Indice
Da sempre sentiamo parlare di bullismo ovunque, soprattutto a scuola. È ormai risaputo che il fenomeno causa non pochi problemi contribuendo all’insorgenza di disagio psicologico fino ad arrivare alla dimensione più tragica, il suicidio. Eppure, nonostante tutte le attività di divulgazione e gli interventi di esperti di alta competenza, il fenomeno non smette di esistere. Tende a cresce, per lo più.
Ma il bullismo esiste solo a scuola? No, non è una prerogativa scolastica e non dovremmo parlarne solo tra quelle quattro mura. Dovremmo provare, invece, a osservarlo e sradicarlo anche al di fuori. Andando oltre retorica e ipocrisia, sembra arrivato il momento di prendere in mano la situazione: non basta repostare gli articoli di cronaca sui social, ma serve evolvere il modo in cui viviamo e condividiamo il mondo con chi ci circonda.

E se il bullo fossi proprio tu?
Le notizie di cronaca continuano a destare stupore: nel 2025 il bullismo continua a mietere vittime. Non stiamo parlando di un “mostro oscuro” indipendente da noi, ma di un fenomeno costruito lentamente con le nostre mani. Tutti e tutte abbiamo sentito parlare di bullismo in varie fasi della nostra vita, ma talvolta rimaniamo stupiti dalle conseguenze tragiche, primo tra tutti il suicidio.
Eppure, avrete forse notato, che le stesse persone che ricondividono articoli sui social, ribadendo quanto sia importante cambiare atteggiamento e aumentare la sensibilità nei confronti dell’Altro, sono le prime a giudicare. Sono le stesse persone che vedono esibirsi un ragazzo in tacchi e gonna e scoppiano a ridere, lasciandosi andare ai commenti più cattivi e disparati, le stesse che prendono in giro i ragazzi che indossano qualcosa di rosa o che mettono lo smalto, che additano le ragazze in carne o che, a detta loro, non rispecchiano i criteri dell’essere “femminili”. Potremmo continuare all’infinito ma questi esempi dovrebbero bastare per intenderci.
La contraddizione, in sé, non è una colpa. La psicologia sociale ci spiega chiaramente che tendiamo ad apprezzare ciò che è simile a noi e ci è familiare rispetto a ciò che percepiamo come distante e che, in qualche modo, spezza le nostre più recondite convinzioni. Se ti stanno tornando in mente i bias cognitivi, beh, stiamo parlando proprio di loro!
Non è tutto “giusto” ciò che luccica
Ecco, il problema sta proprio qui! Quando siamo convinti che qualcosa sia giusto, non ci rendiamo conto che spesso preservare questo “giusto” significa portare avanti atteggiamenti scorretti, discriminanti, inappropriati e insensibili. Questo spesso significa essere un bullo! Non stiamo parlando dei fantomatici “leoni da tastiera” che usano i social come pozzo di insulti e cattiverie, ma di chiunque.
Non è una colpa se percepisci che la tua mente reagisce istintivamente così, ma è tua responsabilità notarlo! Imparare a essere consapevole e a frenare reazioni ingenue, che possono creare danno a chi ti circonda.
Non voglio più essere bullo!
Non vuoi essere un bullo/una bulla? Buono a sapersi! Alla tua volontà dovresti aggiungere degli atti pratici che facciano in modo che tu non lo sia davvero. Da dove iniziare? Anche se la cultura viene da sempre sottovalutata («Ah, con la cultura non si mangia mica!»), è proprio lei lo strumento attraverso cui aumentare il nostro livello di consapevolezza e, di conseguenza, la sensibilità e l’apertura della nostra mente.

Informarsi, leggere, guardare documentari e serie tv, cercare informazioni che ci spingano a mettere in dubbio le nostre convinzioni più radicate. Questo ci aiuta a considerare l’esistenza di qualcosa e qualcuno/a di diverso da noi: eccola la chiave di volta per un atteggiamento pronto ad accogliere chiunque. Facile? Per certi aspetti sì, non implica il dover scalare l’Everest. Per altri versi, richiede tempo, capacità di mettere in pausa la propria voce a favore di ascoltare voci altrui. Non si tratta di niente di impossibile ma fatichiamo (quasi) tutti/e a farlo davvero.
Come scrive la linguista Beatrice Cristalli,
«L’atteggiamento che adottiamo nei confronti delle parole racconta come ci poniamo nei confronti del mondo, delle persone e anche di noi stessi. In ebraico dabàr (“parola”) […] significa non a caso “evento” e si riferisce al fatto che esiste un rapporto imprescindibile tra parola e realtà. Queste due sfere si contaminano a vicenda. Ed è proprio lì, in quel preciso punto di scambio, che abbiamo il privilegio di restare. Se ci va»
(Beatrice Cristalli, Parla bene, pensa bene. Giunti Editore S.p.a. / Bompiani, Milano 2022, p.14).
E allora oggi vogliamo iniziare con voi lettori, valutando alcune tematiche che potrebbero ampliare i vostri orizzonti e frenare eventuali commenti sarcastici, offensivi, laddove potreste trovarvi in situazioni che per voi non rappresentano la norma cui siete abituati.
Identità
Innanzitutto, che cos’è l’identità? Con cosa entriamo in contatto quando ci interfacciamo con un’altra persona?
Cristalli (cfr. Beatrice Cristalli, Parla bene, pensa bene. Piccolo dizionario delle identità, Giunti Editore S.p.a. / Bompiani, Milano 2022, pp. 16-17) la rappresenta come il punto di incrocio tra espressione di genere, identità di genere, orientamento romantico, orientamento sessuale, ruoli di genere, sesso.

Ecco, quando ci avviciniamo a qualcun altro, andiamo incontro a un complesso intreccio di variabili che si incrociano creando qualcosa di unico. È quindi facile supporre che ognuno/a di noi sia diverso/a dall’altro/a e, se vogliamo convivere pacificamente e dignitosamente, non possiamo che prepararci ad accogliere il dissimile. Dunque, conoscere il più possibile ognuna di queste dimensioni dell’identità ci consente, da un lato, di adottare una prospettiva volta all’inclusività e, dall’altro, anche di comprendere le varie sfumature dell’odio, della discriminazione e della paura. Vediamole più nello specifico, citando le parole di Cristalli.
- Espressione di genere: L’insieme degli aspetti attraverso cui una persona presenta agli altri il proprio genere.
- Identità di genere: Il genere a cui un individuo sente di appartenere; rientra nella sfera della percezione che ciascuno ha di sé.
- Orientamento romantico: La direzione dell’attrazione romantica, cioè quella che ci spinge a instaurare con una persona di un certo genere una relazione romantica, affettiva, e non necessariamente sessuale.
- Orientamento sessuale: La direzione dell’attrazione sessuale, erotica.
- Ruoli di genere: L’insieme di norme e aspettative che una società costruisce nel tempo intorno al genere.
- Sesso: Come una persona è definita dagli organi genitali esterni e interni, dai cromosomi sessuali e dagli ormoni.
Conoscevi già questi termini e le rispettive differenze? Dopo questa rassegna, a cui ne seguiranno presto altre, concludiamo con le parole di Francesco Cicconetti:
«Informiamoci sempre, accettiamo di non sapere anche quando ci sembra di sapere già tutto» (cfr. F. Cicconetti, Introduzione in Beatrice Cristalli, Parla bene, pensa bene. Piccolo dizionario delle identità, Giunti Editore S.p.a. / Bompiani, Milano 2022, p. 9).





