Percezione e Psicologia: Significato, Teorie, Valutazione Clinica e Training

Percezione, la costruzione di ciò che ci circonda.

La percezione ci consente di andare oltre gli stimoli che si presentano a noi nel contesto in cui viviamo e agiamo. In che senso?

È concettualmente complicato. Per semplificare potrebbe bastarci partire dal presupposto che noi percepiamo continuamente e qualsiasi stimolo! La nostra percezione si focalizza su un oggetto, un volto di una persona a noi cara o appena conosciuta, una soundtrack che fa da sfondo ad un momento romantico…

Vi siete mai chiesti perché avvenga tutto ciò?

Certamente siamo dotati un “sistema” prezioso che ci consente di elaborare le sensazioni raccolte dai nostri organi di senso. Le informazioni giungono poi al cervello. In questa sede vengono codificate, organizzate, riconosciute e interpretate.

 "sistema" percettivo e cervello

Se questi primi spunti hanno suscitato in voi interesse, nelle prossime righe approfondiremo insieme l’argomento vasto della percezione. Cercheremo di declinarlo rispetto alla relazione tra stimolo fisico (reale) e stimolo percepito. Ci soffermeremo sulle implicazioni del processo di percezione nel mondo della psicologia.

Per i più appassionati, buona lettura!

Percezione, Significato

Secondo l’opinione comune, ciò che dal punto di vista scientifico viene etichettato come “realismo ingenuo”, persiste una convinzione. Si ritiene, infatti, che nella nostra quotidianità percepiamo esattamente la “fotocopia” dello stimolo a cui siamo esposti. Dunque, secondo questa corrente di pensiero ci sarebbe una completa coincidenza tra il mondo così com’è (realtà fisica esterna) e il mondo come lo percepiamo (realtà percettiva interna o fenomenica). Tuttavia, numerose esperienze ed evidenze empiriche hanno dimostrato che tale corrispondenza non sia assolutamente veritiera!

Cosa dice la Scienza

La psicologia scientifica definisce la percezione come un complesso processo cognitivo di interpretazione della realtà, che opera la sintesi dei dati sensoriali in informazioni dotate di significato. Tale processo ha ripercussioni sul comportamento e sull’adattamento all’ambiente.

Vedi anche: Psicologia e Dominio Cognitivo: Significato, Sviluppo e Funzionamento Lifetime

percezione come processo cognitivo di interpretazione e integrazione dei dati sensoriali

Sensazione e Percezione

È importante, a questo proposito, operare una  distinzione tra sensazione e percezione, una linea di demarcazione spesso poco conosciuta o ignorata.

La sensazione consiste nell’attivazione degli organi di senso, stimolati da una sorgente di energia fisica. In sostanza, il soggetto viene “bombardato” da stimoli presenti nell’ambiente circostante e li capta, li cattura e raccoglie.

La percezione corrisponde a quelle attività cerebrali che permettono di identificare, organizzare e interpretare gli stimoli per creare delle rappresentazioni mentali. A questo punto riscontriamo un altro processo: l’attenzione, che consente di selezionare gli stimoli di interesse ed escluderne altri. Secondo quale criterio? In genere sulla base dei bisogni personali, della motivazione, nel rispetto delle emozioni esperite e delle conoscenze già acquisite da chi percepisce e depositate nella propria memoria.

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Ma quali caratteristiche dovrebbe possedere uno stimolo?

Gli stimoli possono variare sia per qualità sia per intensità. La questione relativa a come l’intensità di uno stimolo influenzi le nostre sensazioni e di seguito percezioni, è affrontata da una parte della psicologia conosciuta come psicofisica. Questa disciplina ha per oggetto lo studio dell’esperienza soggettiva che gli stimoli hanno sul piano psicologico individuale di chi li sperimenta nel quotidiano.

Curiosità

Il processo che intercorre tra sensazione e percezione è la trasduzione, che avviene quando gli organi di senso convertono i segnali provenienti dall’esterno in segnali neurali, che vengono inviati al sistema nervoso centrale.

Percezione, Teorie

Fino ai primi del Novecento gli scienziati credevano che la percezione finale degli stimoli fosse spiegabile come la semplice somma di sensazioni elementari, come le linee, i punti e le caratteristiche fisiche dello stimolo. Tale idea fu proposta nell’ambito dello Strutturalismo, i cui principali esponenti furono Wundt, Tichener, Ebbinghaus e Fechner.

Anche secondo la teoria di Helmholtz, afferente al filone dell’Empirismo a partire dal 1870, la percezione era considerata come la somma di sensazioni elementari, integrate poi con le informazioni apprese in precedenza. Gli stimoli vengono dunque interpretati sulla base delle esperienze passate e uno stimolo nuovo viene assimilato a uno analogo già in memoria. Egli riteneva infatti che nelle percezioni fossero presenti interferenze inconsce, le deduzioni, scaturite dalla passata esperienza, in base alle quali viene calcolata la probabilità che un oggetto possa avere una certa forma.

