Empowerment: Significato, Femminile, Self-Empowerment e Organizzativo

Empowerment è un termine ormai estremamente diffuso e che ha assunto diverse connotazioni in base al contesto e al target di riferimento al quale questo costrutto è stato applicato, generando così diverse tipologie nonché strategie di empowerment. Alla luce della sempre crescente diseguaglianza sociale, diventa essenziale approfondire tale concetto. Infatti, presuppone che diversi problemi sociali esistano a causa di un’ineguale distribuzione e accesso alle risorse. Scopriamo meglio insieme di che si tratta.

self empowerment

Traduzione di Empowerment

Tradurre il termine empowerment non è affatto semplice. Sui principali dizionari online figurano traduzioni quali legittimazione, presa di coscienza, emancipazione e altro ancora. La cosa affascinante è che, come vedremo, in questo contesto, il concetto di empowerment racchiude tutti questi significati appena elencati.

Quando parliamo di empowerment, infatti, non facciamo (non solo) riferimento banalmente all’acquisizione di potere. Non è nemmeno un potere distruttivo che si traduce in un sopruso verso gli altri. Si tratta piuttosto di diventare in grado di creare, rintracciare e cogliere delle possibilità (per sé e per gli altri). Detto con le parole di Donata Francescato e colleghi, non potere oppressivo ma potere costruttivo (o generativo).

Curiosità

Un tipo particolare di empowerment che si sviluppa nelle relazioni di mentoring prende il nome di empowerment del protégée.

Empowerment: Significato

Possiamo rintracciare il significato del concetto di empowerment in una delle definizioni più diffuse, quella di Julian Rappaport, che lo definisce come:

un processo, un meccanismo attraverso il quale le persone, le organizzazioni e le comunità riescono a controllare le questioni di proprio interesse.

Marc Zimmerman parla di un costrutto multi-livello, i cui livelli sono:

  1. Psicologico (o individuale) – mira ad aumentare l’auto-efficacia, la consapevolezza e la conoscenza della fonte dei problemi e delle relative soluzioni e la proattività necessaria per far fronte a tali problemi (vedi anche: resilienza e coping);
  2. Di comunità – punta al miglioramento e alla mobilitazione delle risorse della comunità da utilizzare per fronteggiare problemi comuni;
  3. Organizzativo – volto alla creazione o al miglioramento di organizzazioni basate sulla comunità (associazioni di volontariato, sindacati, cooperative, ecc.) che hanno lo scopo di proteggere e promuovere le istanze delle persone senza potere (cioè persone powerless).

L’empowerment è dunque qualcosa di globale, che riguarda tutti e in più contesti in modi diversi. Non siamo di fronte ad un tratto di personalità, generalizzabile per ogni situazione, quanto piuttosto a qualcosa di situazione-specifico. Ne consegue che l’empowerment è una variabile continua: le persone non sono empowered o non empowered, ma più o meno empowered in base alla situazione in cui si trovano.

Un buon livello di empowerment consente di aumentare la propria qualità della vita, la quale a sua volta aumenta la possibilità di diventare ulteriormente empowered – e così via in un circolo virtuoso.

Di contro, una situazione di powerlessness rappresenta un fattore di rischio per ciò che riguarda la salute e più in generale la qualità di vita delle persone.

Curiosità

Ci sono diversi elementi che contribuiscono alla qualità della vita, tra cui una buona alimentazione e dormire a sufficienza, aumentando così il nostro benessere.

Empowerment in Psicologia

Il concetto di empowerment è particolarmente diffuso in Psicologia di comunità, essendo un concetto in qualche modo legato al potenziamento non solo dell’individuo ma anche a enti collettivi quali il proprio vicinato, enti di volontariato, scuole e perfino di organizzazioni. Detto in altre parole, l’empowerment riguarderà sempre l’individuo e il suo contesto. In questo senso, una persona empowered deve avere una certa consapevolezza dei rapporti di potere all’interno delle organizzazioni.

Conseguentemente, si diffonde anche in Psicologia del lavoro, dove ci si riferisce in particolare all’empowerment individuale, che in questo contesto corrisponde all’aumentata motivazione intrinseca diretta a un compito, motivazione che deriverebbe da quanto un lavoratore si sente capace di assumersi le proprie responsabilità, di avere autoefficacia di poter esercitare un certo controllo sulla propria vita lavorativa.

Curiosità

Aumentare le proprie competenze trasversali è un ottimo modo di aumentare il proprio grado di empowerment.

Secondo Spreitzer, si manifesta in quattro aspetti:

  1. Significato. Corrisponde al valore dell’obiettivo lavorativo, valore che dipende dai propri ideali e standard.
  2. Competenza. Equivale all’auto-efficacia percepita di Albert Bandura, ovvero quanto ci si ritiene in grado di mettere in atto tutte quelle azioni che permettono di raggiungere uno scopo (vedi anche: autostima).
  3. Auto-determinazione. La percezione di avere la scelta nell’iniziare e regolare un’azione (rimandiamo all’articolo sulla gamification e sulla procrastinazione per un approfondimento sulla teoria dell’autodeterminazione).
  4. Impatto. Grado in cui una persona può influenzare i risultati strategici, amministrativi o operativi sul lavoro.

