Fobia: Specifica, Sociale, Dismorfofobia, Cause e Come superarla

Fobia, paura intesa e immotivata. La maggior parte di noi ha tremendamente paura di qualcosa: aghi, insetti, ascensori, altezze… Questi sono solo alcuni esempi di oggetti e situazioni che scatenano comunemente la nostra paura. Molte persone hanno timore di fare gli esami del sangue, di trovare un ragno in camera o di prendere l’aereo. Se il sintomo è così comune e conosciuto, quello che spesso ci sfugge è il perché: come si forma una fobia? Come si fa per superarla? Ebbene, in questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande.

fobia

Fobia, Significato

La fobia è una paura intensa ed eccessiva per uno stimolo fobico, ovvero un oggetto o una situazione che scatenano un’intensa sensazione di panico. La persona è ben consapevole di avere reazioni eccessive rispetto all’oggetto della sua fobia, ma non le è possibile controllarsi: la fobia è una paura irrazionale che produce risposte psicofisiche forti ed istintive.

Solitamente quando pensiamo alla fobia ci riferiamo a delle condizioni specifiche, ma alcune volte le nostre paure assumo una forma più generalizzata. È il caso, ad esempio, della fobia sociale o dell’agorafobia. Vediamo ora quali caratteristiche deve avere la paura per essere considerata una vera e propria “fobia”.

Lo sapevi che...

Nelle fobie può essere presente l’ansia anticipatoria, fenomeno comune a diverse problematiche, come è ad esempio il caso delle disfunzioni sessuali nell’ambito della sessualità. Consiste nell’essere preoccupati già prima che l’evento accada, all’idea di quello che potrebbe succedere.

Fobia Specifica, Criteri Diagnostici

Possiamo parlare di fobia specifica quando la persona sperimenta paura o ansia marcate verso un oggetto o una situazione specifici e in modo persistente, ovvero per almeno 6 mesi. L’elemento fobico (così si chiama in gergo lo stimolo che produce questa estrema paura) provoca reazioni di paura immediata, che sono sproporzionate rispetto alla gravità del pericolo che realmente rappresenta tale oggetto o situazione. Il terrore che genera lo stimolo fobico è talmente elevato che l’individuo cerca in tutti i modi di evitare di entrarvi in contatto e, quando non gli è possibile, affronta la situazione con un’ansia tale che alle volte può arrivare ad avere un vero e proprio attacco di panico.

La paura generata dall’elemento fobico è variabile e dipende in gran parte dalla vicinanza all’oggetto stesso. Se ho una fobia per i cani, ad esempio, e ne vedo passare uno al guinzaglio con il padrone dall’altra parte della strada, proverò molta meno ansia che ritrovarmelo davanti in piena libertà. Il livello di ansia dipende, inoltre, da variabili del contesto: la presenza di altre persone “di supporto”, la durata dell’esposizione allo stimolo fobico, l’aggiunta di altri fattori di preoccupazione e così via.

Il carico emotivo generato dallo stimolo fobico è tale da indurre la persona ad evitare volontariamente, in modo attivo, tutte le situazioni in cui potrebbe ritrovare l’oggetto della sua paura. Ciò comporta, ad esempio, la modifica delle proprie abitudini di vita e la rinuncia a diverse attività che potrebbero essere in realtà piacevoli. Se ho paura di volare, infatti, mi precluderò molte mete turistiche se sono irraggiungibili con altri mezzi. Se sviluppo una grave fobia per gli ascensori, invece, sarò portato a fare anche tutte le rampe di scale a piedi. Per questo motivo la fobia può compromettere il funzionamento della persona nei vari ambiti di vita.