Curiosità

Helmholtz ha compiuto esperimenti sul sistema visivo, per spiegare come esso sia fondato sulla sintesi degli stimoli che giungono alla retina e la colpiscono in diversi punti. Il soggetto non riesce a percepire i singoli stimoli, ma li somma e ottiene l’immagine complessiva.

Anni ’60

Un nuovo impulso agli studi sulla percezione fu apportato dal movimento del New Look of Perception, che si affermò intorno al 1960 nel contesto del Funzionalismo. Secondo gli  esponenti del New Look, la percezione è influenzata dal significato emotivo dello stimolo, dalle aspettative e dalle motivazioni del soggetto.

Infine, secondo la Teoria Ecologica di Gibson, formulata nel 1966, in un ambiente vengono colti di preferenza stimoli che si prestano al raggiungimento di un obiettivo, ad esempio proprietà strumentali di un oggetto come la “percorribilità” o la “commestibilità”. Tali proprietà vengono definite “affordances”, ossia degli indizi, suggerimenti disponibili presenti nell’ambiente.

Vedi anche: schizofrenia

Teoria della Gestalt

Accanto agli studi già citati, che si sono protratti fino agli anni ’60, nel 1935 è stata formulata la Teoria della Gestalt, che si è concentrata sulla percezione visiva. Questa scuola di pensiero sostiene un approccio globalistico alla realtà, rifiutando la frammentarietà proposta da Helmholtz.

Secondo la Gestalt, la percezione non è cumulativa e non è influenzata dal passato, ma è il risultato di un’interazione e di un’organizzazione globale delle diverse parti. La Gestalt considera la forma (appunto “gestalt” in tedesco) come quel qualcosa che emerge non dalla somma dei singoli elementi, bensì dalle relazioni tra di essi.

Provate a pensare e canticchiare una melodia che vi piace tanto. Fatto?

Ecco, quello che percepite non è il prodotto di un aggregato di note musicali, ma il loro modo di combinarsi e alternarsi.

Costanza Percettiva

La costanza percettiva è un fenomeno per cui gli oggetti fisici vengono percepiti come invariabili o dotati di stabilità. Ciò avviene nonostante lo stimolo/oggetto in questione cambi continuamente, anche in funzione di variazioni legate al contesto ambientale.

Per esempio, conserviamo la percezione della dimensione reale del nostro miglior amico.

costanza percettiva

Come? Il nostro cervello opera un “aggiustamento” rispetto al modo in cui lo stimolo (il nostro amico) giunge ai nostri sensi, in questo caso così come i nostri occhi lo catturano. Per questo motivo, anche se il nostro caro amico dovesse allontanarsi dal nostro punto di osservazione, così lontano di diventare “minuscolo”, noi sapremmo che le dimensioni della sua statura restano sempre le stesse! (es. 180 cm)

Leggi Gestaltiche

I gestaltisti si sono occupati  soprattutto di studiare le forme geometriche. In esse risulta più evidente l’influsso dei fattori soggettivi comuni (es. la ricerca di ordine e regolarità, la simmetria, la buona continuazione, l’economia cognitiva ecc.). Così sembrerebbe possibile ipotizzare che tali fattori comuni siano ereditati e innati.

In particolare, vengono formulate da Max Wertheimer alcune leggi basilari dell’organizzazione percettiva (o fattori di unificazione), le quali riguardano principalmente il risalto della figura nello sfondo, ovvero la distinzione di una parte del campo visivo dal resto del campo visivo stesso.

Di seguito vediamo sintetizzate le leggi gestaltiche.

a) Legge della prossimità: elementi vicini vengono percepiti come figura complessiva.

b) Legge della somiglianza: parti che si somigliano vengono considerate come figura unica.

c) Legge dell’orientamento: un insieme di punti equidistanti, orientati nella stessa direzione, vengono considerati come figura finale.

d) Legge del destino comune: le parti che si muovono insieme vengono organizzate come figura rispetto a uno sfondo.

e) Legge della buona forma: gli stimoli vengono organizzati nella forma più coerente possibile.

f) Legge della continuazione: il minor numero di interruzioni favorisce la percezione di alcuni elementi come figura.

g) Legge della chiusura: le regioni con i margini chiusi vengono percepite come figura.

I gestaltisti sottolineano il carattere autoctono, cioè innato, dei principi secondo i quali viene organizzata la percezione degli stimoli visivi. Perché?

Curiosità

Tali principi non scaturiscono dall’esperienza dell’osservatore, ma sono intrinseci e non influenzati dalla conoscenza pregressa. Infatti, vi sono soluzioni percettive che si impongono “con forza”, impedendo l’attribuzione di altre configurazioni.

