Studio Universitario con Metodo OCME: Apprendimento e Cervello, Fasi, Opinioni

Metodo OCME, come apprendere in modo efficace i contenuti degli esami da sostenere all’Università. L’Università rappresenta senza dubbio una scelta, poiché un percorso di studi al di fuori della scuola dell’obbligo. Una scelta, dunque, compiuta in maniera consapevole e auspicabilmente senza alcuna pressione esercitata dalle aspettative familiari. Un percorso dettato dalla propria volontà di continuare a formarsi, per poi inserirsi in quella fetta di mercato del lavoro che tanto ci attrae e soddisfa le attitudini personali. Eppure non siamo esenti dall’incorrere in difficoltà durante gli anni di studio universitario. Per quale ragione?

Al termine della scuola secondaria di secondo grado, ossia superiore, la maggior parte di noi non è sottoposta ad un vero e proprio percorso di orientamento. Non a caso, quindi, la probabilità di scegliere la facoltà sbagliata non è affatto minima. Questo, naturalmente, ha un impatto negativo sulla nostra capacità di studiare in modo efficace e portare a casa risultati soddisfacenti. Un’esperienza universitaria poco costruttiva e tanto distruttiva si accompagna di notevole ansia e stress. Ma niente paura! Adottando una strategia di coping efficace, che ci consente di pianificare un buon metodo di studio, si può abbattere qualsiasi cenno di panico!

studiare con metodo

Nelle prossime righe scopriremo come funziona il nostro processo di apprendimento e come riuscire a potenziarlo durante lo studio universitario attraverso il metodo OCME.

[md_boxinfo title=”Curiosità”]Alla base di una buona riuscita in ambito scolastico vi è un alto senso di autoefficacia. Per saperne di più puoi consultare l’articolo dedicato ad Autoefficacia a scuola![/md_boxinfo]

Apprendimento e Cervello

L’apprendimento è il principale fattore ambientale capace di modificare il comportamento dell’uomo e degli animali. Consiste nell’acquisire conoscenze relative al mondo che ci circonda. Questo processo include anche informazioni e contenuti scolastici e universitari, che diventeranno poi indispensabili quando andremo ad applicarli nella nostra pratica lavorativa. Ma come funziona l’apprendimento? Quali sono le basi biologiche sottostanti a questo processo? Quali elementi del nostro cervello sono coinvolti? Illustriamo una panoramica generale su questo tema. Per farlo, partiamo da una necessaria premessa.

Con l’apprendimento, le esperienze modificano il nostro comportamento attraverso un cambiamento delle strutture del sistema nervoso implicate in percezione, azione, pensiero e pianificazione. Lo sviluppo del cervello, nella sua struttura e nel suo funzionamento, è quindi il risultato dell’esperienza che ciascuno di noi compie ogni giorno nel suo ambiente di vita e di azione.

apprendimento e cervello

Ricerca

Le prove del fatto che il cervello può modificare la propria struttura in risposta all’esperienza cominciarono ed emergere negli anni ’60. In questa fase, furono condotte numerose ricerche su piccole cavie animali (in genere ratti). Lo scopo era cercare di dimostrare come il vivere all’interno di un ambiente, più o meno ricco di stimoli, potesse avere degli effetti sul cervello di questi animali. Quali risultati?

La corteccia cerebrale dei ratti inseriti a vivere in certo contesto pieno di stimoli esterni generava nuovi neuroni e presentava sinapsi più numerose e meglio sviluppate. Esse risultavano, quindi, più efficienti nella trasmissione degli impulsi.

[md_boxinfo title=”Lo Sapevi Che ?“]I neuroni sono le nostre cellule nervose. Essi sono costituiti da una parte detta soma (il corpo della cellula) e filamenti chiamati assoni. Questi funzionano come un telegrafo: consentono il trasferimento di impulsi nervosi. La parte finale dell’assone viene chiamata bottone terminale, ossia il punto in cui l’assone di un neurone entra in contatto con un altro neurone per trasferire l’informazione. Questo punto di contatto è chiamato sinapsi, dal greco “legare insieme”.

Un particolare tipo di cellule nervose sono i neuroni mirror (specchio). Per saperne di più: Empatia e Neuroni Specchio[/md_boxinfo]

Le parti del cervello in cui si è osservata la crescita con maggiore chiarezza sono l’ippocampo e le aree associative della corteccia (Goud, 1999). Queste regioni sono note per essere cruciali nei processi di apprendimento e memoria.

