Sessismo, Cosa Significa? Linguaggio e Oggettivazione Sessuale

Sessismo, cos’è e come riconoscerlo?

Nonostante la nostra società si dichiari attenta alla tutela dei diritti e della parità di genere, sono ancora molti i pregiudizi e le discriminazioni che ruotano attorno al tema dell’identità sessuale. Se in passato i comportamenti discriminatori erano messi in atto in modo esplicito e “a cuor leggero”, ad oggi hanno assunto forme più sottili e meno manifeste. Questo perché la maggiore consapevolezza del fenomeno ha fatto sì che gli atti discriminatori espliciti vengano attualmente malvisti all’interno del nostro contesto socio-culturale. Eppure, anche se meno visibile, il sessismo continua a caratterizzare la nostra realtà quotidiana. Sono le donne, soprattutto, e le minoranze di genere, ad essere oggetto di questo fenomeno.

disuguaglianza di genere

Il sessismo è molto più diffuso di quello che potremmo immaginare. Non è limitato al pregiudizio negativo: è ben strutturato e radicato a livello culturale, tanto da passare molte volte inosservato. Lo ritroviamo, infatti, spesso e volentieri nel linguaggio che usiamo abitualmente, come in comportamenti e stereotipi apparentemente positivi. Non sempre, tra l’altro, viene messo in atto in modo consapevole.

Il sessismo è tanto diffuso quanto pericoloso. Come vedremo bene in seguito, la gravità delle sue conseguenze può essere tale da intaccare il benessere psicofisico della persona. Procediamo con ordine e vediamo, prima, che cosa si intende con “sessismo” e come si presenta attualmente questo fenomeno nella nostra società. Smascherare pregiudizi e atteggiamenti discriminatori è uno step fondamentale per poter alleggerire la società di errate e nocive rappresentazioni sociali.

Sessismo, Cosa Significa?

Il sessismo è un pregiudizio di genere che ha origine dalla percezione di presunta inferiorità di alcune categorie di persone sulla base di caratteristiche sessuali. È un fenomeno di grande interesse sociale perché non si limita solamente alla presenza di giudizi negativi su qualcuno: questi si concretizzano in atteggiamenti e comportamenti discriminatori.

Il termine “sessismo” nasce negli anni ’60 da un gruppo di femministe americane che intendevano, in questo modo, sottolineare le ingiustizie sociali perpetrate nei confronti delle donne. È, infatti, un fenomeno di carattere sociale e politico alla stregua di un altro, purtroppo, molto conosciuto: il razzismo. Entrambi sono infatti contraddistinti da atteggiamenti di discriminazione motivati da aspetti di tipo biologico.

La dimensione psicologica di disprezzo e avversità si identifica nella misoginia, che letteralmente significa “odio verso le donne”. Questo è solitamente l’ultimo stadio, per gravità, dei comportamenti sessisti.

femminismo

Se è ben noto il fenomeno del sessismo in relazione a tematiche femminili, lo è un po’ meno quello riguardante gli uomini e le altre minoranze di genere. Tutte le persone con un’identità di genere non conforme a quella condivisa dalla maggior parte della popolazione hanno, infatti, maggiori probabilità di essere oggetto di discriminazione. Vedi anche: comunità LGBT+

In generale, possiamo dire che il sessismo si manifesta in tutte le situazioni in cui, con parole o gesti, si afferma la superiorità di un genere rispetto ad un altro.

Frase sessista

“Ma parità dei sessi vuol dire che dobbiamo avercelo lungo tutti uguale?”

Woody Allen

Origini del Sessismo

Il sessismo affonda le sue radici nella visione stereotipata dei ruoli del maschio e della femmina all’interno della società. Soprattutto una volta, i ruoli di genere erano rigidi e non interscambiabili. Le donne dovevano essere madri e mogli amorevoli, dedite alla famiglia e inclini alle faccende di casa. D’altra parte gli uomini dovevano affermarsi nel lavoro e garantire il sostegno economico all’interno nucleo familiare. Le differenze riguardavano anche la presunta predisposizione del genere femminile all’empatia e alle relazioni sociali, mentre quello maschile era associato ad una modalità di funzionamento meno emotivo e più cognitivo, orientato sul compito. Chi non rispettava il ruolo assegnato dalla società, o non si identificava con esso, era visto in modo molto negativo.