Illusione vs Realtà

I gestaltisti hanno studiato anche il fenomeno percettivo delle illusioni, ossia percezioni di oggetti costruiti mentalmente, ma in realtà inesistenti.

Questo fenomeno si verifica, ad esempio, con il triangolo di Kanizsa. Consiste in tre cerchi privi di un settore circolare, disposti ai vertici di un triangolo immaginario. Osservando questa figura si percepisce un triangolo con i vertici sovrapposti ai cerchi.

percezione e illusione: il triangolo di kanizsa

 

Curiosità

Ciò avviene, secondo la psicologia della Gestalt, poiché la mente applica i principi di organizzazione degli stimoli, che tendono alla semplicità e al completamento. Dunque, anche avendo a disposizione stimoli isolati, la mente tende a completarli aggiungendo parti mancanti, o a chiuderli percependoli in modo continuo e organizzandoli in una forma.

Illusione di Muller-Leyer

Un’altra illusione ottica, illustrata nell’immagine che segue, è chiamata l’illusione di Muller-Leyer.

Osserva attentamente le due linee: quale delle due ti sembra più lunga rispetto all’altra?

illusione e percezione

Curiosità

Nonostante le due linee siano della stessa lunghezza, la prima sembra più lunga della seconda!

Una spiegazione per questa illusione è che la linea con le punte delle frecce rivolte all’interno è interpretata come l’angolo interno di una stanza rettangolare che si estende in direzione opposta alla nostra. Al contrario, la linea con le punte delle frecce rivolte verso l’esterno è letta come l’angolo relativamente vicino a noi, di un oggetto rettangolare. La nostra esperienza passata, dotata di indizi che determinano la distanza, ci porta a ritenere che l’angolo esterno sia più vicino a noi rispetto a quello interno. Pertanto, quest’ultimo risulterà necessariamente più lungo.

Movimento Stroboscopico

Un altro tipo di illusione, studiato da Wertheimer, è il movimento stroboscopico. Si tratta di un movimento apparente, prodotto dal ritmo con cui si alterna l’accensione di stimoli di per sé statici. Se dei punti luminosi vengono programmati per accendersi e spegnersi con pochi secondi di differenza, il ritmo con cui si alterna l’accensione dei punti induce a percepire un movimento, come se lo stesso stimolo luminoso si spostasse da un punto all’altro.

Di seguito ecco riportato il link per visionare una versione simile dell’esperimento: https://www.youtube.com/watch?v=8mhvphoWZxc

Percezione, Psicologia

La Psicologia è una scienza molto vasta, che riflette al suo interno la presenza di ambiti molto differenti tra loro. Scopriamo come il processo di percezione occupi un posto di rilievo all’interno di ciascuno di essi.

In ambito clinico gli studi sulla percezione riguardano i cosiddetti disturbi o alterazioni della percezione. Facciamo riferimento, ad esempio, alle allucinazioni. Si tratta di percezioni in assenza di un oggetto reale, involontarie, spontanee e non controllabili. Quelle uditive sono presenti soprattutto in disturbi psicotici come la schizofrenia.  Al contrario, quelle visive si manifestano non solo in quadri psichiatrici di disturbi psicotici, ma possono essere più comuni negli stati organici. Per esempio traumi, epilessia, demenza, disturbi metabolici.

Altri Ambiti della Psicologia

Un altro disturbo percettivo osservabile in ambito neuropsicologico clinico è quello che si manifesta nel neglect (o eminattenzione laterale). Tale disturbo è dato dal fatto che i collegamenti tra i due emisferi cerebrali sono lesi per diversi motivi, per cui la persona che ne è affetta non vede, appunto non percepisce a livello visivo, una parte del campo. Si tratta di un disturbo molto studiato perché permette di capire le forme di adattamento messe in atto dal cervello quando per la persona una metà del campo non esiste.

neglect: esempio percezione orologio

Un’altra area applicativa riguarda la problematica della percezione dell’ambiguità e delle illusioni. Un fenomeno interessante, legato anche all’assunzione di droghe, è la sinestesia, cioè la percezione di una sensazione da parte di un altro sistema percettivo (per esempio, un suono come un colore).

In ambito di psicologia del lavoro ed in particolare marketing, le implicazioni dello studio dei processi percettivi sono molte. I consumatori, nella loro fase valutativa e decisionale (decision making) possono tentare di valutare i prodotti direttamente mettendone a confronto gli attributi fisici quali il gusto, l’odore, la dimensione e la forma.

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Curiosità

Tuttavia, spesso, le persone non sono in grado di percepire le effettive differenze fisiche tra i prodotti e quindi non basano le loro preferenze su specifiche caratteristiche del prodotto stesso.

