Omogenitorialità e Famiglie Arcobaleno in Italia: il Benessere dei Figli

Omogenitorialità, famiglie composte da coppie omosessuali con figli. Si parla sempre più spesso di famiglia arcobaleno, ma cosa si intende con questo termine?

In una società che punta sempre più al rispetto delle diversità di genere, che lotta per l’inclusione e la visibilità delle minoranze sessuali, è importante parlare anche di una tematica estremamente dibattuta: quella dell’omogenitorialità.

Attualmente le famiglie omogenitoriali in Italia rappresentano quasi il 2% della popolazione. Se consideriamo che circa il 20% delle persone lesbiche/gay hanno almeno 1 figlio, sviluppiamo la consapevolezza che nel nostro Paese circa 300-400mila bambini hanno un genitore appartenente alla comunità LGBT+. Un fenomeno non proprio ignorabile!

E superato il primo argomento di discussione, quello del matrimonio tra coppie omosessuali, un’altra disputa si è accesa sulla questione dell’adozione da parte di coppie gay. Che impatto può avere per un bambino crescere in una famiglia arcobaleno? Ma soprattutto… È giusto riflettere sulla competenza genitoriale di persone omosessuali in quanto tali? Qual è il rapporto tra identità sessuale e omogenitorialità?

coppie omogenitoriali con figli
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Al di là della mia personale opinione (che non potrà che trasparire chiaramente), in questo articolo verranno proposti spunti di riflessione per chi ancora un’idea non se l’è fatta, o per chi desidera saperne un po’ di più.

Buona lettura!

Comunità LGBT+

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Omogenitorialità e Famiglia Arcobaleno

L’omogenitorialità è una realtà relativamente nuova che fa riferimento a quelle famiglie composte da almeno un genitore non eterosessuale. Poiché questi nuclei familiari possono formarsi in molteplici modi, come varie possono essere le conformazioni al loro interno, tutte le famiglie “non tradizionali” (ovvero non formate da mamma e papà etero) sono chiamate “famiglie arcobaleno“.

Le famiglie arcobaleno possono essere composte da coppie gay o lesbiche che hanno adottato dei figli o che li hanno avuti da relazioni etero precedenti. Oppure, che sono ricorsi alla procreazione medica assistita. Ancora, persone singole possono decidere di avere dei figli, o trattarsi di realtà familiari composte da una mamma lesbica e un papà gay che si organizzano per crescere insieme dei bambini…

Insomma, una grande varietà di conformazioni familiari che non si fondano su aspetti biologici o vincoli legali, quanto piuttosto sull’impegno quotidiano nello svolgimento del ruolo genitoriale e sull’amore per i propri figli.

Famiglie Arcobaleno

Famiglie Arcobaleno è un’associazione fondata nel 2005 che è ad oggi un punto di riferimento per mamme e papà omosessuali. Per saperne di più, potete visitare il sito: famigliearcobaleno.org/it.

Se in passato le famiglie omogenitoriali erano principalmente formate da coppie omosessuali che avevano avuto dei figli da relazioni eterosessuali precedenti, adesso esistono diverse possibilità per formare il proprio nucleo familiare.

Di seguito troverete le tre principali: l’adozione, le tecniche di procreazione medica assistita e gli accordi di cogenitorialità (o coparenting). Considerate che in molti paesi la legge non consente l’accesso a tali modalità. Ma di questo ne parleremo in seguito.

Coppie Gay e Adozione

L’adozione è un’istituto giuridico che permette ad una persona adulta adottante di trattare come figlio (e di dare il suo cognome) al minore che viene adottato. In altre parole, si crea un legame tra genitore e figlio che non è di tipo biologico, ma tutto basato sull’amore. Il percorso di affidamento può essere lungo e impegnativo. Per saperne di più, vi invitiamo a visitare l’articolo dedicato all’adozione nazionale e internazionale.

