Wonder, film del 2017 diretto da Stephen Chbosky e tratto dal romanzo di R. J. Palacio, segue August “Auggie” Pullman, un bambino con differenze facciali che entra per la prima volta in una scuola frequentata da molti coetanei. Non è soltanto una storia sulla capacità individuale di superare gli ostacoli: il film parla soprattutto di come compagni, insegnanti e famiglia scelgano di comportarsi davanti a chi viene percepito come diverso.
Approfondimento
Il problema non è essere diversi
Auggie desidera le stesse cose di tanti bambini: trovare amici, partecipare alle attività, essere riconosciuto per i propri interessi. Ha anche una grande passione per lo spazio. Il film mostra che spesso la difficoltà nasce dalle reazioni delle persone intorno a lui, dagli sguardi insistenti alle esclusioni e alle prese in giro.
Una delle slide Instagram originali usa l’espressione “vita normale”. È preferibile non assumere che una differenza fisica impedisca di per sé di avere una vita piena. L’accesso alla scuola, la protezione dalle discriminazioni e la qualità delle relazioni sono questioni sociali e ambientali, non soltanto caratteristiche individuali.
Bullismo: quando il gruppo diventa parte del problema
In situazioni di bullismo, la condotta di chi aggredisce conta, ma conta anche ciò che fanno gli osservatori: ridere, rimanere in silenzio, prendere le distanze oppure intervenire. Il film permette di discutere proprio questo aspetto della vita scolastica.
Essere gentili non basta come slogan. Servono regole condivise, adulti disponibili ad ascoltare e la capacità di riconoscere comportamenti ripetuti di umiliazione o isolamento. Il sostegno al bambino non dovrebbe trasformarsi nell’aspettativa che debba essere sempre lui a dimostrare coraggio e resilienza.
L’empatia non è pietà
La empatia non consiste nel provare commiserazione verso Auggie, né nel decidere al posto suo cosa sia meglio. Significa considerare il suo punto di vista, trattarlo come una persona con desideri e competenze proprie e riconoscere gli effetti concreti delle nostre azioni.
Uno dei punti di forza di Wonder è mostrare anche gli altri personaggi, ciascuno con paure, imbarazzi, interessi e difficoltà. Questo non relativizza il bullismo, ma impedisce una divisione troppo semplicistica tra persone completamente buone e persone completamente cattive.
La responsabilità della scuola e della famiglia
La famiglia di Auggie offre un sostegno importante, ma il percorso scolastico non può dipendere soltanto dalle risorse personali dei genitori. Gli insegnanti e i compagni contribuiscono a costruire un contesto nel quale sentirsi rispettati. La qualità dell’inclusione si misura meno nelle dichiarazioni di principio e più nella quotidianità: come si reagisce a una battuta crudele, chi viene coinvolto nei giochi, chi viene lasciato solo.
Wonder è quindi un buon punto di partenza per parlare di immagine corporea e bullismo senza ridurre Auggie alla sua condizione fisica o utilizzare il suo percorso come una lezione morale obbligatoria.
Fonti e approfondimenti
- Walden Media — scheda ufficiale di Wonder
- Psicocultura — Bullismo e prevenzione
- Psicocultura — Empatia
Il film è un’opera narrativa: le sue scene non sostituiscono una valutazione individuale della situazione di un bambino.
Testo nelle immagini Instagram (4)
- Immagine 1
Psico Film. Wonder (Stephen Chbosky, 2017).
- Immagine 2
August «Auggie» Pullman è un bambino di 10 anni con tanti sogni e altrettante abilità. Vuole diventare un astronauta e andare nello spazio, perché è convinto che lassù nessuno potrà obiettare sul suo aspetto «diverso».
- Immagine 3
Auggie ha una malformazione cranio facciale, causata dalla sindrome di Treacher Collins, che gli impedisce una vita normale. Ha subito numerosi interventi chirurgici e per paura della reazione degli altri bambini, non è mai andato a scuola in vita sua. Ma è giunto il momento…
- Immagine 4
Vuoi saperne di più? Dai un occhio al trailer. Trovi il link in descrizione. Psicocultura.



















