, esso si accompagna all’ insorgenza di patologie che ne complicano il decorso.

Parliamo quindi di invecchiamento fisiologico, che consiste in una progressiva degenerazione di sistemi cognitivi specifici. Sotto un profilo neuropsicologico, a partire dai 70 anni circa, si verifica un indebolimento di alcune funzioni cognitive. In particolare, si riduce l’efficienza delle funzioni percettive, di memoria (inclusa la memoria di lavoro)della velocità di elaborazione delle informazioni e la fluidità nella produzione linguistica.

Niente paura! Si può adottare comunque uno stile di vita capace di “allenare” la nostra mente e il nostro corpo. Così ci sarà possibile fronteggiare queste normali problematiche.

Curiosità

Con l’avanzare dell’età anche la sessualità della persona subisce inevitabilmente dei cambiamenti. Tra questi, si registrano una riduzione della frequenza dei rapporti sessuali e un minore vigore fisico.

Ma quali sono le cause dell’invecchiamento fisiologico?

Esiste un particolare processo, detto “apoptosi”: morte cellulare (neuroni) programmata. Con l’invecchiamento si osserva, infatti, una riduzione delle sinapsi. Insomma, si “rallenta” un pochino!

Con invecchiamento patologico, invece, si fa riferimento  a quella tipologia di disturbi neurodegenerativi come le Demenze e la Malattia di Alzheimer.

Curiosità

Si parla di eterocronia dell’invecchiamento per definire un processo che prevede il passaggio dall’accrescimento delle risorse e capacità della persona all’involuzione. Può avvenire ad età cronologiche differenti e in modi differenti non soltanto tra i diversi individui, ma anche per le specifiche  funzioni all’interno di uno stesso individuo.

neuroni, sinapsi e processo di invecchiamento

Erikson e lo Sviluppo Psicosociale

Secondo Erikson (1968), teorico e pioniere del settore, lo sviluppo psicosociale di un individuo procede lungo tutta la durata della sua esistenza. Egli formula una teoria che abbraccia tutte le età della vita: dalla nascita alla vecchiaia, individuando per ciascuna di esse uno specifico compito. Tale compito consiste nell’affrontare quello che Erikson definisce dilemma psicosociale, che nasce dalla relazione tra l’ individuo e l’ ambiente. In base al buon esito e al superamento di questi dilemmi, vi è uno sviluppo sociale competente e coerente con la fase della vita con cui questi si presentano.

Terza Età, Fattori Psicologici

Durante la terza età, secondo Erikson, l’uomo è posto di fronte a due alternative: Integrità dell’Io contro Disperazione.

Il tempo e le energie rimanenti sono minori di quelle già spese. Perciò, ecco che viene a diminuire la progettualità a favore di di riflessioni sul passato. È tempo di bilanci!

Per essere soddisfatto della propria vita, la persona deve volgere lo sguardo indietro e trovarsi d’accordo con le scelte di vita compiute. Giudicare positivamente le tappe del proprio percorso individuale di vita e quanto si è stati in grado di costruire e realizzare, dà luogo all’Integrità dell’Io. Potremmo intederla come un’immagine completa, rappresentativa e significativa di sé.

Diversamente, un bilancio negativo della propria storia di vita può far scaturire sentimenti di frustrazione, depressione, impotenza. Si andrebbe così incontro allo sviluppo di un senso di Disperazione e paura della morte. Si entrerebbe in un circuito psicologicamente debilitante.

terza età e riflessioni

Terza Età, Fattori Socio-Economici

Esistono anche variabili sociali ed economiche che entrano in gioco durante la terza età. Ad esempio, pensiamo a “passaggi (quasi) obbligati” come il pensionamento. Esso comporta sicuramente un primo adattamento economico e situazionale, spesso accompagnato da forte stress. Un maggior controllo delle spese, che iniziano ad essere rivolte unicamente verso beni alimentari e assistenza medica. Di fatto, per alcuni anziani si preclude la possibilità di coltivare hobby e concedersi gratificazioni personali. Quali sono le conseguenze?

Si chiude l’accesso ad esperienze potenzialmente creative e stimolanti, che mantenere cognitivamente attiva la persona! Non solo, anche compensare emotivamente il ritiro dalle attività produttive. Si riducono le opportunità di contatto sociale e di comunicazione con gli altri con gli altri, in ragione anche del fatto che l’ anziano vive più o meno ripetutamente esperienze di lutto e di perdita di persone che frequentava, anche a causa di malattie in corso.

Vedi anche: Comunicazione Assertiva

Così, la perdita della propria rete sociale è fonte di profonda solitudine, a discapito di un senso di felicità a cui ciascuno possa auspicare, anche attraverso le relazioni con gli altri. Una solitudine reale (essere effettivamente soli nel trascorrere il proprio tempo) e una solitudine psicologica (sentirsi soli). A questo punto, il rischio maggiore è che alle difficoltà sociali possano aggiungersi quelle emotive e psicologiche, come la depressione.

pensione e cambiamenti socio-economici

Terza Età, Invecchiamento Positivo

Uno dei massimi studiosi dell’ invecchiamento, Baltes (1991), ha elaborato il modello teorico “SOC” (Selezione-Ottimizzazione-Compensazione). Il suo tentativo è stato quello di oltrepassare i limiti delle precedenti teorie sul processo di invecchiamento, tenendo conto della grande variabilità individuale.