Un continuo rimodellamento delle sinapsi (rimozione o aggiunta) è alla base dell’apprendimento e potenziamento delle capacità del cervello nonché del recupero funzionale nelle lesioni (vedi ad esempio Afasia e Neglect). La parola “magica” di questo fenomeno è: neuroplasticità! Cosa accade con l’avanzare dell’età e la possibile insorgenza di patologie neurodegenerative? Scoprilo dalla lettura di: Terza Età, Demenza, Alzheimer.

Torniamo ora a parlare di apprendimento e studio universitario. Per poter apprendere in maniera efficace occorre avere un metodo!

Metodo OCME, Fasi

Per iniziare un nuovo percorso di studi, la motivazione è la prima risorsa che necessariamente non può mancare (per rinforzarla eventualmente è possibile autosomministrarsi dei rinforzi estrinseci. Vedi anche: Token Economy). La seconda è un buon metodo di studio.

Cosa spinge le persone ad affannarsi tanto nella ricerca di un metodo di studio efficace? Quando si percepisce un senso di stagnazione nel risultato finale. “Studio come un matto ma non è mai proporzionato a ciò che mi viene riconosciuto”. Quanti di voi lettori si riconoscono in una frase del genere?

stanchezza studio e metodo di studio ocme

Accade anche quando il tragitto compiuto per raggiungere quel “ benedetto capolinea” è stato apparentemente utile e di impegno, ma in fondo ci ha prosciugato di risorse ed energie. Quante rinunce, forse più del dovuto, hai fatto per conquistare un 30 (magari anche con lode) all’Università? Magari hai una media alta, ma studi troppo e hai dovuto abbandonare le tue passioni.

E sulla questione “tempo” come la mettiamo? Potresti aver paura di laurearti troppo tardi, di essere “fuori fase”.

Proviamo ad affrontare questi aspetti insieme, con un buon approccio di problem solving. Così da poter stimolare la nostra capacità di valutare e decidere (decision making) se il metodo OCME possa fare al caso nostro!

[md_boxinfo title=”Consigli di Lettura“]Esistono, ad oggi, tantissimi manuali scritti da vari professionisti (psicologi, pedagogisti, docenti, formatori ecc…) esperti nel settore dell’apprendimento e del metodo di studio. In particolare, per chi volesse approfondire il metodo OCME, si consiglia la lettura: Metodo universitario.[/md_boxinfo]

Il metodo OCME è strutturato dagli autori in 4 fasi essenziali. Vediamo nei prossimi paragrafi in cosa consiste ciascuna di esse e come può contribuire ad un apprendimento efficace e veloce. A portata di studente universitario!

Metodo OCME: Organizzazione

La fase di organizzazione è quella iniziale ma anche la più importante. Potremmo considerarla antecedente allo “studio vero e proprio”.  È il modo in cui decidiamo di disporre i mattoncini sui quali monteremo e costruiremo il resto dell’apprendimento per quella disciplina. Include anche la capacità di gestire il tempo. In ragione di ciò, se dovesse essere vagamente trascurata potrebbe avere ripercussioni sullo studio e sulla performance dell’esame.

Probabilmente l’organizzazione dello studio potrebbe risultare per qualcuno a tratti noiosa, ma resta pur sempre di grande utilità.

Affinare questa abilità è anche indice, per alcuni versi, di resilienza.  Forse a qualcuno di voi sarà capitato di dirsi: “Questo esame è troppo complesso e ho troppo poco tempo a disposizione per prepararlo. Non vale neppure la pena provarci, andrebbe sicuramente male .” Ecco, questo approccio di resa e repulsione ad un’iniziativa proattiva verso l’organizzazione è davvero fallimentare.

Libro o Cattedra?

“Prima di studiare il libro, preoccupati di studiare la cattedra”.

È importante riflettere su quanto, per alcune discipline in particolare, non sia la quantità di materiale studiato, come il numero di pagine, ma la qualità. Ad essa si associa anche la scaltrezza di aver ben presente il quadro di potenziali domande e/o argomenti salienti gettonati dal docente per via del suo particolare interesse in quel settore disciplinare. Molti Prof., ad esempio, si occupano parallelamente anche di ricerca e prediligono alcuni ambiti di cui sono maggiormente informati.