Fobie Specifiche, Tipologie

Fobie specifiche, quali sono? Il DSM 5 distingue le fobie specifiche in alcune macro-categorie sulla base delle caratteristiche dello stimolo fobico. È comune che una persona abbia contemporaneamente più di una fobia. In questi casi si parla di fobie multiple. Ecco le principali:

  • Animali, come ragni, insetti e cani.
  • Ambiente naturale: racchiude tutti i fenomeni e gli elementi della naturali, come temporali, lampi, acqua e altezza.
  • Sangue, infezioni e ferite: riguarda le paure relative all’ambito sanitario. Ad esempio procedure mediche invasive, aghi e prelievi.

fobia degli aghi

  • Situazionale: occasioni che riguardano attività specifiche, come prendere l’ascensore, fare un viaggio in aereo o ritrovarsi in un ambiente chiuso.
  • Altro: include tutti gli altri stimoli fobici non attribuibili alle precedenti categorie.

Le caratteristiche della fobia sono comuni ad altri disturbi che si manifestano, infatti, come intense paure e preoccupazioni in relazione a situazioni o oggetti specifici. L’elemento che in primo luogo differenzia la fobia dagli altri è il carattere di specificità per la situazione o l’oggetto fobico. Vediamo, adesso, a quali altre problematiche stiamo facendo riferimento.

Fobia Sociale

La fobia sociale si caratterizza per una fortissima ansia scatenata da tutte quelle situazioni in cui si è esposti al giudizio degli altri. La paura è anche legata alla possibilità che le altre persone si accorgano dei sintomi d’ansia e li valutino in modo negativo. Alcuni possono sviluppare una paura sociale legata alla performance. Tutto ciò porta all’evitamento sistematico delle situazioni sociali temute, come parlare o mangiare in pubblico. La fobia sociale si distingue, dunque, dalle fobia specifica di tipo situazionale perché la reazione di ansia si manifesta in un numero maggiore di circostanze.

Questa forma di fobia si ripercuote negativamente, ovviamente, sulla vita relazionale dell’individuo. Può, inoltre, compromettere la dimensione lavorativa se la performance davanti ad un pubblico è necessaria ai fini della propria professione. È il caso, ad esempio, di ballerini, cantanti, attori…

Solitamente chi soffre di fobia sociale ha una personalità timida e ritirata, con capacità assertive limitate.

fobia sociale

Disturbo Evitante di Personalità

Il disturbo evitante di personalità è una modalità globale di funzionamento che si caratterizza per inibizione a livello sociale, sensazione di essere socialmente inadeguati ed eccessiva sensibilità al giudizio negativo degli altri. Comporta l’evitamento sistematico di tutte quelle attività, personali e lavorative, che implicano contatti interpersonali frequenti. Si cercano di evitare, inoltre, tutte le situazioni a causa dell’incertezza che ne deriva, sia persone che posti e attività. Il disturbo evitante di personalità appare, dunque, un’estremizzazione della fobia sociale: i sintomi d’ansia non sono legati a singole attività, ma sono di gran lunga più pervasivi.

Per approfondire l’argomento

Altri disturbi di personalità:

Dismorfofobia

La dismorfofobia, attualmente rinominata dismorfismo corporeo, è una problematica che rientra nella categoria dei disturbi ossessivo-compulsivi. Riguarda la forte e costante preoccupazione per una parte del corpo che si ritiene “imperfetta”, quindi brutta o non attraente. Anche se ci fosse realmente un’imperfezione, l’angoscia provata è di gran lunga eccessiva rispetto al dettaglio corporeo, che è al massimo notato in modo molto lieve dall’esterno La persona con dismorfofobia passa molto tempo dietro alla sua preoccupazione: si guarda spesso allo specchio, cerca di nascondere costantemente il difetto, cerca continue rassicurazioni…

Curiosità

C’è una forma particolare di dismorfofobia: la dismorfia muscolare. Il “difetto” in questo caso specifico è legato all’inadeguata costituzione corporea in termini di massa muscolare.

Fobia Specifica, Cause

La fobia è una paura appresa. Si forma, cioè, attraverso meccanismi di apprendimento in cui la persona può essere coinvolta direttamente nella situazione ansiogena oppure esserne osservatore esterno.