Vedi anche: Gravidanza e modello genitoriale

Con il tempo è venuta in parte meno questa rigidità, ma non è completamente decaduta. Gli stereotipi, compresi quelli di genere, sono duri a morire: resistono nel tempo perché sono funzionali al mantenimento dello status quo. Lo stereotipo di genere svolge fondamentalmente tre funzioni a livello sociale:

  • condivide le credenze riguardati un gruppo di persone (funzione descrittiva);
  • individua linee guida su come dovrebbero essere i membri di particolari gruppi (funzione prescrittiva);
  • mantiene il controllo sociale (funzione di giustificazione).

sessismo

In questo contesto, gli stereotipi legati all’uomo sono rimasti pressoché invariati, mentre quelli femminili si sono decisamente più evoluti. Non sono, tuttavia, crollati: se ne sono creati di nuovi, dei “sottostereotipi“, che hanno permesso di re-interpretare i cambiamenti di ruolo. Un esempio è quello della “donna in carriera”.

Sessismo Ambivalente

Come si presenta il sessismo ad oggi?

È possibile cogliere la complessità di questo fenomeno solo se si considera che il rapporto tra uomo e donna è il più intimo e interdipendente tra tutti i legami sociali. La donna ha bisogno dell’uomo, come questo ha bisogno di lei. Nella teoria più accreditata di Glick e Fiske, viene sottolineata l’ambivalenza di questo costrutto, che è presentato secondo la duplice natura di ostile e benevolo.

Sessismo Ostile

Il sessismo ostile è quello maggiormente manifesto. Rispecchia la definizione classica del pregiudizio di genere, secondo cui la persona deve assumere solo ruoli socialmente accettabili. Il superamento dei limiti imposti dalla società scatena comportamenti discriminatori volti a segnalare il mancato rispetto dell’espressione di genere culturalmente stabilita. Complementare a questo, è il sessismo benevolo.

Sessismo Benevolo

Se il sessismo ostile si concretizza in punizioni verso chi non rispetta i ruoli tradizionali, quello benevolo riguarda tutte le modalità di ricompensa di chi vi si attiene. È la forma più subdola che può assumere il sessismo, in quanto maggiormente accettato, tanto da riuscire, alle volte, a disarmare la protesta femminile. Consente, infatti, di vivere meglio, garantendo maggiore tutela e attenzione ai propri bisogni. Tuttavia, perpetua la differenza di genere perché sostiene la disuguaglianza a livello sociale.

Curiosità

Dalle ricerche transculturali emerge che:

  • Gli uomini sono in generale più d’accordo con il sessismo ostile rispetto alle donne.
  • Il sessismo ostile è più elevato nei paesi in cui c’è più discriminazione tra uomo e donna.
  • Le donne accettano maggiormente il sessismo benevolo rispetto agli uomini.
  • Il sessismo benevolo è più elevato nei paesi in cui la condizione della donna è più difficile per ricerca di protezione.

Ad oggi il sessismo ha assunto forme più sottili e meno manifeste, presentandosi in ogni contesto di vita, da quello sociale, a quello familiare e lavorativo. Ne vediamo qualche esempio.

Esempio n°1

Il sessismo in ambito lavorativo è quello che probabilmente salta più all’occhio. Capita alle volte di venire a sapere di diverse modalità di retribuzione tra uomo e donna, in cui guadagna di più a parità di mansione e responsabilità all’interno della stessa azienda. Promozioni assegnate più facilmente a uomini, cariche importanti occupate prevalentemente da maschi e così via. Tutto ciò rispecchia lo stereotipo di genere secondo il quale l’uomo investe maggiormente nel lavoro rispetto alla donna, che è chiamata ad occuparsi in primo luogo della famiglia. Inoltre, il diventare madre ridurrebbe ancor più la disponibilità all’attività lavorativa. Il neo papà, viceversa, è come se acquisisse anche le capacità empatiche del genere femminile, senza perdere nulla in cambio.