Immaginate di aver studiato 20 pagine in un’ora. Potrebbero andar bene? Dipende. La vera domanda da porci dovrebbe essere: quale intensità di impatto hanno quelle domande sull’esame? Tutto quanto ho letto è davvero estremamente necessario o potrei filtrare qualcosa?

Metodo OCME: Comprensione

Nella fase di comprensione, può essere molto utile l’ elaborazione di “schemi a cascata”. È fondamentale realizzare ciascuno schema in maniera tale che risulti chiara la gerarchia tra i concetti principali e i concetti secondari. Si tratta, appunto, di una “cascata di concetti”. Cosa sono? Come procedere?

Ecco alcuni semplici passi da seguire.

  1. Procurarsi un foglio bianco (possibilmente a righe).
  2. Scrivere il titolo del macro-argomento, in alto e in posizione centrale
  3. Creare una gerarchia dei contenuti, sintetizzati in concetti rapidi
  4. Utilizzare simboli e frecce per collegare i vari concetti
  5. Numerare il foglio sul quale si realizza lo schema. Potrebbero essere più di uno e il rischio è di confondersi tra le pagine de seguire.
  6. Sistematizzare e archiviare. Magari è opportuno inserire i fogli, su cui si sono elaborati gli schemi, all’interno di un raccoglitore o una cartellina che ne mantenga l’ordine logico e cronologico.

[md_boxinfo title=”Curiosità“]È fortemente consigliato creare gli schemi a cascata a mano. Perché? Lo scopriremo tra pochissimo. Vuoi saperne di più e scoprire qualche esempio di costruzione degli schemi a cascata su di un argomento? Ti consigliamo di dare un’occhiata a questo video: Schemi a cascata: perché ti servono e come farli al meglio![/md_boxinfo]

schemi

Metodo OCME: Memorizzazione

La fase di memorizzazione è senza dubbio quella che, in apparenza, sembra più faticosa e anche meno interessante. In questo passaggio, ribadiamo, la gerarchia costruita nei nostri precedenti schemi a cascata aiuta a fissare meglio le informazioni nei magazzini della nostra memoria. Da qui, in modo opportuno, saranno tirate fuori per rispondere alle domande del Prof. in sede di esame. Quale funzione ci consente di fare tutto ciò? La nostra preziosissima memoria di lavoro (detta anche working memory).

[md_boxinfo title=”Curiosità“]Lo psicologo canadese E. Tulving ha dimostrato, in un suo celebre esperimento, come il semplice atto di categorizzare e classificare in maniera gerarchica delle informazioni ci consente di memorizzarle. Questo accade anche se non le ripetiamo di continuo! [/md_boxinfo]

Accennavamo prima all’importanza di produrre gli schemi a cascata a mano. Perché? La risposta andrebbe ricercata nel funzionamento della nostra “memoria muscolare”. Una ricerca condotta da ricercatori norvegesi e francesi, ha dimostrato che, quando scriviamo a mano, vengono stimolate ed attivate più aree del nostro cervello. Dunque, mentre si scrivere qualcosa con le proprie mani, la mente ha un’attenzione più focalizzata e questo consente di ricordare con più facilità il contenuto schematizzato e studiato. La nostra mente quando compie un compito fisico, riceve una scarica di dopamina più forte e sperimenta un maggior piacere. Lo avresti mai detto che per “digerire un argomento” potresti provare ad armarti di carta e penna?

[md_boxinfo title=”Curiosità“]Organizzazione della percezione. Se realizzi gli schemi al computer, il tuo cervello potrebbe con più difficoltà decodificarli come obiettivi raggiunti. Inoltre, il vantaggio di avere materiale cartaceo ti permette, a colpo d’occhio, di vedere e sapere quanto hai fatto e quanto ti manca. Guardando il blocco di schemi a cascata, infatti, hai l’organizzazione percettiva del tuo studio.[/md_boxinfo]

Il Palazzo della Memoria

Il Palazzo della Memoria (o Metodo dei Loci) è una tecnica di memorizzazione molto antica: ha più di 2000 anni! Veniva utilizzata già da Cicerone, Giordano Bruno, Pietro da Ravenna e tanti altri. Lo scopo era di riuscire a ricordare tutti i loro discorsi nelle occasioni pubbliche, in qualità di oratori del popolo e filosofi.