Ciascuna di queste dimensioni concorre a determinare quanto una persona si sentirà empowered generando un effetto cumulativo. La mancanza di una di queste dimensioni non eliminerà del tutto questa sensazione, sebbene inevitabilmente finirà per limitarla.

Come diventa evidente, l’empowerment ha dunque una connotazione attiva – e non passiva – al lavoro.

Women Empowerment: l’Empowerment Femminile

Qualora ci fosse davvero bisogno di specificarlo, sono diversi i motivi che spingono a parlare di women empowerment: i milioni di donne scomparse ogni anno, morte o mai nate in seguito a selezione sessuale, differenze in termini di accesso all’istruzione e nelle condizioni lavorative (accesso al mercato del lavoro, gender pay pag, “soffitto di cristallo”), disparità di trattamento in sanità (health gap), ridotta presenza nella scena politica sono solo alcune delle condizioni che minano l’empowerment delle donne.

Vedi anche: Sessismo

Health gap

Nel 2018 è stata pubblicata una serie di articoli dalla BBC che sottolinea le carenze in termini di studi sulla fisiologia femminile (si parla solo recentemente di medicina di genere), sui pregiudizi sul dolore percepito (che influisce sui tempi di attesa) e altro ancora.

Inoltre, rendere le donne empowered sembra influenzare lo sviluppo economico in generale, il quale finirebbe per aumentare l’empowerment femminile nel circolo virtuoso discusso precedentemente – per cui è un fenomeno che dovrebbe interessare tutti indistintamente.

Curiosità

Sapevi che le donne vengono penalizzate nei contesti di smart working finendo per mantenere le attività di cura della casa e quelle lavorative, aumentando anche il rischio che diventino workaholic?

Influenza dello Sviluppo Economico

Secondo l’economista premio Nobel del MIT Esther Duflo, c’è una relazione tra lo sviluppo economico e l’empowerment femminile. Un maggiore sviluppo economico renderebbe le donne in grado di accedere più facilmente ad opportunità che vengono loro solitamente negate. Parliamo di accesso all’istruzione e al lavoro, a pari diritti, alla partecipazione politica, alla salute e altro ancora. Vediamo insieme nel dettaglio quali fattori influenzano l’empowerment femminile.

Povertà

Le famiglie povere sono obbligate a fare delle scelte, le quali tendono a penalizzare le donne fin dalla nascita. Tali famiglie sceglieranno di destinare le poche risorse disponibili ai futuri uomini della famiglia. Intervenire di tutela della salute o assistenza in generale possono mitigare la situazione anche se non specificamente pensati per le donne.

Per esempio, garantire un sistema di prevenzione e assistenza medica che riguardi tutti, finirà per ridurre il tasso di mortalità in generale, di cui beneficeranno principalmente chi precedentemente veniva escluso da tali cure, cioè le donne.

Fertilità e Mortalità Materna

Le gravidanze (vedi anche: sesso in gravidanza) costituiscono di per sé un’attività rischiosa che coinvolge esclusivamente la donna e non l’uomo. Questo rischio (particolarmente alto nei Paesi in cui c’è un ridotto accesso a condizioni sanitarie adeguate al parto) finisce per spingere le famiglie a non investire sul futuro delle proprie figlie, temendo che moriranno giovani per il parto.

Se le morti da parto si riducono, oltre a ridurre i tassi di mortalità materna, aumentano anche gli investimenti delle famiglie sull’istruzione delle proprie figlie, ponendo così le basi di quel circolo virtuoso al quale abbiamo più volte accennato. Tra l’altro, una maggiore istruzione femminile innalza l’età in cui una donna dà alla luce il primo figlio – la giovane età al primo parto è uno dei fattori di rischio di mortalità materna.

Un quadro allarmante

Secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, il numero di donne scomparse è più che raddoppiato tra il 1970 e il 2020, passando da circa 60 a 142 milioni. Inoltre, secondo i dati Eurostat del 2018, in media in Unione Europea una donna guadagna il 14,1% in meno di un uomo e in ogni caso negli Stati dove questa differenza è ridotta, ciò è spiegato da un ridotto impiego delle donne nella forza lavoro di quel singolo stato.

Accesso all’Istruzione e al Mercato del Lavoro

Come abbiamo intuito, l’istruzione è uno strumento fondamentale di empowerment. Tuttavia, se si ritiene che una donna non ne abbia bisogno perché il suo compito è quello di badare alla famiglia e non di lavorare, va da sé che si investirà di meno sull’istruzione femminile. Ciò finisce per ostacolare il loro ingresso del mondo del lavoro.

Se invece si offrono loro maggiori opportunità lavorative, ne aumenta anche il tasso di istruzione. Inoltre, miglioreranno anche le loro condizioni di salute in generale, suggerendo che vi sia una maggiore cura.