Percezione, Valutazione Clinica

Per quanto concerne le applicazioni cliniche, uno dei test più noti per lo studio delle percezioni è il Rorschach, che pone in relazione il modo di percepire del soggetto con la sua personalità. Questo test è composto da 10 tavole su cui sono raffigurate delle macchie di inchiostro perfettamente simmetriche, delle quali il soggetto deve riferire cosa vede.

Rorschach

Vedi anche:

Un altro test è quello delle macchie di Holtzman. Entrambi si basano sulla presentazione e interpretazione di stimoli privi di contenuto proprio. Vi è poi il TAT di Murray, in cui al soggetto si mostrano delle tavole che per lo più rappresentano persone raffigurate realisticamente in situazioni ambigue e gli si chiede di raccontare una storia per ogni illustrazione proposta.

Nel Test della figura nascosta di Witkin, la persona deve rintracciare una figura mostrata in precedenza all’interno di una seconda figura più grande in cui molte linee interferiscono e creano confusione, rendendo difficile la percezione. L’esperienza ha dimostrato che i soggetti indipendenti dal campo visuo-percettivo risolvono facilmente e velocemente il compito, lasciandosi guidare da indici interiori e da capacità analitiche; invece i soggetti dipendenti dal campo (soggetti nevrotici o personalità psicotiche) falliscono perché non si fanno guidare da tali indici.

Altri Test

Infine, in ambito neuropsicologico, tra i test più utilizzati vi sono lo Street’s Completion Test e il Test di giudizio di orientamento di linee di Benton. Il primo misura la capacità gnosico-appercettiva del soggetto, dunque la sua abilità di unificare dei frammenti di uno stimolo in un’unità sovraordinata dotata di senso.

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Lo Street’s Completion Test è costituito da una tavola con alcune sagome sfumate, di cui non è immediatamente riconoscibile il soggetto ritratto; compito del soggetto in esame è osservare le sagome e risalire all’oggetto rappresentato, a partire dalle parti presenti e immaginando quelle mancanti.

Nel Test di giudizio di orientamento di linee di Benton, invece, vengono presentate al soggetto 30 tavole su cui sono rappresentate due linee con diversa inclinazione. Egli deve confrontare le linee con un modello sul quale sono disegnate tutte le inclinazioni possibili disposte a raggiera.

test per la percezione visiva in caso di deficit neuropsicologico

 

Abilità Visuo-Percettive, Training

Abbiamo già affrontato quanto necessario per comprendere cosa si intenda per percezione visiva, oggetto di studio prevalente della Gestalt. Facciamo, dunque, riferimento alla nostra capacità di distinguere, riconoscere e manipolare le informazioni visive. Tutto ciò viene sintetizzato in quelle che vengono definite “abilità visuo-percettive”.

Cosa comporta riscontrare difficoltà rispetto a tali abilità?

La problematica esula dal “non vedere bene” . Potrebbero essere gli occhi a compiere dei movimenti errati, al punto tale da non consentire la registrazione funzionale dello stimolo verso il quale si è esposti. Ad esempio, la persona rischierebbe di non riuscire a distinguere due stimoli molto simili tra loro, o in alternativa non riconoscere uno stimolo già noto.

bambino abilità visuo-percettive

Cosa Fare

Come si possono allenare e potenziare le abilità visuo-percettive? Quando risulta più efficace farlo?

Senza dubbio è importante lavorarci fin da bambini, così da garantire una maggiore “elasticità” del nostro cervello anche per il futuro.

Ecco qualche piccolo suggerimento utile per favorire, attraverso il gioco, un training costante delle abilità visuo-percettive nei più piccoli. Genitori, fate attenzione!

  • Gioco oculo-manuale. Ad esempio si possono disegnare dei “percorsi grafici” su un semplice foglio: linee curve, spezzate, con incroci, ecc.. Il compito del bambino sarà quello di ricalcare la traccia, magari con un pennarello colorato!
  • Gioco della somiglianza. Si potrebbe predisporre l’attività in modo tale da porre il bambino nella condizione di trovare, tra tanti stimoli presentati (es. figure colorate con forme diverse)quelli uguali tra loro. Questo viene fatto discriminando in base ai criteri di forma, dimensione e orientamento dello stimolo nello spazio.
  • Gioco di inseguimento. È possibile sfruttare, ad esempio, la luce di una piccola torcia. La si proietta su un foglio bianco e la si muove sul retro, così da far inseguire lo stimolo al bambino che nel frattempo lascia scorrere il suo dito sui vari punti del foglio.

Questo tipo di esercizio è fondamentale per allenare i movimenti oculari del bambino rispetto all’attività di lettura, che risulta difficoltosa in disturbi quali la dislessia.

Vedi anche: DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento): Significato, Diagnosi, Scuola e Riabilitazione