Baltes ragiona in un’ottica di “guadagni e perdite”. Non ci dovrebbe sembrare complicato, dunque, supporre come la terza età sarebbe predominata da perdite, a differenza dell’ adolescenza come periodo di vita di uno stesso individuo. Come affrontare queste perdite? Come può un anziano reagire in modo pro-attivo all’invecchiamento?

Ecco che l’ autore ci fornisce una preziosa risposta. È possibile sperimentare un “invecchiamento positivo” attraverso un mix di tre strategie: selezione, ottimizzazione e compensazione. Esse, applicate in maniera coordinata, consentirebbero all’anziano di minimizzare le perdite e massimizzare i guadagni. È fondamentale per guadagnare quel margine di autonomia nella propria vita.

Vedi anche: Psicologia e dominio Cognitivo

Selezione

La Selezione consiste nel ridurre lo spettro di attività, anche in ragione della diminuita resistenza fisica. Si consiglia di sceglierne alcune a cui dedicarsi più intensivamente e in cui dunque è possibile mantenere alti livelli di rendimento.

Ottimizzazione

L’Ottimizzazione comporta l’elaborazione di nuove strategie. Ci si può servire anche di supporti tecnologici che consentano di dispensare l’anziano da alcuni sforzi. In questo modo, si riesce a risparmiare energia da investire sugli ambiti selezionati.

Compensazione

La Compensazione prevede la sostituzione di mezzi. Potremmo dire un dosaggio bilanciato di attività, stabilendo diversi obiettivi in luogo di vecchi standard. Si tratta in qualche modo di provare a dare una svolta alla propria vita, in positivo!

La sintesi di queste tre procedure può essere identificata nella OTTIMIZZAZIONE SELETTIVA con COMPENSAZIONE.

Curiosità

Michel Eugène Chevreul, chimico francese, è stato studioso del colore e ha scoperto la margarina. All’età di 90 anni ha proiettato altrove i suoi interessi. Ha fondato una nuova disciplina: la gerontologia. All’età di 102 anni ha pubblicato il suo ultimo libro.

terza età: selezione, ottimizzazione e compensazione

Terza Età, gli Anziani Oggi

Gli anziani di oggi, rispetto al passato, sono senza dubbio lo specchio di una società in evoluzione.

Non possiamo, infatti, non riconoscere i progressi della medicina che si intrecciano con il miglioramento delle condizioni socio‐economiche. A godere di questo nuovo profilo sono soprattutto gli anziani dei paesi occidentali. Le nuove variabili di benessere hanno abbattuto le cause di morte precoce e contribuito all’invecchiamento anche in buona salute della popolazione.

Chi si affaccia e percorre oggi la terza età è spesso sano, curato e di una “bellezza senile” che gioca la carta del suo fascino. Stiamo parlando di persone ancora capaci di innamorarsi, con alcuni con forte desiderio di viaggiare, altri devoti all’estetica e allo sport!

Insomma, la terza età della nostra epoca reclama un nuovo ruolo sociale!

Al netto delle proprie possibilità, in linea con la comunità in cui vivono e coerente rispetto alle relazioni che intraprendono. Come si può realizzare questo ambizioso obiettivo? Ecco, basterebbe in parole semplici invecchiare bene.

“Active Aging”

Per esprimere un “invecchiamento riuscito” e produttivo, in ambito psicologico si utilizzano diverse espressioni. Tra queste troviamo “active aging” o “productive aging”. Si impiega il vero “to age” per sottolineare il ruolo attivo che l’anziano continua ad assumere anche dopo l’uscita dal contesto lavorativo. Si tratta di persone che spesso svolgono volontariato, assistenza, aiuto ai familiari (gli indispensabili nonni), ecc… Dunque, pur non prevedendo una retribuzione, gli individui della terza età si dedicano ad attività semplici ma fondamentali. Perché?

Sono esperienze che sviluppano la percezione di competenza e stima di sé, dimensioni di natura affettiva, motivazionale e cognitiva. Tutto ciò che è necessario per contrastare la sensazione di perdita di potenzialità e mancanza di obiettivi.

gli anziani di oggi

Ricerca

Cosa ci suggeriscono le statistiche?

Il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) ha compiuto durante il 2005 un’indagine molto interessante sugli ultrasessantenni italiani. I risultati hanno rivelato quelle che secondo il campione analizzato di persone della terza età fossero le caratteristiche di un buon invecchiamento. Sul podio: rapporto con i nipoti, aprirsi alle relazioni con gli altri (ad esempio frequentando circoli), tenere allenata la mente leggendo libri e giornali. Si aggiungono poi: fare gite, coltivare un hobby per riqualificarsi e sentirsi creativi.

Curiosità

In Italia, alcune regioni offrono la possibilità di frequentare l’Università della Terza Età. Si tratta di un vero e proprio progetto ideato per coniugare l’interesse verso la cultura generale e il bisogno di socializzazione delle persone anziane.

 

“Nessuno è tanto vecchio da non sperare di vivere ancora un giorno né alcuno tanto giovane da essere sicuro di vivere ancora un giorno”.

Cicerone, De Senectute