Bullismo e Immagine Corporea: Quali Danni?

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In questo articolo, proseguiamo la nostra rubrica sul bullismo: un fenomeno ormai largamente noto ma tutt’oggi irrisolto. Uno degli aspetti centrali del fenomeno ha proprio a che vedere con il corpo, che è sempre più al centro della nostra attenzione e che deve seguire standard normativi. Il corpo non è solo un involucro al quale, spesso, non concediamo attenzioni.

È piuttosto un custode vulnerabile che merita di essere trattato con delicatezza da sé stessi e anche dagli altri. Infatti, nella costruzione di una solida e sana immagine corporea, il rapporto che il nostro corpo vive con la nostra mente e con le persone che ci circondano è fondamentale.

Tipologie di Bullismo

Il bullismo è un comportamento aggressivo e ripetitivo perpetrato intenzionalmente ai danni della vittima prescelta. Le tipologie di comportamento possono essere molteplici.

  • Il bullismo può essere fisico, con azioni come spingere, graffiare, tirare i capelli, malmenare, rubare oggetti altrui. Può anche essere verbale con un linguaggio atto a minacciare, insultare e offendere.
  • Oppure di carattere psicologico, attraverso pettegolezzi, maldicenze ed esclusione sociale.
  • Infine, c’è anche quello sessuale, con commenti o gesti che umiliano in riferimento a caratteristiche fisiche sessuali o attività di tipo sessuale.

Può avvenire in tantissimi modi e colpire svariati “punti deboli” della vittima designata. Tra questi, il bullismo può essere specificatamente rivolto al corpo, manifestandosi sia con attacchi fisici che verbali.

Che cos’è il corpo?

Il corpo è molto più di un mero “contenitore”. Anche se spesso cerchiamo di ignorarlo, fare finta che non esista e diamo per scontato il fatto che resta sempre com’è (cioè, in salute e nelle sue piene potenzialità), è importantissimo nella nostra vita tanto quanto è fragile. Questa importanza non è solamente fisica, nel senso di sorreggere tutto il nostro essere e permetterci di svolgere ogni attività pratica. Ma il corpo è essenziale anche in relazione alla nostra salute mentale. Infatti, il rapporto che instauriamo con “lui” va a creare quella che è la nostra immagine corporea.

Ecco cosa riporta Galimberti, sul Nuovo dizionario di psicologia. Psichiatria, psicoanalisi neuroscienze (2006), alla voce immagine corporea: 

È la rappresentazione che ciascuno ha del proprio corpo e che mette capo a quello che Paul Schilder definisce “schema corporeo”, a proposito del quale scrive: “Il modello posturale del nostro corpo non è un’entità fissa e statica, ma è una continua attività interna di autocostruzione e autodistruzione, ossia vive continuando a differenziarsi e a integrarsi. […] Il modello posturale del nostro corpo è correlato con quello dei corpi altrui” (1935, p. 40; v. Corpo, § 1). Paul Rozin e Aprii Fallon sottolineano come l’autostima che il soggetto ha di sé stesso influenza l’immagine del proprio corpo, e in proposito scrivono che “tra tutti i modi che le persone hanno di pensare a sé stesse, nessuno è importante come l’immagine che hanno del proprio corpo. Il modo in cui vediamo i nostri corpi è un riflesso della nostra autostima. È soggetto alla stessa deformazione psicologica della percezione del sé e a sua volta condizionerà il modo che abbiamo di vedere noi stessi” (1988, p. 342). La realizzazione dell’immagine corporea dipende dall’integrità del sistema nervoso, per cui si possono avere disturbi dell’immagine corporea nell’autotopoagnosia, nell’anosognosia, nell’arto fantasma degli amputati (v. somatoagnosia), oppure in presenza di disturbi di natura psicogena, come nelle allucinazioni cenestesiche dove il soggetto può percepire modificazioni di qualità o di dimensioni relative a una parte del corpo o al corpo intero (v. cenestesia, § 2)»

[cfr. Galimberti U. (2018), Nuovo dizionario di psicologia. Psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze (2006), Feltrinelli, Milano].

Io, il mio corpo e gli altri

L’immagine corporea (insieme all’immagine di sé, all’autostima ecc.) costituisce ciò che siamo ai nostri occhi, ovvero il modo in cui ci vediamo e, globalmente, come ci sentiamo. È importante quindi avere un buon rapporto con il nostro corpo, accettarlo, stimarlo e curarlo. Questo rapporto dipende in parte da noi ma anche dal rapporto che instauriamo con gli altri.

Infatti, esiste un costrutto definito come Sé sociale (uno dei tre costituenti del Sé secondo, per es., William James). Questo Sé riguarda il modo in cui costruiamo l’immagine di noi stessi attraverso il contatto che abbiamo con gli altri. Se il contatto è positivo, quindi riceviamo dei complimenti su come appariamo (“che bei capelli che hai!”, “mi piace proprio tanto il colore dei tuoi occhi”, “adoro la forma delle tue gambe”, “ammiro la tua forza fisica”), allora questo confronto sociale aiuta il nostro Sé sociale a crescere “bene”.

