Funzioni Esecutive: Cosa Sono, Sindrome Frontale, Valutazione ed Esercizi

Funzioni Esecutive, un numeroso insieme di abilità afferenti al nostro dominio cognitivo, che ci permette di portare a termine con efficacia tutti i nostri impegni quotidiani, dai più semplici ai più complessi.

Immaginiamo tutti i compiti di un manager in carriera, argomento meglio affrontato in Psicologia del Lavoro. Egli deve essere in grado di pianificare, organizzare, stabilire degli obiettivi, monitorare l’andamento della propria azienda. Ma non solo! Occorre anche verificare i risultati raggiunti ed elaborare costantemente nuove soluzioni creative.

L’efficienza delle funzioni esecutive contraddistingue anche un buon capo mentre esercita la sua leadership. Egli deve possedere buone capacità di giudizio, prendere importanti decisioni e prevederne le conseguenze. I vantaggi? Un po’ meno stress e un coping cognitivo più mirato!

Potremmo dunque usare la metafora del direttore d’orchestra per descrivere le funzioni esecutive. Il direttore d’orchestra si occupa delle scelte musicali e coordina i musicisti, con lo scopo di rendere armoniosa nel suo insieme l’esecuzione di un brano musicale. Qualcosa di simile accade nel nostro cervello: le funzioni esecutive ci permettono di coordinare efficacemente tutte le altre abilità cognitive.

Questi esempi non devono portarvi a pensare che si tratti di abilità eccezionali!  Tutti le possediamo e le usiamo continuamente, spesso senza nemmeno accorgercene. Lo scopo di questo articolo, dunque, è quello di fornire qualche informazione e delucidazione scientifica su cosa sono le funzioni esecutive, la neuroanatomia che le sottende, la Sindrome Frontale come deficit di funzioni esecutive e qualche suggerimento su come potenziare le nostre funzioni esecutive attraverso semplici esercizi.

Funzioni Esecutive, Cosa Sono

Le funzioni esecutive includono una varietà di processi cognitivi (inibizione, pianificazione, memoria di lavoro, flessibilità, ecc.) che a breve vedremo più nello specifico. Tali processi sono finalizzati all’applicazione di comportamenti complessi e “sofisticati”. Essi consentono agli individui il raggiungimento di obiettivi specifici e da considerarsi indispensabili per una buona qualità di vita.
Si tratta di processi cognitivi che rappresentano ed esprimono la parte più evoluta dell’essere umano e che entrano in gioco nella grande operazione di apprendimento. Ti sei mai chiedo cosa ti consente di organizzare il tuo metodo di studio efficace? Ad esempio per lo studio universitario.

Lo studio delle funzioni esecutive, a partire dagli anni Novanta, ha abbracciato anche la fascia di età evolutiva. Le nozioni e conoscenze sono aumentate in modo esponenziale riuscendo a definire modelli capaci di descrivere il funzionamento della mente dei bambini quando sono impegnati nell’utilizzo delle funzioni esecutive.

Curiosità

In particolare, ci si è focalizzati sui meccanismi neurobiologici delle funzioni esecutive nei disturbi dello sviluppo. Tra questi: il Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività (ADHD), la  Sindrome di Gilles de la Tourette, i Disturbi specifici dell’Apprendimento (DSA). Per un approfondimento più scientifico si consiglia la lettura del manuale: “Le funzioni esecutive in età evolutiva. Modelli neuropsicologici, strumenti diagnostici, interventi riabilitativi”

Classificazione (Parte 1)

le funzioni esecutive, intese quindi come insieme di processi di controllo volontario, pur essendo indipendenti agirebbero in interazione tra loro. Volendo identificarle per “caratteristica predominante” le funzioni esecutive possono essere classificate nel modo seguente.

  • Avvio. Può essere definito come la capacità di richiamare le risorse necessarie ad iniziare una qualsiasi azione. Esso si può presentare, come risposta riflessa ed automatica ad uno stimolo (es. una sollecitazione ambientale come un rumore forte ed improvviso comporta automaticamente una risposta motoria). Ma non solo! Anche come risposta semi automatica e prospettica rispetto ad uno stimolo. Quando l’avvio presuppone l’esplicita volontà di fare (“decido di fare”), il processo volontario, richiederà un maggior impiego di risorse.
  • Controllo inibitorio. E’ la capacità di focalizzare l’attenzione su dati rilevanti, ignorare l’interferenza di distrattori e stimoli irrilevanti, inibire risposte motorie ed emotive non adeguate al fine di perseguire un determinato scopo. Nel controllo inibitorio, particolare rilevanza assumeranno il controllo e la gestione dell’interferenza e l’inibizione delle risposte spontanee. Il mutismo selettivo è un quadro clinico connesso all’ansia sociale secondo l’ultimo DSM, capace di influenzare anche le funzioni cognitive.
  • Flessibilità Cognitiva. Consiste nella capacità di indirizzare le risorse al fine di cambiare velocemente uno schema comportamentale in considerazione di una determinata richiesta ambientale. La rigidità e la perseverazione rappresentano il polo opposto alla Flessibilità intesa come il controllare la perseverazione e cambiare repentinamente da un’attività a un’altra attività per rispondere a un feedback ricevuto.