Nel primo caso avviene ciò che gli autori di stampo cognitivo-comportamentale definiscono “condizionamento classico”: la persona associa uno specifico elemento a sensazioni negative di ansia. Quando stabilisce che la sua paura è prodotta da un determinato stimolo, ecco che nasce il legame “condizionato” tra stimolo fobico e risposta di attivazione psicofisica.

In altre situazioni la fobia può strutturarsi a partire dall’assistere, passivamente, ad un evento spiacevole che accade a qualcun altro. In questo caso si parla di apprendimento sociale: osservare un altro alle prese con una brutta situazione può far scattare il pensiero “e se ci fossi io al suo posto?”.

Curiosità

L’immedesimazione è una capacità peculiare dei primati, quindi dell’uomo e delle scimmie. È una funzione svolta dai neuroni specchio, o mirror neurons. Se vuoi approfondire l’argomento clicca qui.

La fobia specifica è dunque principalmente causata da eventi traumatici, vissuti in prima o terza persona, come l’essere attaccati da un animale, ritrovarsi bloccati in un luogo chiuso o vivere una forte turbolenza in aereo. Si può sviluppare una fobia anche a partire da informazioni riportate da altri o dai mass media, su eventuali incidenti o disastri naturali, sempre per il meccanismo di apprendimento sociale citato poco fa. Un’altra possibile causa della fobia è l’attacco di panico: sperimentare un’ansia molto intensa e improvvisa come quella che caratterizza gli attacchi di panico può formare un’associazione tra situazione-stimolo e sensazione di ansia.

fobia evitamento

È importante sottolineare, di nuovo, che la fobia è una paura irrazionale: la relazione tra stimolo fobico e risposta psicofisica non sempre è lineare. La paura può fissarsi, ad esempio, su un altro elemento presente in quel momento nel contesto ansiogeno e non legarsi, invece, all’oggetto centrale della situazione. Facciamo un esempio. Se sono in montagna e vengo attaccato da un orso, potrei sviluppare (logicamente) una fobia per quello specifico animale oppure (in maniera meno razionale) associare il mio stato di intensa agitazione al colore verde della vegetazione, senza ricondurre la paura all’animale.

Fobia Specifica: a che età si sviluppa?

Non sempre, tuttavia, la persona ricorda lo specifico evento che potrebbe aver generato la sua fobia. Questo può dipendere principalmente da due fattori: il trauma è stato talmente importante da essere stato “dimenticato”(in questo caso potrebbe essersi sviluppata una fobia con associazione illogica), cioè archiviato nella cosiddetta memoria traumatica, oppure una paura tipicamente infantile si è strutturata nel corso del tempo anziché scomparire spontaneamente. La domanda sorge dunque spontanea. Quando si forma una fobia?

Le fobie specifiche possono insorgere già a partire dall’età infantile, oppure svilupparsi in qualsiasi altra fase del ciclo di vita, anche in terza età. Questo accade perché le situazioni traumatiche possono verificarsi in qualunque momento della vita. La differenza sostanziale tra le fasi, tuttavia, riguarda la tipologia delle fobie. L’infanzia è un periodo caratterizzato dalla presenza di normali paure evolutive che accompagnano lo sviluppo cognitivo del bambino. In questa fase le principali paure riguardano:

  • Eventi esterni, persone o animali (buio, dottori, gatti…)
  • Creature immaginarie (mostri, fantasmi…)
  • Senso di inadeguatezza (non saper fare le cose, fare brutte figure…)

fobie infantili

Le paure infantili, particolarmente irrazionali, pian piano si riducono. Questo meccanismo è promosso sia dal confronto con le figure di riferimento, che rassicurano costantemente il bambino, sia dalla normale trasformazione evolutiva delle paure da semplici e poco logiche a più complesse e di tipo sociale. In adolescenza, se ci pensiamo, le principali preoccupazioni sono legate all’aspetto fisico e alle performance in ambito sociale.

