Aborto, Spontaneo e Volontario: Conseguenze Psicologiche e Supporti

Aborto, spontaneo e volontario. Affrontiamo in questo articolo un argomento estremamente delicato e controverso. Un vero e proprio dilemma etico nel caso dell’interruzione volontaria di gravidanza. Sebbene questa tematica appartenga al dominio della medicina, sono molti i risvolti psicologici da considerare quando una gravidanza non viene portata al termine. Come vedremo, sia che sia stato scelto o meno, l’aborto determina delle importanti conseguenze sul benessere psicofisico del singolo e della coppia.

Andando oltre a quello che potremmo definire il “dibattito morale” che coinvolge l’interruzione volontaria di gravidanza, in questa sede verranno fornite informazioni imparziali su come un aborto può prende forma, dalla sintomatologia dell’aborto spontaneo alle modalità di interruzione volontaria. Consideriamo che in entrambi i casi le implicazioni psicologiche sono rilevanti, sia nelle conseguenze che derivano da tale evento sia nella sua scelta.

Non parleremo, dunque, del fatto che sia “giusto” o “sbagliato”. Chi siamo noi per giudicare le decisioni degli altri?

aborto spontaneo e volontario

Aborto Spontaneo

L’aborto spontaneo è la morte naturale, ovvero non indotta, del feto (o dell’embrione) che si verifica prima della 20esima settimana di gestazione. Può essere:

  • Precoce, se avviene entro le prime 12 settimane (3 mesi);
  • Tardiva, quando si è tra le 12 e le 20 settimane della gravidanza (3-5 mesi).
Aborti ricorrenti

Si parla di poliabortività quando si verificano tre o più aborti spontanei consecutivi prima della 20° settimana di gravidanza. È una condizione poco comune che si verifica principalmente a causa di malattie autoimmuni e trombofilie (disordini genetici che sono ad alto rischio per la formazione di coaguli). Nell’85% dei casi, infatti, la gravidanza successiva all’aborto spontaneo ha esito positivo.

Solitamente l’aborto spontaneo non è causato da attività sessuali o dall’uso di sex toys in gravidanza, se non in situazioni particolari.

Cause

Quali sono le cause che possono determinare l’aborto spontaneo?

Sicuramente l’età della madre è un fattore di rischio molto importante. I 35 anni costituiscono una sorta di “giro di boa”: se prima le probabilità di perdita del feto costituiscono circa il 10%, dopo possono raggiungere quota 35%. Questo si spiega alla luce del fatto che gli ovociti, le cellule riproduttive femminili, nascono insieme alla donna e, di conseguenza, invecchiano con essa.

Stesso discorso vale per gli aspetti ormonali. Il progesterone, in particolare, ha il compito di rendere l’utero un ambiente adatto alla gravidanza, impedendogli di contrarsi in modo inopportuno: se con l’età i livelli di questo ormone calano, è comprensibile come questo possa essere un’altra possibile causa di aborto spontaneo.

Il motivo più frequente di aborto, sia precoce che tardivo, sono le anomalie cromosomiche. Anche questo fattore è correlato all’età della madre: più in là negli anni viene affrontata la gravidanza e maggiori sono i rischi che il bambino sviluppi anomalie genetiche che ne determinino la morte o, comunque, l’insorgenza di malattie genetiche quali sindrome di Down o autismo.

Altri fattori che giocano un ruolo negativo in gravidanza sono le infezioni, in particolare rosolia, toxoplasmosi, citomegalovirus e varicella, e anomalie uterine (come fibromi o aderenze). Quest’ultime rendono l’ambiente di sviluppo del feto inospitale, modificando l’anatomia dell’utero o della cervice. In alcune situazioni possono determinare l’infertilità della donna.

Last but not least, anche lo stile di vita influenza l’esito della gestazione. Le sigarette, l’uso di sostanze e l’alcol sono vizi che possono influire negativamente sulle chances di portare a termine la gravidanza. Stessa cosa per farmaci non consentiti quando si è in stato interessante.

aborto

Sintomi

Solitamente la donna si accorge che l’aborto spontaneo è in atto perché avverte dei forti crampi che causano un intenso dolore pelvico, a cui si associano la perdita di sangue e, successivamente, l’espulsione del feto.