Si tratta di una tecnica che consiste nel trasformare le informazioni (parole, numeri, descrizioni, ecc… di un testo o manuale) di base astratte,  in immagini mentali emotivamente calde. Queste immagini, associate alle nostre emozioni, vengono ricordate in modo più istantaneo dalla nostra mente! Lo step seguente consiste nel posizionarle in dei luoghi immaginari: i cosiddetti loci (da qui il nome “il metodo dei loci”).

Metodo OCME: Esposizione

La fase di esposizione prevede principalmente due linee espositive dei contenuti.

Un’esposizione tecnica che verte soprattutto nella correttezza dei contenuti, “da manuale”. Vi è poi un’esposizione magnetica, tale per cui la personalità e il carisma dello studente possono davvero dare un contributo differenziale! L’esposizione, inevitabilmente, risente delle ottime capacità di comunicazione (vedi anche: comunicazione assertiva). Queste implicano l’uso di un adeguato linguaggio verbale e del corpo. Inutile sottolineare, poi, come le emozioni possano senza dubbio veicolare la nostra esposizione. “Cosa dirà il Prof? Cosa penserà di me? Come verrò giudicato dai colleghi? Loro sono in attesa del proprio turno, ma nel frangente ascoltano il mio esame orale. Sicuramente arrossirò dalla vergogna e darò nell’occhio a tutti…” Calma! Niente pensieri intrusivi e negativi. Se arrivano, impariamo a lasciarli andare. Così come ci insegna la mindfulness.

Vedi anche: Ansia sociale

Metodo OCME, Opinioni

Soffermiamoci, all’interno di questo paragrafo, sulle opinioni di chi ha provato a sperimentare il metodo OCME e ne testimonia la sua efficacia.

In primo luogo uno degli stessi autori del metodo OCME, G. Moriello. Ecco di seguito un breve estratto della sua diretta esperienza.

“Al mio quarto anno di università ho dato solo 2 esami, prendendo due 20. Stavo per abbandonare l’università…Fino a quando non ho scoperto insieme ad Andrea Acconcia un Metodo di Studio Universitario per dare gli esami in 7 giorni. Così al mio quinto anno sono riuscito a dare 14 esami in 13 mesi tra lo stupore di amici e parenti.”

attenzione e metodo di studio

L’dea di base è che uno studente rischi di entrare in un vortice di “crisi da studio” per la quantità di materiale da affrontare. Quella condizione che porta a sviluppare un senso di impotenza, di “spalle al muro”. Il risultato? Spesso è la resa totale, la frustrazione, l’ansia e ciò che ne può conseguire come l’evitamento del problema. “Esame? Non mi presento, provo l’appello successivo…”. Il rischio e di un continuo rimandare che può prolungare i tempi e deviare rispetto all’obiettivo finale. Laurea sì o laurea no?

Le opinioni risultano molteplici, alcune dissonanti rispetto all’enorme successo che questo metodo sembra aver riscosso tra gli studenti universitari, approvato e sostenuto anche da alcuni docenti di Scienze dell’Educazione.

[md_boxinfo title=”Consigli di Lettura“]Se sei interessato a scoprire qualche racconto utile di chi ha provato a cimentarsi con il metodo OCME e ne compone una breve recensione, dai un’occhiata a: cosa ne pensate dei consigli sul metodo di studio dati dai ragazzi di “metodo universitario”?[/md_boxinfo]

Conclusioni

Le tecniche di studio efficaci sono diverse. Ne vengono inventate costantemente delle nuove! Il metodo OCME che vi abbiamo illustrato in Psicocultura è una tra quelle diffuse. Chiaramente i suoi aspetti applicativi e di funzionamento posso dipendere molto dal tipo di materia oggetto del vostro studio e del percorso che state facendo. Potete anche decidere di apporre delle modifiche, oppure di focalizzarvi sui punti che ritenete più significativi.

Organizzare e creare un metodo di studio personalizzato è la cosa migliore, sebbene necessiti di tempo, pratica, dedizione ed esperienza. A tutto ciò, inevitabilmente, si aggiunge anche quella dose ottimale di interesse, passione e coinvolgimento rispetto alle discipline affrontate per ciascun esame!

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