Vedi anche: Affido

PMA e Madre Surrogata

La Procreazione Medica Assistita (PMA), solitamente utilizzata nei casi di infertilità, si rivela un mezzo estremamente richiesto da coppie omosessuali che desiderano avere dei figli. Tecniche di PMA, come l’inseminazione artificiale o la fecondazione in vitro, possono essere impiegate da coppie lesbiche che ricercano una gravidanza tramite donatore di sperma. Altra tecnica è quella dell’ovodonazione, che consiste, oltre che nella donazione di sperma, anche in quella dell’ovocita. Questa può essere impiegata quando la coppia non ha a disposizione ovociti, oppure quando le partner decidono che una donerà l’ovulo e l’altra porterà in grembo il futuro nascituro.

omogenitorialità affido
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Altra modalità, richiesta soprattutto da coppie di uomini, è quella della gestazione per altri, o surrogacy. In questo caso la gravidanza viene portata avanti da una terza persona, che può essere madre genetica del bambino oppure portatrice (se l’ovulo fecondato non è della donna). L’espressione “utero in affitto”, estremamente denigratoria, viene utilizzata proprio per indicare questa seconda modalità gestazionale. Il pregiudizio è alimentato anche dal tipo di contratto che può legate la coppia alla madre surrogata. Se in alcuni casi si tratta di un atto altruistico, in cui alla gestante viene riconosciuto una sorta di rimborso spese per le visite mediche, altra storia è quando si tratta di un contratto commerciale. In questo secondo caso la madre surrogata viene ricompensata economicamente per il servizio prestato attraverso un compenso eccedente che va oltre le spese sostenute per la gravidanza.

Curiosità

Non tutte le donne possono essere madri surrogate. Per poter svolgere questo incarico, è necessario essere sposate con figli ed avere una buona stabilità economica, oltre ovviamente a passare diversi screening psicologici e medici. Spesso sono persone che vivono l’infertilità o la sterilità di amici o parenti prossimi che scelgono di percorrere questa strada.

Accordi di Cogenitorialità

Meno comuni, e diffuse soprattutto in Belgio, sono le famiglie basate su accordi di cogenitorialità. Si può trattare di un uomo gay e di una donna lesbica (oppure di due coppie omosessuali) che, senza essere vincolati sentimentalmente, decidono di allevare insieme dei figli. In questi casi i genitori scelgono di vivere nello stesso quartiere, o comunque vicini tra loro, per semplificare gli aspetti logistici e facilitare la gestione della routine quotidiana. In pratica funziona come se fosse una sorta di famiglia allargata.

omogenitorialità lesbica
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Omogenitorialità: Legge

Come abbiamo anticipato, può essere molto difficile per una persona o una coppia omosessuale (ma non solo) accedere alla genitorialità attraverso queste strade. Cosa prevede la legge?

Sono tre le tappe fondamentali che hanno segnato il percorso per l’acquisizione dei diritti di omogenitorialità:

  • La legge Cirinnà (L.76/2016) regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso parlando di “persone maggiorenni unite stabilmente”. Resta tuttavia vietato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, come anche la possibilità di adottare e di acquisire in questo modo il ruolo genitoriale.
  • La legge 40/2004 si esprime sulle norme in materia di procreazione medica assistita, permettendone l’accesso in caso di sterilità o infertilità ma solo all’interno di coppie di “sesso diverso”. Al contrario, vieta la fecondazione eterologa e il ricorso alla gestazione per altri.
  • Infine (“finalmente”), la sentenza n°162/2014 dichiara illecito il divieto di PMA tramite fecondazione eterologa qualora sia stata diagnosticata una patologia che sia causa di sterilità o infertilità. Tuttavia, non rimuove il limite di fecondazione eterologa per single e coppie omogenitoriali. La gestazione per altri resta inaccessibile a tutti.

Le tecniche di fecondazione eterologa sono invece consentite in Belgio, Danimarca, Finlandia, Regno unito, Grecia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. Per questo motivo le coppie omogenitoriali si recano all’estero per accedere a queste tecniche, in particolare in Grecia e Spagna (il Belgio è stata la meta più frequente negli scorsi anni).

Omogenitorialità in Italia

In Italia l’omogenitorialità non è regolamentata, ovvero non esistono leggi che regolano e tutelano i genitori di famiglie arcobaleno. Tutte le responsabilità genitoriali vengono attribuite al genitore biologico, mentre il genitore elettivo risulta legalmente invisibile. Tutto ciò è causato da un importante paradosso: sebbene sia possibile accedere a metodi di PMA, l’avere figli tramite queste modalità non fa acquisire automaticamente lo status di “genitore a tutti gli effetti”. Di fatto, si resta genitori sociali.