Per confermare l’interruzione della gravidanza si eseguono un test di gravidanza e alcuni accertamenti clinici, per controllare che il prodotto del concepimento non sia effettivamente ancora dall’utero.

Minaccia di aborto

Dolori intermittenti al basso ventre e sanguinamento vaginale possono essere sintomi di minaccia di aborto. In caso si riscontrino tali sintomi, è bene rivolgersi al proprio medico ginecologo.

Aborto Interno

Non sempre, tuttavia, l’aborto spontaneo si manifesta con i sintomi che abbiamo appena visto. Molte volte, infatti, si verifica un aborto interno del tutto asintomatico. L’aborto interno avviene quando alla morte del feto (o dell’embrione) non segue la sua spontanea espulsione. Per questo motivo si scopre della perdita del feto durante una visita ginecologica di routine. Ciò ha un impatto notevole sull’equilibrio psicologico della gestante (e della coppia).

In questi casi occorre intervenire per rimuovere il prodotto del concepimento. Se la gravidanza è in fase precoce, si esegue un raschiamento, ovvero si revisiona chirurgicamente la cavità. Se si è già in fase avanzata di gestazione, si induce il parto a livello farmacologico.

Aborto Volontario in Italia

Nel 1978 è stata regolamentata l’interruzione volontaria di gravidanza attraverso l’approvazione della legge n°194. Tale legge prevede due modalità diverse per l’aborto a seconda che la gravidanza sia in fase precoce o tardiva.

Interruzione Volontaria di Gravidanza: Legge 194/78

L’aborto volontario è tendenzialmente consentito a tutte le donne che ne fanno richiesta entro i primi 3 mesi di gravidanza. Un intervento successivo a tale periodo, e comunque non oltre 22 settimane di gestazione, è previsto solo in casi particolari. Vediamo cosa stabilisce la legge 194/78.

Aborto nei primi 90 giorni di gravidanza (12 settimane + 4 giorni)

La donna può scegliere di interrompere la gravidanza ad uno stadio iniziale se ritiene che la nascita del bambino possa provocarle delle gravi conseguenze sul piano fisico, psicologico e/o sociale. I motivi che spingono a tale gesto li vedremo nel dettaglio nel prossimo paragrafo.

L’interruzione volontaria di gravidanza entro le prime 7 settimane viene indotta farmacologicamente. La donna deve assumere due pillole, una abortiva che interrompe la gravidanza (RU486, o Mifepristone) e un’altra che favorisce il distacco del prodotto del concepimento (Misoprostolo).

Spesso la pillola abortiva viene confusa con la pillola del giorno dopo: sono assolutamente due farmaci differenti. Per saperne di più: Contraccezione di emergenza (vedi anche: Malattie sessualmente trasmissibili)

legge 194

Aborto dopo i 90 giorni e fino a 22 settimane

L’aborto volontario dopo il 90esimo giorno di gestazione viene approvato solamente per i casi in cui:

  • la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
  • vi sono processi patologici accertati, come rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

L’aborto in queste situazioni avviene previa perizia del ginecologo e dello psicologo, che danno l’ok all’intervento solo se la persona è nelle condizioni psicofisiche per poterlo affrontare.

Nel secondo trimestre di gravidanza, infatti, l’espulsione del feto deve necessariamente avvenire attraverso metodo chirurgico, una sorta di “mini-parto”, evento potenzialmente molto traumatico per la donna. L’intervento può essere eseguito attraverso due modalità principali:

  • Aborto per aspirazione.
  • Aborto per dilatazione e raschiamento.

Tendenzialmente gli aborti che avvengono dopo i 90 giorni di gestazione sono condotti a scopo terapeutico.

Aborto terapeutico

L’aborto volontario avviene su decisione della donna che agisce su motivi non medici. È terapeutico, invece, quando si interviene per salvare la vita della donna o prevenire probabili danni alla sua salute fisica e psichica. Ancora, quando il feto ha elevate probabilità di morire o per ridurre selettivamente il numero dei feti in caso di gravidanze plurime.