Frase sessista

“Non assumerei le donne con lo stesso salario degli uomini, anche se devo ammettere che ci sono molte donne competenti”.

Jair Bolsonaro

sessismo lavoro
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Esempio n°2

Il pensiero sessista si insinua continuamente nei contesti pubblici e nelle dinamiche relazioni. In questi casi può presentarsi anche sotto forma di sessismo benevolo.

Il “prima le signore” ne è un esempio, come tutte le attenzioni al genere femminile in quanto tale. Gli atti di galanteria, come pagare il conto al ristorante o aprire la portiera, possono assumere significati sessisti se veicolano il messaggio di debolezza del genere femminile. Bisogna prestare attenzione anche a come vengono proposti i complimenti, perché la connotazione sessista nella nostra lingua è sempre dietro l’angolo.

Il fenomeno del sessismo dilaga anche perché la donna, nella nostra società, è vista in modo fortemente contraddittorio. Da un lato la televisione e le pubblicità propongono un’immagine legata soprattutto all’apparenza e alla seduttività, veicolando un messaggio tutto centrato sulle qualità fisiche (come se ci fossero solo quelle). Dall’altra parte, una donna che si concede la libertà di avere più partner sessuali e/o di non avere famiglia, è “libertina”, per usare un’espressione leggera.

Approfondimento

Vedi anche:

Esempio n°3

Anche nelle dinamiche di coppia emergono comportamenti sessisti. Al di là dei ruoli interni che si possono assumere (come già detto) nel nucleo familiare, l’uomo gode di maggiori libertà rispetto alla controparte. Si chiude più facilmente un occhio se la “scappatella” se l’è concessa lui, per dire. I pettegolezzi fioccano maggiormente, al contrario, se è lei a non rispettare i canoni di “moglie perfetta”.

Sessismo linguistico

Il sessismo si esprime largamente anche all’interno della nostra lingua. Il vocabolario è pieno di termini ed espressioni sessiste che usiamo quotidianamente senza nemmeno renderci conto della loro connotazione di genere. Ecco alcuni esempi di sessismo nel linguaggio comune che, apparentemente, sembrano innocue.

  • Modi di dire di impronta maschilista. Chi non ha mai sentito dire (o detto) “auguri e figli maschi”, “donna al volante, pericolo costante”, “donna nana, tutta tana”, “donne e buoi dei paesi tuoi”… Ve ne vengono in mente altri?
  • Paragoni dispregiativi al femminile e positivi al maschile. “Sei una gallina” e “sei un gallo” propongono un confronto molto simile, ma con significato opposto. Allo stesso modo “sei una vacca” e “sei un toro”.
  • Attribuire connotazioni maschili al genere femminile. “Donna con un carattere forte” e “donna con gli attributi”, per esempio.
  • Assenza di parole nella versione maschile, come essere zoccola ma non zoccolo.
  • Mancanza della declinazione al femminile per molte professioni (ingegnere e non ingegnera; chirurgo e non chirurga, sindaco e non sindaca…)
  • Frasi di sessismo benevolo. Esempi sono “è la donna che fa l’uomo” e “le donne non si toccano neanche con un fiore”.

Conseguenze del Sessismo

Il sessismo, come anticipato all’inizio, può portare ad importanti conseguenze sul piano psicologico, ma anche fisico e relazionale.

Poiché il sessismo è intrinseco nei valori della nostra società, viene spesso interiorizzato dalle persone che ne sono vittime. Ciò influisce negativamente sull’autostima e sul senso di autoefficacia: la percezione è prevalentemente quella di essere incompetenti o non sufficientemente attraenti. Ne derivano disfunzioni a livello sessuale e disordini alimentari correlati ad un’insoddisfacente immagine di sé.

Inoltre, la persona auto-svalutante ha più probabilità di mettere in atto comportamenti sessuali a rischio e di non utilizzare gli anticoncezionali.

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Insorgono facilmente anche emozioni negative, quali ansia e vergogna, che possono consolidarsi in condizioni patologiche, come disturbi d’ansia o depressione, cronicizzando in situazioni di stress. Ciò incide sulle prestazioni cognitive, che risultano meno efficaci, e sulla consapevolezza dei propri stati interni.

