Olimpiadi Moderne: Una Storia di Vicinanza

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Le gare olimpiche hanno catturato anche la tua attenzione nel corso degli ultimi giorni? Probabilmente segui le Olimpiadi da quando ne hai memoria ma non ti sei mai chiesto/a qual è la storia delle Olimpiadi moderne. In questo articolo, ripercorreremo la storia delle Olimpiadi sottolineando l’obiettivo primario che queste gare sportive hanno portato avanti nel corso dei decenni.

È il sociologo tedesco Elias il primo a usare il termine sportivizzazione per indicare quel rinnovamento che ha, col tempo, trasformato molti dei giochi popolari del passato, praticati solo per mero divertimento, in vere e proprie pratiche di competizione disciplinate e messe in atto davanti a un pubblico numeroso di spettatori.

La sportivizzazione favorisce dinamiche di coesione sociale, rifiuta l’aggressività adottando sanzioni e regole e spingendo verso un rapporto armonioso tra individuo e società. Insomma, praticare sport seguendo delle regole e imparando a rispettare i ruoli aiuta ad assimilare l’importanza della disciplina e ci insegna a stare al mondo rispettando anche chi ci circonda.

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Cos’è lo sport

Lo sport è un’attività sociale, inserita a pieno nella quotidianità, e come attività sociale riveste un ruolo rilevante nell’andare a determinare e influenzare la natura delle relazioni sociali che intessiamo. Da un punto di vista sociologico, lo sport è visto come uno dei più imponenti fenomeni culturali del Novecento.

È infatti durante il Novecento che prendono piede i primi eventi sportivi internazionali, come i mondiali di calcio e le Olimpiadi. Ed è proprio per i Giochi Olimpici Invernali che l’Italia è al momento in pieno fermento! Ma qual è la storia dietro questo evento di tiratura internazionale?

Nel periodo che va dal 1892 al 1894, il barone di Coubertin pone le basi per la rinascita delle Olimpiadi. Pierre de Coubertin, dirigente sportivopedagogo e storico francese, capì l’importanza e il forte impatto che lo sport poteva avere sulle masse. La gara olimpica permetteva, da un lato, di vedere le nazioni gareggiare e, quindi, assecondava la tendenza alla nazionalizzazione. Dall’altro, concedeva anche la rarissima possibilità di far stare insieme più nazioni e, pertanto, più persone solitamente molto distanti fisicamente tra loro.

Il barone sperava che questa vicinanza pacifica, fatta, sì, di competizione e sfida ma anche di regole e rispetto, permettesse ai vari popoli di imparare a stare pacificamente insieme. Pertanto, vi è un collegamento profondo tra politica e sport. Sport e democrazia liberale apparivano agli occhi del barone come un connubio ideale contro l’oppressione e il conflitto.

Le prime Olimpiadi moderne

Fu così che il 25 novembre del 1892, dopo un lavoro di circa un anno e mezzo, che ha riunito un importante Congresso mondiale dell’Educazione fisica, il barone di Coubertin annunciò per la prima volta il ripristino dei Giochi. Dal 5 al 15 aprile del 1896 si svolsero le prime Olimpiadi moderne ad Atene. I giochi furono solennemente aperti dal re Giorgio I in presenza di settanta mila spettatori, quattordici nazioni e 241 atleti.

È proprio durante questo Congresso di Parigi che viene creato il Comitato Internazionale Olimpico (CIO) con lo scopo di propagandare l’idea olimpica nelle varie nazioni di appartenenza dei membri e di organizzare la partecipazione del proprio paese ai successivi Giochi. È quindi a Parigi che prende forma quell’organizzazione (CIO, Federazioni internazionali, CNO) destinata a guidare fino ad oggi il movimento sportivo internazionale con collegamenti in ogni nazione del mondo.

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Aspettative deluse

Coubertin e tutti i suoi successori avevano stabilito che pace e comprensione tra i popoli dovevano essere uno degli obiettivi principali dei giochi rinnovati. Questo perché le Olimpiadi hanno la capacità di disfare i confini nazionali, dando la possibilità alle squadre di tutti i paesi e di tutte le discipline di incontrarsi in modo pacifico sui campi di gioco nel medesimo luogo e contemporaneamente.