Cause dell’Aborto Volontario

Una donna può scegliere di interrompere la gravidanza nel primo trimestre per diversi motivi. In primo luogo questa decisione può essere presa a partire dalla consapevolezza della propria condizione di salute, economica, familiare e sociale. In seconda istanza, è possibile optare per l’aborto se si viene a conoscenza di anomalie genetiche o malformazioni del feto, che metterebbero a rischio il benessere psicofisico del nascituro e della donna. Da non dimenticare, inoltre, che anche le circostanze in cui è avvenuto il concepimento possono condurre a tale scelta, ad esempio in situazioni di stupro (vedi anche: sex crime e sex offender).

Informazione

L’aborto volontario è correlato a situazioni di abuso e violenza sessuale, promiscuità sessuale e attività sessuale precoce. Vedi anche: ipersessualità.

Ad ogni modo, spetta alla gestante la scelta del proprio aborto, che, in tutta coscienza e informata sulle diverse alternative a sua disposizione, decide per l’interruzione volontaria di gravidanza. La donna non deve agire sotto pressioni esterne né subire l’aborto contro la sua volontà.

Come Prenotare un Appuntamento per Abortire?

Per praticare l’interruzione volontaria di gravidanza occorre rivolgersi ad una struttura socio-sanitaria del territorio (consultorio o pronto soccorso) o al proprio medico di fiducia.

Nel rispetto della privacy e della dignità della persona, per prima cosa vengono eseguiti accertamenti di tipo medico. In colloquio si valutano poi le soluzioni possibili ai problemi riportati dalla donna e le si offrono tutti gli aiuti necessari, sia durante la gravidanza sia dopo il parto. Qualora la persona decide comunque di abortire, le viene  rilasciato un documento con la richiesta effettuata che potrà presentare solo 7 giorni dopo per l’interruzione volontaria di gravidanza. Questo periodo è calcolato per lasciare alla donna il tempo per riflettere attentamente sulla sua scelta. Vedi anche: Decision Making

Se, invece, dalla visita medica emerge l’esistenza di condizioni tali da rendere urgente l’intervento, il medico rilascia un certificato che attesta la necessità di un rapido intervento, con cui la persona può presentarsi immediatamente in una sede autorizzata a praticare l’interruzione della gravidanza.

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Dove Avviene l’Interruzione di Gravidanza?

L’interruzione di gravidanza viene praticata da un medico del servizio ostetrico-ginecologico in un day hospital. Si entra in ospedale la mattina e si esce, se tutto va secondo i piani, entro sera. Nei primi novanta giorni l’interruzione della gravidanza può essere attuata anche presso case di cura autorizzate dalla regione.

Quanto costa abortire?

L’interruzione di gravidanza è gratuita, allo scopo di garantire a tutte la possibilità abortire senza rischi. Farlo in casa, in modo clandestino (e pericoloso) non è un’opzione valida! Si paga solamente se il servizio viene erogato da una struttura privata. In questo caso i costi per l’intervento, le visite e la degenza ammontano a 900-1500 euro.

Conseguenze dell’Aborto

Sia che l’aborto avvenga in modo spontaneo o che sia il frutto di una decisione ponderata, le conseguenze che ne derivano si ripercuotono sul benessere del singolo e della coppia.

In generale l’aborto spontaneo ha maggiore incidenza nel breve termine, a causa dell’evento grave e inatteso che si connota traumaticamente. Anche quando l’interruzione di gravidanza è volontaria, il fatto vissuto è comunque un trauma, ma nell’immediato le sensazioni sono di minore intensità.

Il periodo di ripresa da tali situazioni è più lungo ed emotivamente carico per le persone che scelgono di abortire. Questo per due motivi principali: da un lato c’è tutto il bagaglio di emozioni negative, come rabbia e senso di colpa, correlate alle conseguenze per le proprie azioni; dall’altro, bisogna considerare che questa decisione viene presa in un momento probabilmente già difficile e stressante per la persona, a causa della presenza di problematiche di tipo economico, sociale o familiare. E la stigmatizzazione sociale è tutt’altro che irrilevante.