In un paese in cui la Corte Costituzionale stabilisce che la scelta di avere dei figli debba essere rispettata in quando diritto di autodeterminazione di ogni singolo essere umano, regolamentare le unioni civili ma non il rapporto tra genitori e figlio che ne può derivare è senza alcun dubbio una forma palese di discriminazione.

Certo, la preoccupazione è rivolta al benessere dei minori, che in quanto tali è fondamentale che siano tutelati nel migliore dei modi. Ma siamo davvero sicuri che l’orientamento sessuale del genitore influisca sullo sviluppo di un bambino?

genitori gay con bambino
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Famiglia Omogenitoriale e Attaccamento

All’interno di un qualsiasi sistema familiare, è normale che i genitori si dividano i compiti educativi (in modo più o meno consapevole) e che da questo dipendano poi le differenze nei legami di attaccamento. Questi ruoli vengono assunti sulla base della predisposizione individuale all’accudimento o all’educazione e, spesso, ciò coincide nel primo caso con il genere femminile e nel secondo con quello maschile. Non è tuttavia una regola: non cadiamo in un discorso sessista! Semplicemente, le madri sono più frequentemente investite del compito di cura e di sostegno affettivo, mentre i padri tendono ad essere un punto di riferimento per gli aspetti di tipo educativo/cognitivo. Attenzione a non cadere nell’errore di credere che tali ruoli siano esclusivi dell’uno o dell’altro genitore (vedi anche: bias): entrambi detengono competenze sia emotive che cognitive, sebbene in modi diversi, che si integrano nel rapporto di cogenitoralità.

In tal senso il bambino preferirà rivolgersi al genitore che riveste il ruolo di “nido sicuro” quando avrà bisogno di sentirsi compreso e di trovare in esso un rifugio emotivo; al contrario, cercherà l’altro, la “base sicura” dalla quale esplorare il mondo, qualora gli servisse un punto di riferimento nella risoluzione di questioni più concrete.

Cosa succede nelle famiglie formate da genitori dello stesso sesso?

Nelle coppie omogenitoriali un fortissimo stereotipo riguarda la credenza che un genitore svolga il ruolo di “madre” e l’altro quello di “padre”. Rispetto a ciò che abbiamo appena detto, vi sarete accorti che questo discorso non regge più. Semplicemente, un genitore – quello più incline al compito di cura – sarà il principale punto di riferimento del bambino per i suoi bisogni di cura. L’altro – quello investito in primo luogo del compito educativo – sarà la sua base sicura dalla quale esplorerà il mondo.

Dubbi sull’Omogenitorialità

Dubbi abbastanza frequenti su questa tematica riguardano l’importanza, per il bambino, di crescere con due diversi modelli di riferimento: quello del papà e della mamma, del maschio e della femmina. Se ci pensate, questo dubbio spesso non viene riproposto in quelle situazioni in cui, indipendentemente dal motivo, i figli vengono cresciuti da un solo genitore…

Ancora, ci si interroga sulle conseguenze che l’omogenitorialità può avere sul benessere psicologico ed emotivo dei bambini, oltre che sulla loro identità sessuale.

Un ruolo fondamentale in questo senso viene giocato dagli stereotipi che culturalmente negativizzano le competenze genitoriali di persone gay e lesbiche. Spesso, infatti, vengono etichettati come “cattivi genitori” perché centrati su sé stessi e poco attenti ai bisogni del proprio figlio. Inadatti alla genitorialità perché promiscui o instabili sul piano delle relazioni sentimentali.

Crescere in famiglie arcobaleno ha qualche impatto sul percorso di sviluppo dei bambini? Sarà vero che l’omogenitorialità può influire in maniera negativa/positiva sul benessere di questi ragazzi?