La vera battaglia, secondo lo spirito olimpico, andrebbe pertanto combattuta sui campi di gioco e non tra le varie classi, né tantomeno sui campi di battaglia tra le diverse nazioni. La Prima guerra mondiale, malauguratamente, dimostra la sconfitta delle illusioni cosmopolite del barone rispetto alle capacità dell’olimpismo di riunire i popoli e assicurarne la pace.

Fiaccola e purificazione

Coubertin riprende alcuni simboli delle olimpiadi antiche, a connotazione religiosa, e li trasforma con l’intento di impregnarli di nuovi significati, sempre legandoli all’obbiettivo di incentivare lo spirito di pace tra i popoli. Ricordiamo che i Giochi antichi si sono svolti nel corso di circa dodici secoli dal 776 a.C. al 393 d.C.

Facendo riferimento al passato, ricordiamo per esempio le corse con la fiaccola olimpica da parte delle squadre. Nella Grecia antica il loro significato era strettamente religioso e il fuoco veniva trasportato in segno di sacrificio. Coubertin, invece, trasforma la natura religiosa del rito antico dedicato a Zeus in una «religio athletae» con il compito di ispirare tutti i partecipanti moderni. Durante il rito, infatti, l’atleta deve giurare lealtà e abnegazione.

Dalla discriminazione all’incontro

L’ideologia discriminatoria dei giochi antichi viene del tutto (o quasi, come vedremo) messa da parte da Coubertin. L’olimpiade, almeno secondo il dettato di Pierre de Coubertin, è essenzialmente un incontro tra persone che, nel villaggio olimpico, portano il loro contributo di origini, esperienze, conoscenze, per realizzare una fraterna comunione. I cinque cerchi, uno per continente, intrecciati nella bandiera olimpica rappresentano proprio questa unione pacifica tra i vari paesi del mondo.

Celebre la frase passata alla storia e associata al barone: «L’importante nella vita non è vincere, ma partecipare». L’importanza di partecipare è intesa nel senso di un rispetto delle regole: partecipante lodevole è colui che non cerca di avvantaggiarsi in qualunque modo non previsto dalle regole, ma che gioca onestamente rispettando le norme dello sport e gli altri partecipanti.

A prescindere dalle guerre insorte e da quelle aspettative molto idealiste di de Coubertin, va riconosciuto il merito innegabile del barone di aver saputo promuovere interesse ed entusiasmo per lo sport, favorendo l’internazionalismo e la ricerca della pace attraverso la comunicazione e l’incontro dei popoli.

Olimpismo

Solo nel 1990 il CIO articolerà per la prima volta nella Carta Olimpica una definizione ufficiale: «L’olimpismo è una filosofia di vita, esaltante e combinante in un insieme equilibrato le qualità del corpo, della volontà e della mente. Legando lo sport alla cultura e all’educazione, l’Olimpismo si vede creatore di uno stile di vita fondata sulla gioia dello sforzo, il valore educativo di buon esempio e il rispetto dei principi etici fondamentali universali».

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Episodi infelici

Non mancano degli episodi “tristi” e non esattamente in linea con il pensiero di integrare e unire del fondatore delle Olimpiadi moderne. Sin dal rinnovamento, Coubertin aveva progettato che i Giochi del 1904 fossero attribuiti agli Stati Uniti con lo scopo di internazionalizzare il più possibile la nuova istituzione.

Ma questi Giochi furono soprannominati i «Giochi della vergogna e del disonore» per aver precluso la partecipazione agli americani di colore. Roma (in omaggio alla classicità) fu designata per i giochi del 1908 con l’entusiasmo di Coubertin, ma la città ritirò la propria disponibilità non sentendosi pronta a gestire un evento di tale portata. E così, quell’anno i giochi si tennero a Londra.

Gli inglesi modernizzarono i Giochi e, per la prima volta, ben ventidue nazioni (millecinquecento atleti in marcia) sfilarono sotto il segno delle proprie bandiere, con duemilatrentacinque concorrenti nello stadio.

Il mito di Stoccolma

I Giochi olimpici del 1912 si tennero a Stoccolma. La manifestazione svedese si svolse senza esclusioni clamorose, casi di razzismo, boicottaggi e scandali di nessun genere. Proprio per questo, i Giochi di Stoccolma hanno fatto la storia come esempio positivo. Sarà anche qui che prenderà il via il Pentathlon moderno che, dal punto di vista sportivo, rappresenta la vetta più alta delle Olimpiadi.