Aspetti Psicologici

Le principali conseguenze di una condizione di aborto si verificano a livello psicologico, soprattutto quando la gravidanza è vissuta come il coronamento di un sogno. Come abbiamo detto, in caso di aborto naturale, in particolare se interno, la donna si rende conto all’improvviso dell’interruzione di gravidanza. L’evento può essere talmente traumatico da dar luogo all’insorgenza di un Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD).

Al contrario, se la donna sceglie di non portare a termine la gravidanza, l’evento non è inatteso ma comunque potenzialmente traumatico a causa delle procedure abortive e dei sentimenti negativi che si possono scatenare nella persona.

Ad ogni modo, la sofferenza psicologica causata dall’aborto è tale da essere paragonabile a quella del lutto. Durante la gravidanza, soprattutto quando si avvertono i primi movimenti del feto, il genitore comincia difatti a crearsi un’idea di quello che sarà il futuro bambino. È il cosiddetto “bambino immaginario”. Per approfondire l’argomento vedi anche l’articolo relativo al sesso in gravidanza, in particolare nel paragrafo dedicato alla transizione di ruolo.

Quando la gravidanza si interrompe, la persona (e la coppia) vive un periodo di lutto perché, di fatto, è come se il feto esistesse già concretamente, come se fosse una parte del nucleo familiare.

Curiosità

Nel DSM 5 è stato recentemente introdotto la specificazione di esordio nel peripartum per l’insorgenza di patologie nella fase di gestazione e nelle quattro settimane successive. L’evento che con più probabilità si verifica in questo periodo è, ovviamente, l’aborto.

La persona può notare la comparsa di disturbi del sonno (vedi anche: insonnia), attacchi di panico e cambiamenti nell’alimentazione (vedi anche: disturbi alimentari), oltre ad una serie di emozioni negative. Approfondiamo ora di quali sentimenti stiamo parlando.

Fasi del Lutto

Come nel lutto, la persona attraversa alcune fasi durante il periodo di ripresa.

  1. Negazione e rifiuto. Sul momento sperimenta shock e incredulità per l’evento: non percepisce il fatto come accaduto realmente. La sensazione prevalente è quella di irrealtà (vedi anche: dissociazione). Per questo motivo, la prima reazione è quella di negare l’episodio. Segue poi una fase di disorganizzazione, caratterizzata da ansia e angoscia per l’avvenire (“come farò adesso?”).
  2. Rabbia. In un secondo momento le emozioni convergono nella rabbia, che la persona può dirigere verso sé, l’altro o chi l’ha lasciata. Si manifesta attraverso aggressività, invidia verso gli altri che non hanno subito l’aborto e vergogna per l’attuale condizione. Questo può dare origine alle prime problematiche di coppia a causa dei sentimenti di rancore che possono essere diretti verso il partner. Possono essere messi in atto anche comportamenti di evitamento nel tentativo di arginare emozioni e pensieri relativi alla perdita, come l’abuso di droghe e alcol.
  3. Depressione. Qui non c’è molto da spiegare. L’autostima crolla; la tristezza e il tono d’umore deflesso prendono il sopravvento. Se i sintomi depressivi persistono e si strutturano nel tempo, possono portare allo sviluppo di un Disturbo Depressivo Maggiore.
  4. Negoziazione. Ad un certo punto si recupera in parte la lucidità e si cominciano a ricercare le cause dell’evento e le possibili soluzioni (vedi anche: problem solving). Si compie una sorta di razionalizzazione. “Se identifico la causa, posso fare in modo che non si verifichi mai più”. Tuttavia, ciò porta inevitabilmente a sviluppare sentimenti di colpa.
  5. Accettazione. Se queste fasi vengono superate, si giunge alla risoluzione emotiva e psicologica della perdita. L’accettazione prende il posto del dolore e si comincia a pensare al bambino immaginario con nostalgia e tenerezza.

aborto coppia

Aborto e Sessualità

Dopo un aborto, la dimensione sessuale non può che risentirne. In questo caso le reazioni all’aborto possono essere due diverse, decisamente opposte tra loro.