Prima di rispondere a questi interrogativi, ecco un breve video…

Famiglie Arcobaleno e Stigma Sociale

Gli studi condotti negli ultimi anni riportano un’incidenza negativa dell’omogenitorialità solo nella dimensione in cui la stigmatizzazione sociale prende il sopravvento. In altre parole, è l’essere trattati in modo diverso perché cresciuti in famiglie “non tradizionali” e non l’essere parte di queste famiglie in quanto tali, a determinare se insorgeranno o meno malesseri psicologici. In quest’ottica, il disagio dipende direttamente dall’atteggiamento che il contesto sociale e culturale manifesta nei confronti dell’orientamento sessuale dei genitori e non dalle loro competenze genitoriali e cogenitoriali. E in una cultura (purtroppo) ancora fortemente omofoba questo aspetto non può essere ignorato.

libri sull'Omogenitorialità

Se vi interessa approfondire l’argomento o siete in cerca di risultati che confermino quanto scritto finora, ecco un riferimento bibliografico che potrebbe fare al caso vostro: Omogenitorialità: famiglie con genitori gay o lesbiche: studi e ricerche. Per altri libri sull’omogenitorialità, potete consultare la sezione documenti/libri che trovate nel sito ufficiale di Famiglie Arcobaleno.

Anzi, pare che la consapevolezza di non essere “famiglie tradizionali” spinga questi genitori ad adottare uno stile educativo il più tradizionale possibile. Rifletteremo su questo punto nei prossimi paragrafi, dai quali potremo notare alcune caratteristiche che differenziano leggermente l’omogenitorialità lesbica da quella gay.

Omogenitorialità Lesbica

L’omogenitorialità lesbica è meno stigmatizzata rispetto a quella gay. La donna, identificata culturalmente nell’immagine di “angelo del focolare”, viene infatti vista in un’ottica più favorevole allo svolgimento del ruolo genitoriale. Questo la rende più accettabile e meno soggetta a discriminazioni da parte della società. Le coppie lesbiche, inoltre, possono accedere a tecniche di inseminazione artificiale e riuscire con più facilità a costruire una famiglia rispetto alle coppie gay.

Omogenitorialità Gay

L’omogenitorialità gay è più complessa di quella lesbica, in parte a causa dell’impatto degli stereotipi e della stigmatizzazione sociale, in parte per le difficoltà che si incontrano in ambito procreativo. La gestazione per altri è inaccessibile, mentre l’adozione complicata. Inoltre, i padri gay difficilmente riescono ad ottenere l’affido dei propri figli, anche nei casi in cui si è il padre biologico.

Probabilmente a causa di tutto ciò, pare che le coppie gay tendano alla tipizzazione di genere. In altre parole, cercano di improntare il loro stile familiare ed educativo nel modo più stereotipico possibile. I vestiti, gli sport e gli interessi dei figli vengono promossi in relazione al loro genere di appartenenza. Si dimostrano più flessibili le coppie lesbiche che, sia nell’abbigliamento che nei giochi, sono solitamente meno stereotipiche.

omogenitorialità gay
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Omogenitorialità e Benessere dei Figli

Per concludere questo articolo mi sembra doveroso riportare alcune ultime considerazioni:

  • L’orientamento sessuale è qualcosa di innato: è una parte di ciò che siamo e pertanto non influenzabile dall’esterno. Le preferenze sessuali non si apprendono dai modelli educativi. Di conseguenza, l’omosessualità del genitore non è in alcun modo correlata all’etero-omo-bi-a-pan-sessualità del figlio.
  • Il benessere psicologico dei figli dipende primariamente dall’amore e dalla qualità del rapporto affettivo con il genitore e, secondariamente, dalla disponibilità di risorse economiche e sociali. L’orientamento sessuale dei genitori non influisce sullo sviluppo sessuale e cognitivo e sul benessere psicologico del bambino.
  • I bambini cresciuti in famiglie arcobaleno manifestano maggiore resilienza, ovvero una buona capacità di adattamento psicologico e sociale (vedi anche: Strategie di coping). Nonostante ciò, i dati riportati in letteratura identificano il periodo dell’adolescenza e della pre-adolescenza come particolarmente difficile. In questa delicata fase di sviluppo e di costruzione della propria identità, si è infatti più sensibili alle critiche e alle prese in giro che si possono subire dal contesto sociale. In particolare, sembra che lo stigma più pesante da sopportare sia quello vissuto all’interno degli ambienti scolastici e statali.
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