Classificazione (Parte 2)

  • Memoria di lavoro. Per informazioni rispetto a questa funzione, si consiglia la lettura dell’articolo di approfondimento: Memoria di Lavoro: Cos’è, Come Funziona e Esercizi
  • Attenzione. Per dettagli sui meccanismi attentivi e su quanti tipi di attenzione esistano, vi suggeriamo di dare uno sguardo a: Attenzione: Definizione, Tipi di Attenzione, Disturbi, Test ed Esercizi
  • Shifting. Può essere definito come la capacità di spostare il fuoco dell’attenzione da un compito all’altro oppure all’interno di uno stesso compito.
  • Pianificazione e Organizzazione. Tali funzioni sono componenti necessarie al processo del problem solving, che potrebbe essere considerata come la funzione esecutiva strutturalmente più complessa. Risolvere un problema implica infatti, la capacità di pianificare una procedura, organizzare il materiale , monitorare l’esecuzione , sostenere l’attenzione per un tempo adeguato inibendo e resistendo alle interferenze di distrattori interni ed esterni al compito.

In cosa consiste la pianificazione? Pianificare significa essere capaci di prevedere l’obiettivo da raggiungere, di scomporre l’azione in fasi intermedie di, sequenzializzare i passaggi da compiere, di mantenere di tali passaggi in memoria e di monitorare continuamente l’esecuzione del compito rispetto all’obiettivo prefissato.

Neuroanatomia

Le funzioni esecutive sono frequentemente chiamate anche “funzioni frontali”, in quanto sono in buona parte (ma non solo) il frutto del funzionamento dei lobi frontali, le regioni anteriori del nostro cervello, che si trovano proprio dietro alla fronte.

lobi frontali cervello

Lo scarso funzionamento delle aree frontali può sopraggiungere in seguito a una lesione cerebrale che interessa queste aree, come spesso accade nel trauma cranico (vedi anche: trauma psicologico). Le evidenze scientifiche hanno dimostrato che le aree frontali anteriori (corteccia prefrontale) sono maggiormente estese nell’uomo rispetto ad altre specie. Ciò suggerisce che si occupino delle funzioni cognitive tipiche dell’uomo, anche grazie alle loro connessioni con le altre strutture cerebrali. Inoltre, il sistema frontale è la parte del cervello che si sviluppa più tardi, durante l’adolescenza e la prima età adulta. Le funzioni esecutive, infatti, comprendono anche la regolazione del comportamento, il rispetto delle regole e delle norme sociali. Di conseguenza, pazienti con danni ai lobi frontali possono spesso presentare dei cambiamenti nel loro comportamento.

Curiosità

Rispetto all’adulto, l’adolescente ha una corteccia prefrontale più simile a quella del bambino che determina rigidità nel pensiero (la mente emotiva viene prima della mente cognitiva).

Deficit delle Funzioni Esecutive: la Sindrome Frontale

Una lesione bilaterale delle aree anteriori dei lobi frontali del cervello (“aree prefrontali”) può provocare drammatici cambiamenti nel comportamento della persona colpita, senza grossolani disturbi percettivi, motori o linguistici.

Cosa succede? Viene alterato in maniera complessa sia il vissuto emotivo, sia la capacità di mantenere relazioni adeguate nei diversi contesti familiari e sociali . Al tempo stesso, sono interessate le abilità di programmare le proprie attività in maniera efficiente e razionale. Per le complessità delle alterazioni emotive e cognitive che un paziente con lesioni frontali può presentare è preferibile descrivere separatamente i due principali aspetti della sindrome.

I Disturbi del Comportamento e delle Emozioni

Il quadro clinico della Sindrome Frontale è costituito da un insieme di modifiche nella sfera affettiva e nella condotta sociale. Attraverso la descrizione di numerosi casi singoli e di gruppi di pazienti, si è consolidata la nozione che il “paziente frontale” sia caratterizzato da un comportamento fortemente disinibito oppure in alternativa apatico (inibito). Queste due varianti comportamentali sono entrambe espressione di incapacità a controllare le emozioni, tali per cui queste ultime risultano o troppo o poco vissute e manifestate.

emozioni

Comportamento Disinibito

La persona mostra un atteggiamento fatuo e giocoso, ricorre quasi compulsivamente a giochi di parole con frequenti allusioni a tematiche sessuali. La condotta assunta, in generale, risulta inadeguata rispetto al contesto. Un’altra caratteristica peculiare è l’impulsività, ossia la risposta agli stimoli ambientali senza la necessaria valutazione degli effetti delle proprie azioni. Si accompagna un’ “eccessiva spontaneità”: la persona esprime ciò che in quel momento pensa, anche se contenuti e modi possono risultare offensivi per gli altri.