1) Blocco della sessualità

Alcune donne possono sentirsi “tradite” dal proprio corpo. Il senso di colpa può portarle a credere di non essere più autorizzate a provare piacere, autopunendosi attraverso la deprivazione della propria sessualità. Questo produce una serie di conseguenze a “cascata”: calano il desiderio e l’eccitazione per l’attività sessuale, si riduce la lubrificazione vaginale e compaiono dolori alla penetrazione (vaginismo e dispareunia). In altri termini, possono svilupparsi delle disfunzioni sessuali. Cala drasticamente la soddisfazione sessuale complessiva nella donna.

Ciò non può che ripercuotersi negativamente sulle dinamiche di coppia e sul benessere psicosessuale del partner, poiché la sessualità è una dimensione fondamentale della coppia che la differenzia da qualunque altra forma di relazione interpersonale. È, infatti, alla base dell’intimità e dell’affetto che lega tra loro gli amanti.

Un’altra conseguenza dell’aborto è la paura di nuove gravidanze, a causa della temuta possibilità che si verifichi un altro aborto. Se la coppia decide di non voler affrontare un’altra gravidanza, è importante, ma lo vedremo in seguito, rinegoziare un cambio di vita: rielaborare, cioè, un nuovo progetto di vita.

2) Sessualità utilizzata per colmare il “vuoto” interiore

Appena possibile, dopo l’aborto alcune donne ripartono con l’attività sessuale allo scopo di riprendere il controllo sul proprio corpo e di riempire con l’intimità il vuoto lasciato dalla perdita del bambino immaginario.

Questo approccio è positivo rispetto alle dinamiche di coppia, ma è importante considerare che per superare il lutto occorre concedersi il giusto tempo per riuscire ad elaborarlo. Si dunque alla sessualità, purché on diventi una strategia di evitamento del dolore.

Aborto e Supporto Psico-Sessuologico

L’aborto, come il lutto, richiede appunto il giusto tempo e spazio per essere elaborato, oltre all’eventuale rinegoziazione dei rapporti con il partner. Questo evento, infatti, abbiamo visto che non incide solo sul benessere della donna, ma anche sul partner e sulle dinamiche di coppia. Per questo è importante parlarne: esprimere i propri sentimenti, condividere il proprio dolore con l’altro e riconoscere che il momento di sofferenza è comune ad entrambi.

In un primo periodo è normale stare male e, in realtà, è giusto che sia così: imparare a stare nel proprio dolore è l’unico modo per riuscire ad andare oltre.

Se tuttavia la persona (o la coppia), trascorso un iniziale periodo di adattamento ritiene di non riuscire a superare l’evento traumatico, può richiedere un supporto da parte di esperti sulla base delle difficoltà riscontrate.

come superare lutto

Aiuto Psicologico

Quando le conseguenze dell’aborto si concretizzano in condizioni di disagio psicologico, può essere utile un sopporto di tipo psicologico o psicoterapeutico. L’obiettivo è quello di aiutare ad elaborare l’evento traumatico e le emozioni negative ad esse correlate. Gli interventi più efficaci in questo senso sono l’EMDR, che nasce proprio per il trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress, e le tecniche di ristrutturazione cognitiva.

È possibile intervenire, inoltre, sulle dinamiche di coppia, per favorire la comunicazione e risolvere eventuali conflitti tra i partner.

Vedi anche: Comunicazione Assertiva

Gruppi di sostegno psicologico

È possibile frequentare gruppi di auto-mutuo aiuto, gruppi cioè formati da donne che accumunate dalla stessa esperienza di aborto, condividono il loro vissuto emotivo e cognitivo. Aiutano a sentirsi meno sole e favoriscono la creazione di nuove amicizie.

Consulenza Sessuologica

L’aborto influisce negativamente anche sulla dimensione della sessualità, individuale e di coppia. La consulenza sessuologica offre uno spazio in cui la persona è libera di esprimere sia le proprie difficoltà che quelle relazionali con il partner. Il sessuologo opera per risolvere le problematiche sessuologiche che gli vengono presentate, dalle disfunzioni sessuali del singolo alle dinamiche di coppia che ne vengono influenzate. Valuta con la persona, inoltre, i dubbi e le paure relative ad una successiva gravidanza ed aiuta a rielaborare un nuovo progetto di vita: tra le varie opzioni che consentono di avere dei figli non va dimenticato che un’alternativa, valida per alcuni, è quella di scegliere di non averne.