Empowerment femminile

Aumento del Tempo Disponibile

A prescindere dal reddito e dal Paese di riferimento, le donne svolgono la maggior parte dei lavori domestici e di accudimento (vedi anche: work life balance). Questo limita conseguentemente anche il tempo che possono passare a lavorare, minando così anche le loro carriere. Non sorprende, dunque, se fenomeni come l’elettrificazione delle case, aumentando il tempo disponibile delle donne, ha finito per agevolarne le assunzioni (mentre nessun effetto è stato registrato sugli uomini).

L’aumento di tempo disponibile si registra anche all’aumentare dell’età del primo parto. Evita, infatti, che debbano abbandonare la scuola, non trovando lavoro e conseguentemente dipendere da altre persone.

Sviluppo dei Diritti delle Donne

È fuor di dubbio che per aumentare l’empowerment femminile sia indispensabile espandere i loro diritti. Sembra che tali diritti tendano a emergere spontaneamente a seguito di uno sviluppo tecnologico che porta a sua volta sviluppo economico.

Tuttavia è chiaro che il supporto a questi diritti debba essere più che una formalità: anche laddove, per esempio, è in vigore una legge sul divorzio, se le donne non sono supportate a seguito di una separazione (cioè se divorziano rischiano di morire di fame), allora tale intervento sarà inefficace.

Bias e Minaccia Indotta dallo Stereotipo

Dunque è tutto qui? Lo sviluppo economico è sufficiente? Se fosse così facile, non avremmo alcuna disparità e non parleremmo ancora oggi di women empowerment. Sono ancora oggi presenti, indipendentemente dal livello di sviluppo di un Paese, dei bias che riguardano tutti, uomini e donne.

Sarà sufficiente citare la celebre minaccia indotta dallo stereotipo, che spiega come il credere che le donne siano meno competenti, sia una credenza assimilata dalle stesse, finendo per peggiorare le loro performance – altrimenti perfettamente equiparabili a quelle delle controparti maschili (vedi anche: effetto Dunning-Kruger). Di conseguenza a volte è necessario attuare politiche rivolte esclusivamente alle donne per ottenere un cambiamento.

Ancora oggi, infatti, in molte parti del mondo una donna leader in politica è ritenuta meno capace rispetto a un uomo. L’aumento che c’è stato nella rappresentanza femminile nei parlamenti è spesso stato dovuto, infatti, a interventi mirati (per esempio le quote rosa).

Self-Empowerment

Il self-empowerment può essere definito come l’adozione di comportamenti che permettono all’individuo di rivestire un ruolo attivo in società, magari fronteggiando discriminazioni, stigma, ecc. Questi comportamenti presuppongono il riconoscimento del fatto che la miglior fonte in cui rintracciare l’autorità (il potere) sia in se stessi. Per far ciò, secondo Block, è necessario che:

  • Ci si concentri più sull’aiutare gli altri e meno su ricompense esterne che ne derivano (vedi anche: empatia);
  • Avere il coraggio di agire e fare ciò che si ritiene sia giusto;
  • Esprimere agli altri i propri sentimenti e idee;
  • Ascoltare gli altri e partecipare a discussioni che possono promuovere la crescita tramite la conoscenza;
  • Relazionarsi con gli altri in maniera aperta, onesta e non manipolativa.

Non sorprende che molti di questi attributi siano riconducibili ad un comportamento assertivo. La comunicazione assertiva, infatti, è a sua volta è legato anche alla nostra autorevolezza – e conseguentemente al nostro self-empowerment.

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Empowerment Aziendale

Come sappiamo bene, le risorse principali all’interno dell’azienda sono quelle umane. A parità di condizioni, sono le persone che fanno la differenza e che dànno quel vantaggio competitivo unico di cui altrimenti non potrebbero disporre. Per promuovere dunque le condizioni affinché le persone possano dare il massimo, vengono implementate alcune pratiche che hanno lo scopo di influenzare positivamente le persone.

Tra queste ricordiamo: formazione, selezione, partecipazione a processi di onboarding, feedback, incentivi economici, condivisione di conoscenze e informazioni e partecipazione alle decisioni e all’assegnazione degli obiettivi.

Quando un dipendente viene coinvolto in queste pratiche, aumenterà il proprio grado di empowerment, in quanto incrementerà le caratteristiche dell’empowerment elencate da Spreitzer. Questo accade perché le persone penseranno che le proprie azioni potranno produrre degli effetti concreti, impegnandosi conseguentemente in comportamenti costruttivi. Tutto ciò non può non aumentare il grado di job satisfaction, riducendo a sua volta il tasso di turnover/aumentando la retention e migliorando in ultima istanza l’ambiente lavorativo (vedi anche mobbing per una descrizione di un ambiente lavorativo, al contrario, tossico).

Inoltre, avvertendo un maggior controllo sulle proprie attività, si riduce l’ambiguità e i conflitti di ruolo, portando dunque ad una riduzione dello stress lavoro correlato (con tutto ciò che ne consegue, come la riduzione dei casi di burnout).

Vedi anche: straining.