Stoccolma, diversamente dalla maggior parte delle altre città che avevano ospitato le Olimpiadi, si mostrava totalmente coinvolta dallo spirito olimpico. La città intera partecipava alle attività, accogliendo con simpatia gli atleti provenienti da altre nazioni, richiamando l’atmosfera di Olimpia dei tempi antichi. Gli atleti riuscirono a convivere in maniera armoniosa richiamando quell’ideale di «Pax Olimpica» tanto sperato dagli organizzatori.

È proprio in questa occasione, passata alla storia come l’Olimpiade perfetta, che si concretizzano per la prima volta le finalità originarie.  Tra l’altro, si assiste anche a una crescita dei numeri con 28 Paesi rappresentati, oltre 2500 atleti che partecipano a 100 gare per 16 discipline diverse.

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Inclusione… fino a un certo punto!

L’internazionalizzazione effettivamente prende sempre più piede da un’edizione delle Olimpiadi all’altra ma Pierre de Coubertin mostra un atteggiamento misogino, rifiutando la presenza femminile durante i Giochi. Il comitato, invece, spingeva per includere anche il pubblico femminile tra gli atleti in gara. Inoltre, il barone esclude dalla partecipazione anche i popoli colonizzati e, soprattutto, spinge verso una partecipazione elitaria. Senza alcun dubbio, sfortunatamente, dobbiamo ammettere che il Movimento olimpico si inscrive in una visione borghese e aristocratica del mondo.

Curiosità

È nel 1920, durante le Olimpiadi ospitate ad Anversa, che finalmente le atlete parteciperanno in forma ufficiale ai Giochi. È sempre in questa città che appare per la prima volta la creazione di un vero e proprio villaggio olimpico, capace di ospitare tutti gli atleti e le atlete presenti alle gare. Nel 1932, l’idea del villaggio viene ripresa in modo più organizzato per i giochi di Los Angeles. A partire da questa occasione, la costruzione del villaggio olimpico diventerà obbligatoria a ogni edizione dei giochi, sia in estate che in inverno.

È durante i giochi di Amsterdam, nel 1928, che per la prima volta si programma la durata di sedici giorni come di regola ancor oggi. Sempre ad Amsterdam, i riti religiosi vengono sostituiti dall’accensione della prima fiamma olimpica, simbolo della luce dello spirito, del sapere e della vita. È a Berlino, nel 1936, che la fiamma diviene il simbolo dell’unità e della gioventù nel mondo, superando l’importanza perfino degli anelli olimpici.

Con l’inserimento della fiamma nel rituale olimpico nel 1928 e della fiaccola nel 1936, si creano simboli capaci di avere un impatto in tutto il mondo e di richiamare atmosfere di festa. Nell’ottobre del 1934, il Comitato Olimpico greco decide inoltre di organizzare la “staffetta della fiaccola” da Olimpia a Berlino.

Il programma definitivo dell’itinerario venne divulgato in cinque lingue nel giugno del 1935. Da Olimpia a Berlino, la fiaccola olimpica doveva percorrere in undici giorni e dodici notti un tragitto di 3075 chilometri. I Greci dovevano garantire la gran parte del tragitto, ovvero 1108 chilometri in Grecia, attraversando sette paesi, con 3075 tedofori che si davano il cambio.

Olimpiadi e Pedagogia

Il contenuto pedagogico delle cerimonie olimpiche è stato molto attenzionato da parte di Coubertin. Il cerimoniale olimpico possedeva un importante contenuto pedagogico per l’umanità perché permetteva l’insegnamento del “fair-play” e trasmetteva l’importanza della comunione.

Tra alti e bassi, intuizioni e invenzioni all’avanguardia ed esclusioni, è in dubbio, però, che le Olimpiadi moderne abbiano dato il via a un evento imponente, capace di riunire i popoli sotto il nome dello sport. Oggi, infatti, a partecipare alle Olimpiadi contiamo oltre 90 paesi e più di 3500 atleti e atlete che condividono l’entusiasmo per lo sport e hanno la possibilità di vivere insieme un’esperienza indimenticabile.

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