La conseguenza più grave a cui può portare la percezione di superiorità di un genere rispetto ad un altro è tuttavia la giustificazione della violenza sessuale. Il sessismo, infatti, può condurre al fenomeno dell’oggettivazione sessuale, modificando il rapporto tra uomini e donne. Considerare l’altro come un oggetto sessuale favorisce, infatti, la tendenza a trattarlo di conseguenza.

Vedi anche:

Oggettivazione Sessuale

Una conseguenza rilevante del sessismo è, appunto, il fenomeno dell’oggettivazione sessuale. Corrisponde ad un processo di deumanizzazione in cui la persona viene ridotta ad uno strumento per la mera gratificazione sessuale. Nello specifico, si percepiscono solo alcune parti dell’individuo (sessuali o funzionali) a cui si riconduce tutta la sua identità.

L’oggettivazione sessuale è stata prettamente femminile fino a vent’anni fa, circa, dopodiché si è cominciato a parlare anche di oggettivazione sessuale maschile. Quest’ultima è correlata all’insoddisfazione per il proprio corpo, che deve essere (secondo i canoni culturali) forte e privo di emozioni per poter dominare sulla donna. Sebbene dal punto di vista quantitativo i due fenomeni siano molto simili, l’oggettivazione maschile comporta comunque minori conseguenze. Non dimentichiamo, infine, che anche le minoranze di genere, come intersex e trans, sono oggetto di questo fenomeno.

Curiosità

L’oggettivazione non è un fenomeno più ampio e non prettamente sessuale. Martha Nussbaum, filosofa e femminista statunitense, ha identificato tra le principali dimensioni:

  1. Strumentalità: il corpo è uno strumento per scopri altrui.
  2. Negazione dell’autonomia: l’oggetto è privo di autonomia e autodeterminazione.
  3. Inerzia: l’oggetto è inerte e incapace di reagire.
  4. Fungibilità: si può interscambiare l’oggetto con altri.
  5. Violabilità: l’oggetto non ha confini che ne tutelano l’identità.
  6. Proprietà: l’oggetto è proprietà e può essere prestato o venduto.
  7. Negazione della soggettività: l’oggetto ha esperienze e sentimenti trascurabili.

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Ad oggi l’oggettivazione sessuale è un fenomeno talmente pervasivo nella nostra realtà che viene vissuto come componente essenziale e inevitabile della vita.

Molto spesso, inoltre, l’oggettivazione sessuale viene interiorizzata, assumendo la prospettiva esterna per giudicare se stessi. Questo fenomeno prende il nome di auto-oggettivazione. Ne deriva una modalità estrema di sorveglianza del proprio corpo, che comporta l’impiego di molte energie mentale e causa stati emotivi negativi, come una scarsa autostima. Sono le donne, come abbiamo anticipato, a risentire maggiormente della condizione psicologica che deriva dall’insoddisfazione per il proprio corpo.

sessismo

Neosessismo

Se siete arrivati a leggere fin avrete potuto appurare che il sessismo è ancora largamente presente nel contesto culturale di cui facciamo parte. Ad oggi tuttavia alcuni parlano di sessismo moderno o, come lo ha definito Volpato, di neosessismo.

Lettura consigliata

Chiara Volpato è un’esperta in psicologia sociale e autrice di vari libri. Vi consigliamo questa lettura: Psicologia del maschilismo.

Il neosessismo indica la credenza di una ormai raggiunta parità di genere tra uomo e donna. Ne deriva, di conseguenza, la convinzione che non siano più necessarie le misure di contrasto alla discriminazione. Anzi, alcuni le ritengono addirittura negative perché rischierebbero di perpetrare il pregiudizio contro gli uomini. In pratica un tentativo di lasciarsi il passato alle spalle, peccato che la discrepanza di genere non sia ancora un argomento superato.

Siate dunque consapevoli dell’attualità di questo fenomeno, che ancora oggi viene messo in atto da molti in modo più o meno consapevole.

Frase sessista

“Se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso, deve preoccuparsi perché vuol dire che il suo femminile non è in primo piano”.

È ciò che ha detto Raffaele Morelli ad un programma radiofonico nel giugno 2020.