Argomenti di sessualità

Disinibizione e sessualità sono aspetti spesso correlati quando si parla di:

Comportamento Apatico (Inibito)

Altre persone, all’opposto di quanto descritto finora, presentano una scarsa reattività all’ambiente, sono inerti fino a delineare profilo di apatia (scarsa motivazione e partecipazione emotiva all’ambiente), abulia (perdita di iniziativa), ipocinesia (riduzione dell’iniziativa motoria). Chi manifesta questa variante comportamentale non parla spontaneamente, ma se interrogato o sollecitato, si dimostra in grado di rispondere in maniera appropriata seppur con poche ed essenziali parole.

I Disturbi delle Funzioni Cognitive

Oltre alle manifestazioni comportamentali già descritte, nei pazienti con Sindrome Frontale si evidenzia, sul piano cognitivo, una facile distraibilità. L’attenzione si lascia facilmente catturare da stimoli irrilevanti, sia esterni (es. banale rumore o oggetto nuovo) sia interni (es. pensieri marginali che attraversano la mente). questo chiaramente implica una scarsa attitudine alla comunicazione durante una conversazione, poiché i pazienti frontali tendono a divagare su argomenti non pertinenti o a mancare di rispondere al loro interlocutore. Ulteriori difficoltà si possono registrare in altre abilità, oltre quelle attentive, tra queste vi sono: memoria, linguaggio (perseverazione di una risposta già data in precedenza), pianificazione e abilità logico-astrattive.

Curiosità

Per abilità logico-astrattive si intende la capacità dell’individuo di sviluppare ragionamento per ipotesi e  trovare soluzioni partendo da informazioni concrete. Ad esempio: “c’è il blocco del traffico in strada e ti ritrovi imbottigliato: come ti comporti?”

Funzioni Esecutive, Valutazione

Qui interviene la figura dello psicologo esperto in Neuropsicologia clinica. La valutazione neuropsicologica  per l’individuazione di deficit “frontali” legati alle funzioni esecutive può essere condotta attraverso due approcci. Si fa ricorso all’utilizzo di test psicometrici, con obiettivo diagnostico, prognostico e di elaborazione di programmi di potenziamento o riabilitativi.

riabilitazione sanitaria post lesione cerebrale

Di recente, è stata tarata su popolazione italiana una breve batteria di prove per valutare nell’insieme le capacità di controllo cognitivo e motorio: Frontal Assessment Battery (FAB). La batteria è costituita da prove di somiglianza, fluenza fonemica, programmazione motoria, istruzioni conflittuali, controllo inibitorio e dipendenza ambientale. La somministrazione dura circa 10 minuti e il punteggio è ben associato alle principali funzioni esecutive.

Parallelamente all’indagine psicometrica, vengono effettuate valutazioni del comportamento della persona e delle sue capacità di interazione con l’ambiente.

Funzioni Esecutive, Esercizi di Potenziamento

Le funzioni esecutive, così come altre abilità cognitive, possono essere migliorate ed incrementate attraverso l’allenamento quotidiano. Quali esercizi fare? Di seguito qualche semplice suggerimento a portata di lettura e di facile applicazione, utile per potenziare le nostre funzioni esecutive.

Esercizi (Parte 1)

1) Allenare la nostra attenzione e concentrazione.

2) “Scomporre” i problemi complessi in micro-problemi, in base alla categoria di appartenenza.

3) Fare previsioni sulle nostre azioni ed elaborare un eventuale “piano B”.

4) Scrivere una lista delle cose da fare in ordine di importanza/urgenza. Usare il metodo della gerarchia! Chiaramente, lo si farà considerando un margine di tempo realistico per portarle a termine.

5) Fare un check per verificare di averle eseguite tutte.

6) Gestire le emozioni.

7) Mantenere un buon livello di motivazione.

benessere cognitivo

Esercizi (Parte 2)

8) In situazioni di confusione o incapacità di prendere decisioni (decision making), creare una lista dei pro e dei contro. Insomma, usa il metodo della bilancia: da che parte pende di più?

9) Provare a guardarsi dall’esterno per valutare come si sta agendo. Usare una sorta di “dialogo interiore” per monitorare il proprio operato e stabilire se continuare o modificare il comportamento.

10) Dare spazio nella propria vita alle relazioni sociali: i legami con gli altri favoriscono il dinamismo e la plasticità cerebrale.

11)Lasciarsi andare ad un pizzico di umorismo! Alcune ricerche ci suggeriscono che ridere promuove uno sviluppo sano del cervello e delle sue funzioni.

Pillola Scientifica

Non dimentichiamoci che il nostro cervello gode di una proprietà “magica”: la neuroplasticità. Essa consente al cervello di modificare la propria struttura e il proprio funzionamento in risposta all’attività e all’esperienza mentale.

Queste piccole accortezze potrebbero non solo mantenere allenate  le tue funzioni esecutive, ma influire positivamente in molti più ambiti. Dai una svolta alla tua vita!

Per concludere, come già emerso dalla letture di queste righe, si ribadisce l’importanza delle funzioni esecutive e la necessità di mantenerle in ottima forma! Solo agendo in questa direzione e secondo i consigli sopra dispensati, sarà possibile sperimentare una migliore condizione di benessere cognitivo, performance e qualità di vita.

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