Perché un bambino può considerare una regola assoluta mentre un altro si domanda se sia giusta? Jean Piaget ha affrontato questa domanda studiando come cambia il giudizio morale nel corso dello sviluppo. Il suo interesse non riguardava soltanto l’obbedienza: voleva comprendere come i bambini arrivano a considerare intenzioni, conseguenze, reciprocità e accordi con gli altri.
Approfondimento
Che cosa significa sviluppo morale per Piaget?
Nel libro Il giudizio morale nel fanciullo (1932), Piaget osserva che il modo in cui un bambino interpreta le regole non rimane identico nel tempo. La comprensione della morale si costruisce nel rapporto con gli adulti e con i coetanei, mentre maturano linguaggio, capacità di ragionare e possibilità di mettersi dal punto di vista altrui. Questa prospettiva è collegata alla sua più ampia ricerca sullo sviluppo cognitivo.
Le presentazioni divulgative talvolta riassumono il modello in tre momenti: una fase premorale, una morale eteronoma e una morale autonoma. È una sintesi utile, purché non diventi una tabella per giudicare ogni bambino in base alla sola età.
Dalla morale eteronoma alla morale autonoma
Nella morale eteronoma la regola appare soprattutto come qualcosa che viene dall’esterno, in particolare dall’autorità adulta. Il bambino tende a considerarla poco modificabile e può dare grande peso alla punizione o al risultato visibile di un’azione. Nella morale autonoma acquista spazio il riconoscimento che le regole possono essere discusse e concordate, e che per valutare un comportamento contano anche le intenzioni e le circostanze.
Immaginiamo due situazioni: una persona rompe per sbaglio diversi bicchieri; un’altra ne rompe uno mentre cerca deliberatamente di prendere qualcosa di vietato. Giudicare esclusivamente il numero dei bicchieri rotti è diverso dal domandarsi che cosa volesse fare ciascuno. Piaget utilizzò dilemmi di questo tipo per studiare il ragionamento morale, non per stabilire un test da applicare a casa.
Perché contano le relazioni tra pari?
Piaget attribuiva un ruolo decisivo alla cooperazione tra bambini. Con un adulto le regole possono essere vissute come imposte da chi ha più potere; in un gioco tra coetanei emerge invece la necessità di negoziare, spiegare, ascoltare obiezioni e mantenere accordi reciproci. La possibilità di confrontarsi favorisce una comprensione della giustizia meno dipendente dalla sola autorità.
Questo non significa che gli adulti debbano rinunciare a porre limiti: sicurezza, responsabilità e rispetto restano necessari. Significa piuttosto che spiegare il senso di una regola e lasciare, quando possibile, spazio alla partecipazione è diverso dal pretendere obbedienza senza dialogo.
Le età sono indicative, non scadenze
Associare rigidamente ogni passaggio a un compleanno sarebbe fuorviante. Lo sviluppo morale non procede come un interruttore acceso o spento; dipende dal tipo di situazione, dalle relazioni, dalla cultura e dall’esperienza. Ricerche successive hanno inoltre mostrato capacità di aiuto e sensibilità alle intenzioni già nei bambini piccoli, complicando le interpretazioni più schematiche del modello storico.
La teoria di Piaget resta importante soprattutto come invito a studiare come si ragiona su una regola, non soltanto se la si rispetta. Può essere letta accanto ai temi dell’identità e della costruzione di sé, ricordando che comprendere ciò che è giusto e comportarsi sempre di conseguenza non sono la stessa cosa.
Fonti e approfondimenti
- Treccani — Jean Piaget, opere e sviluppo del pensiero
- Università di Ginevra — Il giudizio morale nel fanciullo (1932)
- Encyclopedia of Child Behavior and Development — Piaget’s Theory of Moral Development
- Children’s early helping in action — ricerca e teoria piagetiana
Testo nell’immagine Instagram
- Immagine 1
Se un individuo è intellettualmente passivo, non riuscirà ad essere libero moralmente. JEAN PIAGET



