Fattori di mantenimento della fobia

Una volta che si è sviluppata una fobia è raro che si estingua spontaneamente, a meno che non si stia parlando delle fobie infantili di cui abbiamo appena parlato. Più comunemente, la fobia specifica permane per lungo tempo e si struttura sempre di più attraverso dinamiche di rinforzo negativo. Cioè?

Come abbiamo visto prima, quando la paura per un oggetto o una situazione è particolarmente intensa, ciò determina l’evitamento volontario dello stimolo fobico. Questo meccanismo permette di sottrarsi alle sensazioni negative dell’ansia, ma allo stesso tempo consolida una strategia di coping disfunzionale per diversi motivi. In primo luogo la persona non impara come affrontare la situazione e gestire le emozioni negative; secondariamente, apprende che l’evitamento è la sua unica possibilità di fronte a specifiche situazioni; infine, sviluppa la percezione di “non essere capace” e ciò mina la sua autostima e riduce la resilienza.

Le ricorrenti preoccupazioni e gli evitamenti possono influire molto sulla qualità di vita della persona. Per questo è importante, quando si ha una fobia, imparare come gestirla. È possibile infatti superarla. Come fare? Lo vediamo adesso.

fobia dell'altezza

Fobia Specifica: come superarla

Non tutte le persone che hanno una fobia decidono di affrontarla. Ciò dipende sicuramente dall’intensità della fobia stessa, ma soprattutto dal tipo di oggetto o situazione che la scatena. Avere paura degli squali, ad esempio, è di gran lunga meno limitante del terrore per i cani: nel primo caso il problema si proporrà solamente se decidiamo di fare una vacanza al mare, mentre il cane del secondo caso è sicuramente molto facile da incontrare per strada.

Il primo step per superare la fobia è, appunto, quella di riconoscerla. Quando troviamo la giusta motivazione per affrontarla, allora possiamo rivolgerci ad uno specialista. Se non si è del settore, infatti, difficilmente si riuscirà a migliorare la propria situazione da soli.

CBT e desensibilizzazione sistematica

Il trattamento più efficace per superare la fobia è la psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), proprio perché tale disturbo è il risultato di un’associazione tra stimolo fobico e risposta ansiogena. Questo approccio, breve e focalizzato sul problema, mira ad interrompere il circolo vizioso tra l’elemento scatenante e l’attivazione psicofisica. Attraverso l’aumento di consapevolezza delle dinamiche cognitive, emotive e comportamentali alla base della fobia, è possibile sostituire gli schemi disfunzionali con altri più efficaci. La tecnica più utilizzata in questo campo è la desensibilizzazione sistematica, che si basa appunto su un processo di contro-condizionamento.

La desensibilizzazione sistematica prevede l’esposizione graduale allo stimolo temuto, in associazione all’insegnamento di modalità di rilassamento. L’obiettivo è annullare la paura dello stimolo fobico: il corpo e la mente devono re-imparare che quella specifica situazione non mette in pericolo la sopravvivenza e che, pertanto, è inutile attivare la reazione d’allarme. Per fare ciò si propone alla persona di sperimentare con gradualità la sua paura attraverso l’esposizione a situazione ansiogene poste secondo una gerarchia dalla “meno pericolosa” alla “più pericolosa”. Ogni esposizione è accompagnata dall’uso di tecniche di rilassamento corporee che permettono di mantenere una condizione di benessere di fronte all’oggetto della propria paura.

EMDR

Quando la fobia è l’esito di un trauma, può essere impiegata anche l’EMDR, acronimo di “Eye Movement Desensitization and Reprocessing”. È un approccio terapeutico particolarmente efficace per il trattamento di problematiche legate ad eventi traumatici o stressanti, quindi molto utile anche in caso di fobie. L’EMDR permette di rielaborare il ricordo traumatico attraverso la stimolazione del movimento oculare bilaterale alternato. Anche in questo caso, si compie un processo di desensibilizzazione.