Work Life Balance. Traduzione, Cos’è, Significato, Smart Working

Work life balance è quell’espressione con cui si indica il giusto equilibrio tra aspetti relativi alla vita privata e a quella lavorativa. Particolarmente caro alle nuove generazioni, questa tematica ha visto un rinnovamento del suo interesse a seguito dell’introduzione delle pratiche di smart working adottate a seguito della pandemia. Che cosa intendiamo però, di preciso, con work life balance? E in che modo lo smart working ha influito su questo equilibrio?

Curiosità

Vuoi avviare una relazione di mentoring con collega senior? Assicurati che abbia un buon equilibrio vita-lavoro.

Traduzione di Work Life Balance

Per evitare dubbi e confusione, è sufficiente far presente che va bene rendere l’espressione con “equilibrio vita-lavoro” senza che ciò alteri minimamente il significato originale. Siamo infatti di fronte a qualcosa con un significato abbastanza intuitivo (sebbene, come vedremo, questo non significa che ci sia una definizione univoca).

Tuttavia, ancora una volta ci troviamo dinnanzi a un concetto che è stato importato nella letteratura specialistica italiana senza una relativa traduzione. A volte troverete usate entrambe le espressioni, sia in italiano che in inglese.

In questo articolo, comunque, verrà preferita il più delle volte la versione originale.

Curiosità

Disporre di una serie di soft skill aiuta a lavorare meglio, aumentando le chance di ottenere un buon equilibrio vita-lavoro. Esempi di competenze soft sono:

Work Life Balance: Cos’è?

Il work life balance diventa argomento di dibattito a seguito dell’ingresso delle donne nel mercato del lavoro nel secondo dopoguerra. Da quel momento le donne si sono ritrovate non solo a lavorare, ma a mantenere anche il ruolo di accudimento precedentemente svolto. Solo negli anni ’70 si inizia a parlare di coppie, sebbene il focus rimanga sulle madri lavoratrici. Tuttavia, ciò non è sufficiente a inquadrare il problema; per farlo, esamineremo ogni componente di questo concetto.

Vita Privata

Attribuire alla componente “vita” esclusivamente gli aspetti di cura della prole di coppie etero, appare decisamente limitante. Questa visione esclude, infatti, tutta una serie di aspetti egualmente importanti:

  • Famiglie LGBTQA+ (dimenticate dalla letteratura scientifica);
  • Famiglie monogenitoriali (che anzi avrebbero più bisogno di politiche di promozione di questo equilibrio);
  • Individui senza figli (la cui assenza induce le aziende a non tener conto degli orari di lavoro di questi dipendenti, i quali in risposta potrebbero adottare comportamenti controproduttivi se percepiscono ingiustizia o esclusione da politiche di work life balance);
  • Famiglie che si prendono cura di persone anziane (genitori, nonni, parenti in generale);
  • Famiglie che si prendono cura di animali domestici (equiparati a membri della famiglia).

Inoltre, le aziende hanno spesso escluso dalle loro politiche di promozione di tale equilibrio tutti quegli aspetti quali hobby, sport, volontariato, istruzione, ecc. che potrebbero essere importanti per una persona, anche se non strettamente legati alla cura di un essere vivente. Ne consegue che la visione di “vita” qui adottata sarà onnicomprensiva di tutte le tipologie di famiglie e di tutti gli aspetti che possono contribuire alla conduzione di una vita serena, siano essi aspetti legati alla cura di altri o di se stessi.

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Lavoro

Analogamente a quanto accaduto con il polo “vita”, anche in questo caso ci si è concentrati prevalentemente su condizioni lavorative che potremmo definire “standard” (contratti full time da svolgere in ufficio). Oggi invece si è diffuso l’interesse per il work life balance anche in condizioni contrattuali differenti:

  • Part-time – potrebbe aumentare l’equilibrio perché si avrebbe più tempo per dedicarsi ad altro; non è così se la persona svolge 2 lavori part-time per sbarcare il lunario;
  • Contratti flessibili – l’equilibrio dipenderà dalla stagionalità del lavoro (periodi di picco contro periodi morti), dal momento in cui devono essere svolti (weekend, notti, ecc.) e dalla quantità di lavoro che si accetta (modulando così il rapporto tra ore lavorative e ore non lavorative);
  • Aziende a conduzione familiare – nonostante un maggior senso di controllo sulle proprie attività, dover essere sempre disponibili per i clienti può limitare i livelli di equilibrio;
  • Freelance – in alcuni casi mostrano alti livelli di work life balance e soddisfazione (per via della maggiore autonomia), in altri mostrano alti livelli di stress e burnout;
  • Smart working – che approfondiremo successivamente.