Se, al contrario, malauguratamente abbiamo a che fare con persone per niente delicate (come sono soliti essere i bulli), potremmo ricevere insulti invece che complimenti. Per esempio: “come sei grassa!”, “guarda che gambe esageratamente lunghe che hai, fanno impressione!”, “sei debolissimo”, “le tue mani hanno una forma inguardabile”. Tutti questi attributi negativi, soprattutto se ricevuti durante il periodo scolastico in cui la propria autostima tende a vacillare, possono nuocere gravemente alla salute mentale.

Insicurezze

La maggior parte degli adolescenti non ha ancora sviluppato – in età scolastica – una personalità ben definita, con autostima abbastanza solida e una costruzione del Sé conclusiva. Quindi, nella fase della crescita, non si hanno ancora dei “mattoncini” abbastanza stabili, atti a difenderci da chi prova a farci crollare. Tutte queste interazioni spiacevoli con gli altri – soprattutto coi bulli – possono pertanto influenzare in modo impattante la crescita di quella persona nello specifico.

Si può crescere mantenendo la convinzione di avere delle gambe inappropriatamente lunghe, di essere fisicamente deboli, di avere delle mani deformate. Spesso tutto questo non corrisponde al vero e si generano una svariata serie di complicazioni (come il dismorfismo). Oppure ci si convince di non essere belli/e, di non essere attraenti e ci si sente perennemente insicuri nel proprio rapporto con l’Altro.

«Ma le mie intenzioni erano buone…»

Il corpo è qualcosa di profondamente delicato. Parallelamente, lo è anche l’immagine corporea che ne abbiamo. Esattamente come dovremmo rispettare la nostra personalità e tutto il resto del nostro mondo interiore, dovremmo avere anche un rispetto sacro per il nostro corpo e quello altrui. Non ci si dovrebbe mai permettere di fare osservazioni sulla corporeità di chi ci circonda. Questo vale anche quando si hanno buone intenzioni. Infatti, spesso ci si riferisce a chi è troppo magro o troppo grasso dando dei consigli spiccioli del tipo: “come sei magro, mangia un po’ di più!” oppure “sei ingrassata tantissimo, cerca di fare una dieta ipocalorica”.

Il punto sacrale è che, laddove queste affermazioni corrispondano al vero – perché non sempre è così – rivolgersi così al corpo altrui non solo non aiuta ma è addirittura controproducente. La scarsa assimilazione di peso o, al contrario, l’eccesso di peso sono spesso realtà che hanno anche una dimensione sociale. Non conoscendo i dettagli della sensibilità altrui e tutte le dinamiche che coadiuvano fino al raggiungimento di quello stato, sarebbe ideale evitare qualsiasi tipo di commento od osservazione. Sfortunatamente serve ancora ripeterlo: le parole sono importanti. L’impatto che quello che diciamo e ascoltiamo ha sulla nostra salute mentale e fisica è elevatissimo.

Avvicinarsi al proprio proprio e a quello dell’altro

Gancitano e Colamedici descrivono il corpo come “il custode vulnerabile” (cfr. Gancitano M., Colamedici A., Botanica della meraviglia. Coltivare lo stupore alla fine del mondo, Harper Collins, Milano 2025). Tendiamo a notarlo solo quando non funziona. Quando tutto va bene, il corpo sembra quasi essere invisibile e impercettibile ai nostri occhi. Viviamo in una dimensione di trasparenza corporea dove dimentichiamo di avere un corpo. Quando poi, improvvisamente, arriva un crampo addominale o un forte mal di testa, il corpo irrompe nella coscienza come presenza scomoda. Il corpo emerge nel dolore.

Nell’epoca dell’iperproduzione capitalistica, il corpo è continuamente messo sotto sforzo, deve dimostrare di essere utile e servire sempre a qualcosa, producendo senza freno. Ma il corpo viene liberato nel momento in cui gli si concede di essere semplicemente materia viva, in continua trasformazione. In sostanza, significa concedere tregua al proprio corpo, allontanarsi dall’ossessiva ricerca della perfezione e iniziare a guardarlo con dolcezza e tenerezza.

Corpo e Memoria

Con la scoperta della memoria procedurale – cioè, una sorta di memoria muscolare – è venuto fuori che anche il corpo è custode di memorie. Ha una memoria individuale ma anche collettiva. Nel libro Il corpo accusa il colpo di Bessel van der Kolk si mostra come il corpo rappresenti un archivio involontario delle esperienze che la coscienza non riesce a elaborare. Il corpo trattiene il trauma ma diventa anche il mezzo attraverso cui queste memorie possono essere trasformate. Il corpo finisce per diventare luogo della ferita e della guarigione.

Insomma, possiamo concludere che, avendo il corpo una tale centralità nella nostra esistenza, diventa essenziale educare alla sensibilità alla propria e all’altrui corporeità. Questo significa attenzionare gli atti di bullismo a scuola ma anche le persone “in buona fede” in qualsiasi altro contesto quotidiano. Non possiamo accettare che il nostro corpo venga attaccato e dobbiamo ricostruire l’educazione affinché siano centrali delicatezza e rispetto.

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