Esattamente come prima, anche in questo caso adotteremo una visione complessiva del termine lavoro, che tenga conto di tutte le tipologie possibili.

Equilibrio

Alcuni ritengono che si ottenga equilibrio distribuendo pari energia, tempo e impegno a entrambi i poli. Altri sostengono che una visione così rigida non sia utile, e che tale equilibrio si ottenga in base alle circostanze in cui l’individuo si trova, dando spazio alla sua soggettività, in quanto sarà la singola persona, in base all’interpretazione che fa del suo contesto, a dirci se ha raggiunto un soddisfacente equilibrio.

Probabilmente questa visione è anche la più pertinente, in quanto il work life balance deve portare a un esito soddisfacente per la persona, soddisfazione che non è detto si raggiunga allocando la stessa quantità di risorse alla vita privata e al lavoro.

Curiosità

L’Harvard Business Review ha creato una guida per le persone che vogliono aumentare il proprio equilibrio vita-lavoro. Per farlo, fornisce consigli su come fare il punto della situazione, su come ottimizzare il proprio tempo e le proprie decisioni, sull’esplorazione di accordi lavorativi flessibili, sulla gestione delle relazioni e sul prendersi cura di sé.

Significato di Work Life Balance

Allora, in sostanza, qual è il significato di aver un soddisfacente work life balance?

Possiamo dire che tale equilibrio si raggiunge quando l’organizzazione mette in atto delle pratiche che vanno incontro ai bisogni dei propri lavoratori, consentendo una migliore gestione di entrambi i poli da parte dei dipendenti, portando a una situazione win-win in cui migliora sia la vita dei lavoratori che l’efficienza organizzativa.

Tuttavia, non è infrequente che i confini tra questi due domini siano sfumati. Questo porta a rendere invisibile un tipo di lavoro che viene svolto principalmente dalle donne per le proprie famiglie. Si può infatti parlare di lavoro familiare (family work), con attività che comprendono:

  • faccende domestiche (housework);
  • cura dei figli (childcare);
  • carico emotivo (emotional labor; supporto emotivo agli altri membri della famiglia);
  • lavoro mentale (mental work; pensare all’organizzazione/coordinamento delle attività familiari).

Dunque, com’è facile intuire, il significato dell’equilibrio vita-lavoro è qualcosa che non è generalizzabile. Ci sono fattori economici, culturali e istituzionali che influenzano le aspettative su ciò che si intende per soddisfacente work life balance. Questi stessi fattori, potrebbero inoltre essere promotori di comportamenti o atteggiamenti che peggiorano tale equilibrio (per esempio, portando a una maggiore deferenza verso l’autorità, la quale potrebbe rendere più inclini ad accettare tutte le richieste dei capi, quali fare turni di lavoro più lunghi).

Quale che sia il significato che una persona attribuisce all’equilibrio vita-lavoro, raggiungerlo porta a essere più soddisfatti della propria vita. A sua volta, questo ha un impatto positivo sulla propria salute fisica e psicologica.

Curiosità

In Giappone è ormai tristemente noto il fenomeno del karoshi, cioè quando qualcuno muore a causa del troppo lavoro.

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Vantaggi per le Aziende

La promozione del benessere del lavoratore ha un impatto sul successo organizzativo. Sappiamo infatti che se il dominio lavorativo e quello privato si scontrano, le persone accusano una serie di effetti negativi (burnout, difficoltà ad addormentarsi, mancanza di concentrazione, scarsa reattività, ecc.) che finiscono per ripercuotersi sulle loro performance a lavoro (vedi anche: mobbing).

Al contrario, alcuni studi mostrerebbero come chi lavora in remoto (come esempio di pratica di work life balance) aumenti le proprie performance, la propria soddisfazione e il proprio impegno rispetto a chi lavora in ufficio. E ancora, una valida strategia di work life balance può essere un importante strumento di talent acquisition (cioè le strategie per ottenere i migliori talenti) nonché di retention (cioè trattenere i lavoratori in azienda, evitandone le dimissioni).

A titolo esemplificativo, alcune politiche di promozione del work life balance sono: orari di lavoro flessibili, aumento del periodo di congedo parentale, nidi aziendali, assistenza per l’infanzia e la terza età e ovviamente lo smart working.

Curiosità

Una delle strategie di talent acquisition è adottare un approccio basato sulla gamification.

Work Life Balance e Smart Working

L’introduzione massiccia di forme di lavoro da remoto in Italia è dovuta principalmente all’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19. Per poter garantire continuità nei servizi, ci si è improvvisamente ritrovati a dover lavorare fuori dall’ufficio. Gli effetti dello smart working sulla vita privata dei dipendenti possono essere chiaramente diversi, e legati alle condizioni socio-economiche in cui versa il singolo individuo. Dobbiamo inoltre considerare le differenze generazionali: sembra che i lavoratori più giovani siano coloro che richiedono maggiormente di lavorare da remoto.

Curiosità

Aja Frost ha scritto un libro in cui fornisce ben 500 suggerimenti per lavorare da casa nel migliore dei modi. Il libro è dunque composto interamente da brevissime pillole raggruppate per tematiche. Probabilmente non troverete validi tutti questi consigli, ma può rappresentare un utile spunto di riflessione.

Effetti Negativi dello Smart Working

Lo smart working può influenzare negativamente la vita privata nel momento in cui le attività lavorative ostacolano quelle della vita privata. Ci si può ritrovare, infatti, a non saper gestire bene i tempi da assegnare al lavoro e alle faccende private, causando stress e conflitti in famiglia. In particolare, chi si occupa della cura di bambini o anziani, potrebbe avvertire un maggior peso dal lavoro in remoto.

Come vedremo, lo smart working combinato all’emergenza sanitaria, ha inoltre peggiorato il work life balance delle donne.

Questi conflitti possono a loro volta esacerbarsi se chi lavora ha difficoltà a staccarsi da lavoro, finendo per lavorare più a lungo di quanto farebbe in ufficio (vedi stress-lavoro correlato).

Effetti Positivi dello Smart Working

Eventuali effetti negativi dello smart working possono essere limitati da un incremento dei livelli di engagement dei lavoratori. Livelli più alti di engagement, diminuendo la fatica fisica e psicologica e aumentandone l’autonomia, permetterebbero alle persone di gestire meglio le dinamiche familiari, a beneficio dell’equilibrio lavoro-vita privata.

Anche i pendolari possono beneficiare dello smart working, recuperando le ore prima spese sui mezzi per recarsi a lavorare. Diventa dunque possibile aumentare le proprie ore di sonno o dedicarsi ad altre attività.

Inoltre, lo smart working consentirebbe alle neomamme di continuare a lavorare, aumentando la loro stabilità lavorativa e continuità salariale (vedi anche: empowerment).

Curiosità

Le lavoratrici possono ritrovarsi dinnanzi a numerose difficoltà dopo il parto. Puoi approfondire leggendo i risultati di questo sondaggio condotto da LinkedIn e Censudwide su 3.000 madri lavoratrici.

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Smart Working, Work Life Balance e Parità di Genere

Ormai è chiaro che le differenze di genere possono influenzare l’esito delle politiche di work life balance. In tal senso, le aspettative di genere giocano un ruolo fondamentale (vedi anche: sessismo).

Se gli uomini in smart working tendono ad aumentare il loro carico lavorativo, questo incremento è solitamente compensato economicamente. Inoltre, un uomo in smart working non suscita particolare scalpore perché si ritiene che darà comunque la priorità al lavoro rispetto che alla famiglia.

Al contrario, le donne in smart working finiscono per aumentare il carico domestico, e anche quando aumenta il carico lavorativo, non ricevono alcun benefit economico. Inoltre, nonostante possano richiedere di lavorare in smart working per essere più efficienti, le aspettative di genere indurranno a pensare comunque che la richiesta sia stata fatta per esercitare un maggior controllo sulle attività domestiche – suscitando una certa disapprovazione.

Come se non bastasse, la chiusura delle scuole a seguito del lockdown, ha portato le madri a vivere un’esperienza lavorativa più frammentata, interrotta dalle richieste dei propri figli, che continuano a cercare le madri per qualsiasi richiesta.

Così, alcune mamme si sono ritrovate a ridurre il proprio orario lavorativo. Altre hanno proprio smesso di lavorare, finendo per fare il doppio delle faccende domestiche rispetto al partner lavoratore. Se invece è il padre a smettere di lavorare, le faccende domestiche risultano equamente distribuite, anche se la madre lavora almeno 5 ore al giorno.

Non si intende demonizzare il lavoro in remoto né sminuire il suo potenziale effetto sul work life balance. Infatti, se i ruoli di genere ancora oggi influenzano il controllo che le persone hanno sul proprio tempo, non dovrebbe sorprendere che il genere con meno controllo sullo stesso ha anche meno benefici dal telelavoro.

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